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Mario Martone e il suo prossimo film Capri-Batterie

Fra teatro, cinema, letteratura e arte, il regista napoletano è un artista completo.
di Pino Farinotti

venerdì 5 gennaio 2018 - Focus

In alcuni miei interventi di fine anno il focus era su certi titoli italiani in arrivo nel 2018: Chiamami col tuo nome (guarda la video recensione) di Luca Guadagnino, tre candidature al Golden Globe; Ella&John -The Leisure Seeker (guarda la video recensione) di Paolo Virzì, una candidatura; A casa tutti bene di Gabriele Muccino. Ribadisco, riconosciuti altrove, ed è un ottimo segnale. Concludevo un pezzo con un'affermazione impegnativa, sì, mi esponevo: "Al primo posto della mia gerarchia personale ci metto Mario Martone. Colto, inventore, completo. Nessuno è più intelligente di un napoletano intelligente, diceva Eduardo. Martone sa firmare film da cinque stelle come Il giovane favoloso, e la regia perfetta di un Andrea Shénier alla Scala". Nel 2018 uscirà Capri-Batterie. Dallo stesso Martone ho ricevuto un riscontro gradito: "Caro Pino Farinotti, mi sono procurato la sua mail per ringraziarla delle belle parole che ha scritto sul mio lavoro, mi hanno fatto molto piacere in chiusura d'anno! Spero che il film a cui sto lavorando e che uscirà nel 2018 le farà pensare di aver ben riposto la sua fiducia, intanto la saluto molto cordialmente e le auguro ogni bene per l'anno nuovo".
In allegato c'era del materiale relativo al film, sufficiente per comprenderne i contenuti, che sono perfettamente... martoniani. Un sincretismo ben coagulato.

Capri-Batterie è dunque la sintesi delle attitudini di Martone, che prosegue nella sua ricerca, si evolve. I lemmi sono: teatro, cinema, scrittura, ai quali si aggiunge "arte".
Pino Farinotti

E "sopra", la letteratura. Segnali forti nelle sue scelte: L'amore molesto è tratto da un romanzo di Elena Ferrante, L'odore del sangue da Goffredo Parise, Noi credevamo da Anna Banti. Naturalmente Martone ci mette del suo, perché sa scrivere, a fronte di tanti registi italiani, anche importanti, che scrivono senza averne le doti. In questo quadro vale una citazione: la laurea honoris causa attribuita a Martone dall'Università della Calabria in Linguaggi dello Spettacolo del Cinema.


SCOPRI IL FILM
Una scena di Noi credevamo.
Una scena di L'amore molesto.
Una scena di Il giovane favoloso.

Estraggo, rispetto all'intera opera di Martone una parte di un mio intervento, a suo tempo, su Noi credevamo: "È un film di contro-epica che finisce per essere epico. È certo potente, saltuariamente grande, non perfetto, ma quasi nessun film lo è. Rifugge, e non è piccolo merito, dai canoni italiani. La genetica teatrale del regista lo porta a privilegiare il kammerspiel, nello spazio stretto e scuro della prigione, dove i carbonari si svelano nell'intimo e nella sofferenza. Ribadisco il concetto della non italianità e della potenza. Non ci siamo più abituati e meno male per questo promemoria".
E ancora: "I film di maggiore qualità e respiro, Noi credevamo, e Oranges and Sunshine, presenti rispettivamente a Venezia e a Roma, sono stati ignorati dalle commissioni. Nessun premio. I film buoni sono pochi, pochissimi, ma disturbano. Se ti arrivano un po' di bellezza e di qualità vanno tenute nascoste. Non fanno parte del progetto gretto, depresso e triste in atto in questa epoca, da noi. Il film di Martone è stato distribuito in pochissime copie. "È bello, è importante, ha un orizzonte e un respiro, non è dei nostri. Meglio che la gente non lo veda", avranno pensato quelli del "progetto".

Noi credevamo è dunque un'opera importante, di estetica e di Storia, che viene riletta come non è nei soliti libri.
Pino Farinotti

Il giovane favoloso, la vicenda di Leopardi, vale già come intenzione: raccontare una delle più belle intelligenze d'Europa dell'800. La realizzazione è all'altezza dell'argomento. Con un momento da antologia del cinema, quando Leopardi-Germano recita l'Infinito sotto le stelle.
Martone racconta il legame fra il nuovo film e i due precedenti, Noi credevamo e Il giovane favoloso. "In effetti, si tratta della conclusione di una trilogia. L'idea centrale rimane la ribellione, che è il cuore, la fonte di energia della modernità. Nel primo film i giovani che hanno fatto il Risorgimento, poi un poeta come Leopardi e la sua rivoluzione solitaria. Ma in questo nuovo film abbiamo cambiato radicalmente metodo. I due precedenti erano frutto di una documentazione rigorosa, tale da sfidare i dubbi degli storici più pignoli e diffidenti. Qui abbiamo inventato, servendoci di vari modelli reali, abbiamo creato un fantasma che ci permettesse di percorrere liberamente il Novecento, nelle sue aspirazioni più affascinanti e pericolose: cambiare l'arte, cambiare la vita".


Una scena di Capri-Batterie.
Una scena di Capri-Batterie.
Una scena di Capri-Batterie.

Dicevo "arte". "Capri-Batterie" è un'opera di Joseph Beuys (1921-1986): una lampadina che ricava da un limone l'energia necessaria per la luce. Siamo dunque in pieno concettuale. E Beuys è stato uno dei più controversi e carismatici nomi di quel movimento, ha realizzato dipinti, sculture, installazioni, performance, spesso in chiave di ecologismo e del concetto che l'arte va estesa ad ogni aspetto della vita. Il suo rapporto con la Campania risale al 1980, quando Lucio Amelio, gallerista e protagonista del mercato dell'arte contemporanea, lo portò a Napoli. "Ricordo quando in galleria" racconta Martone "arrivò Beuys insieme ad Andy Warhol, piazza dei Martiri era completamente gremita di gente: come se fossero stati due calciatori o due rockstar". Il regista collocò quella vicenda nella sua memoria, anni dopo Beuys è... riemerso.
Poi c'è Wilhelm Diefenbach (1851-1913), figura centrale del film. È stato uno dei precursori del nudismo e del movimento pacifista, professava una vita in armonia con la natura, l'amore libero e l'ateismo. Come artista era un mistico, un visionario "onirico e notturno". Si insediò a Capri con un gruppo di amici. L'isola non recepiva quelle pratiche così strane: gente che si stendeva nuda sulle rocce, o magari camminava nelle vie della città. Sì, era scandalo. Ma l'artista lasciò comunque un segno visibile, se è vero che a Capri gli è stato dedicato un museo, ospitato nella Certosa di San Giacomo.
Tutto questo è ... roba martoniana. E non è roba semplice da assemblare, procedi in equilibrio su un filo sottile, un errore, anche impercettibile e puoi cadere da una parte nel grottesco, dall'altra nell'oscuro.

Il regista rileva un dato di interessante, un contrappasso che fa parte di questa epoca: "Oggi la casa di Diefenbach, proprio al centro del paese, è il negozio di Prada".
Pino Farinotti

La vicenda del film - siamo nel 1914, incombe la grande guerra - scritto dallo stesso Martone con Ippolita Di Majo, sua moglie, si muove intorno all'incontro di Lucia, una giovane capraia e del medico del paese, con quella comunità di gente così strana, incomprensibile, ma affascinante per certi versi. Ma Capri è un'isola che, nella sua storia, ha accolto etnie, culture, e dominazioni di ogni genere. È pronta a tutto e tutto sa affrontare e comprendere. Lucia ne rappresenta il modello.
Capri-Batterie, opera vasta e seduttiva, onnicomprensiva, secondo il talento di Martone. Non resta che attendere. E comunque, mi espongo ancora: un film da vedere. Obbligatorio.


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