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John Turturro, carisma incondizionato e un'ironia fuori dal comune

L'attore feticcio di Spike Lee e dei Coen torna in sala con Gloria Bell, il ritratto al femminile di Sebastian Lelio dove interpreta l'amante charmant e pavido della Gloria di Julianne Bell. Dal 7 marzo al cinema.
di Marzia Gandolfi

Gloria Bell

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John Turturro (John Michael Turturro) (62 anni) 28 febbraio 1957, New York City (New York - USA) - Pesci. Interpreta Arnold nel film di Sebastián Lelio Gloria Bell.
domenica 3 marzo 2019 - Focus

Mai veramente una superstar, John Turturro ha una lunga e prolifica carriera dietro di lui. Se il suo nome è poco noto al grande pubblico, la sua silhouette dinoccolata, il naso pronunciato, gli occhi ardenti e il sorriso gentile sono stati immortalati da una pletora di registi e celebrati dai cinefili del mondo. Attore caleidoscopico, ha recitato tutto. Dal gotha del cinema indipendente (Tom DiCillo, Noah Baumbach) ai blockbuster (Transformers), la sua carriera è eclettica e impressionante. Formatosi a teatro, diplomato alla Yale School of Drama, fa i primi passi al cinema in punta di piedi, ottenendo piccoli ruoli in grandi film. Figurante nel capolavoro di Martin Scorsese (Toro scatenato) nel 1980, l'autore americano gli offre sei anni dopo un ruolo in Il colore dei soldi, a cui si sommano in prestigio Hannah e le sue sorelle di Woody Allen e Il siciliano di Michael Cimino.

Ma a lanciare la sua carriera è Spike Lee. Il nuovo padre del cinema nero americano lo recluta per interpretare un piazzaiolo razzista che vive nel quartiere nero di Brooklyn in Fa' la cosa giusta. Negli anni di Bush senior, lo spettatore prendeva atto del punto di vista radicale di Spike Lee, dell'emergenza del rap, della coscienza maturata delle minoranze e dell'alba di un giovane attore italo-americano che girerà altri otto film con Lee, con cui condivide il medesimo terreno d'infanzia.
Marzia Gandolfi

Nato a Brooklyn da una cantante jazz siciliana e un muratore pugliese, John Turturro cresce nel Queens, a un passo dall'aeroporto John Fitzgerald Kennedy. E la sua infanzia ispira i suoi primi film: Mac, Caméra d'or a Cannes nel 1991 mette in scena tre fratelli italo-americani che provano ad aprire un'impresa di costruzione nei nuovi quartieri residenziali della New York degli anni Cinquanta e Romance & Cigarettes nel 2005 evoca i tormenti di una famiglia proletaria del Queens.


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In foto una scena del film Gloria Bell.
In foto una scena del film Gloria Bell.
In foto una scena del film Gloria Bell.

I galloni d'attore, Turturro li guadagna invece quasi tutti sul campo di battaglia dei Coen. A imporlo nel 1991 è Barton Fink, che vince la Palma d'Oro e gli vale il premio per la migliore interpretazione. Ma è l'adagio di Il grande Lebowski, divenuto film di culto e impostosi col 'dudeismo' come fenomeno mondiale, a restare scolpito nella memoria. L'apparizione delirante di Jesus Quintana, star latina del bowling dal passato sessuale controverso, segna per sempre lo spettatore. Sulle note dell'arrangiamento ispanico di "Hotel California" degli Eagles, mani cariche di anelli allacciano scarpe da bowling viola. Un uomo dal profilo filiforme, la divisa perfettamente assortita e i capelli trattenuti da una retina si abbandona a uno strano rito prima di lanciare. Al bordo di una pista cerata si inarca come al ralenti, avvicina la palla alla bocca e la 'collauda' con un colpo secco di lingua. Concentrato come per un duello, allunga flessuoso il corpo ed effettua il tiro con un movimento fluido, esperto, elastico. La palla scivola veloce verso i birilli e finisce la sua corsa con un superbo strike e la soddisfazione del suo lanciatore che accenna passi di danza e gesti di sfida verso i suoi avversari: The Dude, Walter e Donny. Quell'uomo è appunto Mr. NobodyFucksWithTheJesus, personaggio fantastico incarnato da John Turturro nei due minuti concessi dai Coen. E due minuti sono bastati perché il pubblico si ricordasse di lui per sempre.

La sfida vinta e quel tiro unico e perfetto non devono ingannare gli spettatori perché Turturro ha altre carte nel mazzo oltre a quella dell'eccentricità. A dimostrarlo ci sono il Primo Levi (La tregua) di Francesco Rosi e l'amante charmant e pavido che Sebastián Lelio ha scritto per lui (Gloria Bell, da giovedì 7 marzo al cinema). In coppia con Julianne Moore, già incrociata nella chandleriana Los Angeles dei Coen (Il grande Lebowski), l'attore mostra altri aspetti dell'(italo) americano, trovando una performance decisamente più sobria. Al suo Arnold, invaghito di Gloria ma incapace di sceglierla per la vita, regala lo spirito dei suoi latin lover (Gigolò per caso), distillando le piccole cose della vita alla maniera di un chimico. Star trasformista della saga Transformers, John Turturro è un 'attore mediocre' solo per finta e per Nanni Moretti (Mia madre) per cui interpreta Barry, artista americano capriccioso e mitomane, incapace di ricordare le battute del copione e ancora meno di dirle in italiano.

Per Moretti come per Lelio, Turturro scivola col suo genio abituale e un senso del burlesco fuori dal comune nei ruoli e nella pelle di personaggi che fanno rimare autori e blockbuster, il faraone di Ridley Scott (Exodus - Dei e re) e l'avvocato su HBO (The Night Of). Turturro 'fa sempre la cosa giusta', sprizzando un carisma incondizionato, un flusso di estetica caustica e di folgoranza. Ed è in questa natura inclassificabile che pesca un nuovo personaggio. Un personaggio che soffre di non essere quello che abbiamo scelto, quello che amiamo perché ogni dannata volta "scappa senza far rumore" dal letto di Gloria (Gloria Bell).


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