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Dilili a Parigi, un 'gioiello culturale' da condividere in famiglia

Michel Ocelot risale il tempo con una promenade folcloristica che conduce alla celebrazione della cultura, dello scambio e della liberazione femminile. Da giovedì 24 aprile al cinema.
di Marzia Gandolfi

Dilili a Parigi

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domenica 21 aprile 2019 - Focus

Il messaggio è potente e dialoga col mondo attuale. A sei mese dalla consegna del Nobel per la Pace a Nadia Murad, attivista irachena abusata dai soldati dell'Isis, e a Denis Mukwege, il dottore che 'ripara' le donne vittime di stupro, esce in sala il film di animazione di Michel Ocelot. Un 'gioiello culturale' lanciato contro l'oscurantismo e la misoginia. Dilili a Parigi è un film di animazione impegnato che si rivolge soprattutto ai futuri adulti. Il papà di Kirikù e la strega Karabà, il primo lungometraggio di Michel Ocelot divenuto film di culto, lo realizza dopo dodici anni di lavoro tenace sui temi che da sempre gli stanno a cuore: la civiltà, l'arte, l'umanesimo. Dietro ai disegni, una volta ancora, si solleva l'artista in collera contro la stupidità, le superstizioni, il razzismo e le troppe ingiustizie fatte alle donne. Perché Dilili a Parigi è una parabola femminista, un elogio del femminile e più specificamente umanista come sottolinea il (gran) finale: fino a quando veglieremo con spirito critico il male non potrà pronunciarsi e lo vinceremo.

Diversamente da Kirikù e la strega Karabà, il male non è giustificato. Se Kirikù trovava una spiegazione alla cattiveria della strega in una spina conficcata nella schiena che la faceva atrocemente soffrire, in Dilili a Parigi il male non ha scuse, il male è, avanza e bisogna mettersi al riparo.
Marzia Gandolfi

Come indica il titolo, la capitale francese, negli anni della Belle Époque, è al cuore di un intrigo e di un discorso politico. Dilili a Parigi è una promenade folcloristica e un'indagine poliziesca che conducono alla celebrazione della cultura, dello scambio e della liberazione femminile, incontrando gli spiriti più belli del debutto del XX secolo. Un piccolo manifesto dai colori brillanti per insegnare al pubblico più giovane che le donne non devono mai mettersi 'in ginocchio'.

All'epicentro di un mistero che scuote la città, una fanciulla indaga con l'aiuto delle straordinarie pioniere di una società patriarcale (Emma Calvé, Sarah Bernhardt, Louise Michel, Marie Curie, Camille Claudel), che incarnano magnificamente e ciascuna alla sua maniera un'idea della causa femminista. Dilili, piccola kanak meticcia abbigliata come una bambola, è stata 'spedita' a Parigi per figurare in un "villaggio indigeno", offerto allo sguardo dei parigini alla ricerca di un po' di esotismo. Nel tempo libero la bambina, che ha avuto Louise Michel come istitutrice in Nuova Caledonia, vuole scoprire le bellezze di Parigi. E Orel, un giovane uomo bello come un principe e libero come l'aria, le propone di scorrazzarla in giro sulla sua tricicletta. Ma quando una setta sotterranea di cattivi anonimi e malefici (i Maschi-Maestri) comincia a rapire le bambine ad ogni angolo della capitale con lo scopo di ridurle in schiave, il giro turistico volge in inchiesta.


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In foto una scena del film Dilili a Parigi.
In foto una scena del film Dilili a Parigi.
In foto una scena del film Dilili a Parigi.
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