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La vita come impossibilità collettiva: la carriera di Noé giunge al suo Climax

Il regista parte da un fatto di cronaca di metà anni Novanta per individuare il punto in cui qualcosa in noi tutti si è rotto. E ci dà quel che vogliamo, anche se ci fa senso il solo fatto di volerlo. Al cinema.
di Emanuele Sacchi

Climax

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Sofia Boutella (37 anni) 6 aprile 1982, Algeri (Algeria) - Ariete. Interpreta Selva nel film di Gaspar Noé Climax. Al cinema da giovedì 13 giugno 2019.
giovedì 13 giugno 2019 - Focus

Questa volta Gaspar Noé il biglietto da visita lo espone subito. Durante un preludio che sa di dichiarazione programmatica e di confusione, voluta, tra piano della narrazione e piano della rappresentazione. Su uno schermo viene visualizzato il contenuto di una videocassetta che raccoglie le testimonianze di un gruppo di ballerini, i loro sogni e, in qualche caso, i loro inconfessabili desideri e aspirazioni. Ai lati dello schermo sono posti, rispettivamente, una pila di libri e una di videocassette (la vicenda è ambientata nel 1996 e le Vhs sono ancora all'ordine del giorno). Tra i libri si scorgono Kafka, Claude Guillon, Oscar Wilde, Virginie Despentes, Jean-Pierre Bouyxou, oltre a saggi su Murnau, Taxi Driver, Fritz Lang, Bakunin, Buñuel; tra i film Harakiri, Suspiria, Zombi, Kenneth Anger, Salò, Possession, Fassbinder. Rivendicare queste citazioni, financo esibirle come mostrine sulla divisa, appartiene profondamente alla poetica di Gaspar Noé. Il quale non aspetta che siano gli esperti e i cinefili a enumerare le citazioni presenti in Climax, ma provvede a farlo da sé, costringendo la critica a prenderne atto, a seguirlo o a confutarlo. Oppure a seguire il suo bluff o a smascherarlo.

Resta più riservato sui richiami in ambito musicale, Noé, ma la cura profusa in quel comparto non è certo inferiore. Il lavoro sui tempi e sui modi delle sequenze di ballo e dell'accompagnamento sono l'architrave su cui si regge l'intera operazione di Climax. Specie quando ha inizio l'irreversibile discesa agli inferi, all'incirca a metà film, dopo lo scorrere dei titoli di coda (posti all'inizio del film) e l'avvio del flashback, che riparte dall'ultima prova di ballo del gruppo per arrivare al minuto 50, in cui invece scorrono i titoli di testa. Da lì in avanti la sangria drogata ha effetto e il viaggio nel buio del corridoio traumatico e psicanalitico di Climax si snoda tra istinti primordiali, rimossi dell'inconscio e rabbia incontrollata.

Tra le note che accompagnano l'escalation di abiezioni un ruolo dominante appartiene a Windowlicker di Aphex Twin, su cui Noé, con sapienza da regista di videoclip, modella una lunga sequenza di liberazione di ogni freno inibitore.
Emanuele Sacchi

Un dialogo continuo tra brano musicale e diegesi che è anche un gioco di complicità con lo spettatore savant, consapevole che nel mondo reale esista già una clip a sfondo horror della stessa Windowlicker (un video audace e innovativo, diretto da Chris Cunningham). Per Cunningham era metamorfosi fenotipica e grottesca, per Noé diviene interiore e tragica. In sostanza Noé remixa all'infinito, restituisce un significato parzialmente nuovo al significante, rimescola i fattori per riottenere il medesimo prodotto. Ma Climax non si limita alla rielaborazione di una estetica e di influenze plurime, canalizzate in un sabba demoniaco e apocalittico.


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In foto una scena del film Climax.
In foto una scena del film Climax.
In foto una scena del film Climax.

Noé parte da un fatto di cronaca di metà anni Novanta per individuare il punto in cui qualcosa in noi tutti si è rotto. In cui paure e pregiudizi impensabili sono emersi, più forti di ogni progresso. Forse perché atterriti dalla libertà di poter mettersi tutto alle spalle, forse perché la natura umana è irredimibile. Selva, la coreografa e leader del corpo di ballo (a cui dà vita Sofia Boutella, unica attrice professionista, oltre che ballerina), invoca la presenza di Dio e sceglie la bandiera francese per connotare in senso patriottico la propria ciurma.

Quasi come una novella "Libertà che guida il popolo", con il non trascurabile dettaglio che il popolo non intende affatto seguirla. Come rivela il terzo segmento del film, dedicato alle chiacchiere in libertà tra i membri del corpo di ballo, sotto la superficie di spregiudicata pansessualità covano sessismo e pregiudizi.

Non c'è niente di casuale insomma nel fatto che il primo ad essere quasi linciato ed espulso dal salone sia il musulmano Omar. Proprio come in Suspiria o nelle pratiche del vudù haitiano (ex colonia vessata dalla Francia, al pari dell'Algeria da cui provengono diversi protagonisti di Climax), la danza diviene inconsapevolmente rito e invocazione del demoniaco, mentre cresce la sensazione che qualcosa di brutto sia destinato ad avvenire, che una maledizione, nascosta e invisibile, incomba su tutti i ballerini. Il demone, però, come sempre in Noé, risponde interamente alla natura umana; e spiega più di mille parole quanto sia semplice percorrere all'inverso il processo evolutivo, quanto la barbarie sia nostra sorella intima e dormiente, pronta a risvegliarsi.

A una seconda visione - perché Climax la prima volta sconvolge, ma poi lascia sedimentare il suo senso più profondo - tutto risulta più chiaro, tanto dal punto di vista whodunit (su chi e perché sia il responsabile della deriva psicotica della serata) che da quello del progetto di Gaspar Noé, su ciò che intendeva dire a e su di noi. Come raramente è avvenuto nella carriera del regista francese, in Climax il dispositivo è perfettamente congegnato, nel rispetto della scansione tradizionale in atti e insieme nella sua violazione più oltraggiosa. "Morire è un'esperienza straordinaria", perché la "vita è un'impossibilità collettiva", come recitano le lapidarie e godardiane sentenze filosofiche che Noé introduce con delle incursioni pirata durante il film. Noé ci dà quel che vogliamo, anche se ci fa senso il solo fatto di volerlo.


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