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Tea Falco: «Le persone che emigrano hanno il diritto di vivere una vita migliore» »

Presentato al Biografilm Festival, Ceci n'est pas un cannolo è il debutto alla regia dell'attrice.
di Francesca Ferri

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Tea Falco 1986, Catania (Italia). Regista del film Ceci n'est pas un cannolo.
martedì 19 giugno 2018 - News

Ceci n'est pas un cannolo è la rivisitazione in chiave siciliana del famoso dipinto di René Magritte, ideata da un'attrice che aveva voglia di immedesimarsi nel ruolo di regista. Tea Falco passa per la prima volta dall'altra parte delle telecamere per raccontare la sua terra, una Sicilia "senza mafia e piena di cannoli", nel docu-film presentato al Biografilm Fest di Bologna.
L'attrice catanese che ricordiamo per le serie di Sky, 1992 e 1993, voleva mostrare la sua Sicilia oltre gli stereotipi e i cliché di una regione che non è solo mafia, padrino e delitto d'onore. Attraverso 20 venti punti di vista e altrettante voci, Tea Falco racconta le storie dei siciliani.
Un fisico teorico, un cuoco, un parcheggiatore abusivo, un trans, un sarto, una signora che lavora a maglia, un poeta estemporaneo, sono alcuni dei protagonisti che raccontano cos'è per loro un cannolo. "Volevo fare un'analisi antropologica della Sicilia attraverso venti personaggi e il loro punto di vista sulle cose della vita. Il fatto è che la mia terra resta la culla del mondo, anche se oggi è molto cambiata. Rimane però in lei una grande naturalezza e una forte identità culturale. In Sicilia ci sono meno regole e dunque più tolleranza e libertà", spiega Tea Falco che poi aggiunge "facendo questo lavoro è come se avessi digerito la Sicilia".
Sullo sfondo di una terra in cui si respira allo stesso tempo l'anima di Luigi Pirandello, la tragedia greca e la cultura arabo-bizantina, il documentario dal tono surreale affronta argomenti di ogni genere fino alla stringente attualità, come il drammatico fenomeno dei migranti.

Penso che la terra sia di tutti. Non mi sento italiana, ma di appartenere all'universo. Le persone che emigrano hanno tutto il diritto di andarsene da un paese sfortunato e provare a vivere una vita migliore.

Fotografa prima che attrice, Tea Falco dedica il suo primo film da regista a suo fratello e a "Bernardo". Bertolucci è stato il primo a portarla sul set con un ruolo da protagonista, nel 2012, con Io e te, adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti. Profondamente arricchita dall'esperienza con il grande maestro, l'attrice è stata poi scelta da Carlo Verdone per Sotto una buona stella, da Francesco MandelliFabrizio Biggio e Martino Ferro per La solita commedia - Inferno e da Gabriele Muccino per A casa tutti bene (guarda la video recensione). L'attrice che aveva esordito al cinema con I viceré di Roberto Faenza, debutta poi in televisione nella serie Il giovane Montalbano, ma sono state le serie di Sky, 1992 e 1993, ad offrirle maggiore popolarità. Tea Falco nell'immaginario comune rimane, infatti, Beatrice, ragazza dalla vita sregolata, figlia dell'imprenditore Michele Mainaghi, costretta ad assumersi la responsabilità dell'azienda di famiglia dopo che suo padre, coinvolto nello scandalo di Tangentopoli, decide di suicidarsi. 
Infine, Tea Falco conferma la sua anima da attrice. Il suo primo film da regista era, infatti, un'occasione di riflessione per l'attrice che si allontana dal set solo per poi tornare davanti alla macchina da presa. "Ho fatto la regista ma è come se avessi interpretato il ruolo di regista. Non avevo la macchina da presa addosso, ma è stato come se stavolta la mia parte fosse quella di riprendere altre persone".


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