Calibre

   
   
   

Delitto e Castigo nelle Highlands Scozzesi. Valutazione 4 stelle su cinque

di Ashtray_Bliss


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sabato 11 agosto 2018

Due amici di vecchia data decidono di concedersi un weekend di svago e caccia nelle Highlands scozzesi prima che uno dei due si sposi e dica ufficialmente addio alla vita mondana. Il weekend promette solo divertimento, fiumi alcol e selvaggina ma come spesso avviene in ambito cinematografico la caccia, specie quella del cervo, è simbolica portatrice di nefasti presagi e ammonimenti che i suoi protagonisti si ostinano a non saper o voler cogliere. Infatti, nulla andrà secondo i piani e i repentini e drammatici cambiamenti faranno sprofondare vertiginosamente la coppia di amici, Marcus e Vaughn, in un oscuro vortice che metterà a nudo il loro codice morale portandoli faccia a faccia coi sensi di colpa, il desiderio di scappare, e salvarsi, da un destino già scritto e non ultima con la Nemesi, divinità che distribuisce giustizia in egual misura per tutti i crimini commessi e che qui prenderà il volto dei locals. Questa in sintesi la trama di un dramma/ thriller non originalissimo ma brillante per via dell'esecuzione, della suggestiva fotografia e location che incorniciano la storia e ovviamente delle nitide e convincenti interpretazioni fornite da McCann e Lowden in primis. Elementi che non sono passati inosservati nemmeno al festival di Edimburgo dove la pellicola dell'emergente e promettente Matt Palmer è stata premiata, a ragion veduta.
Nonostante la trama sia molto familiare e rievochi immancabilmente altri film (tra tutti gli echi rimandano ad Un Tranquillo Weekend di Paura) Calibre è un thriller serrato, intenso, in grado di scavare a fondo la psicologia dei suoi tormentati protagonisti e far emergere un quadro variopinto di umanità, emozioni e ancestrali sentimenti in grado di catturare, magnetizzare, lo spettatore per tutta la durata del film.

Ambientato nelle imponenti foreste delle Highlands scozzesi, tra piccoli paesini dimenticati da Dio e dall'uomo e vaste lande di terra selvaggia e forse inesplorata, quindi avvolto da una fitta atmosfera cupa e impermeabile, tipica di un horror ma che qui incornicia una crepuscolare storia di crimini, vendetta e redenzione sullo sfondo di una forte e inossidabile amicizia. Un rapporto quasi fraterno che a breve sconfinerà in una reciproca copertura e un'affannosa corsa contro il tempo e contro la rabbia e la sete di vendetta dei locals. Dapprima ospitali e cordiali, consecutivamente diventano quasi ossessivi e invadenti, onnipresenti nella quotidianità del duo Marcus & Vaughn quasi a pedinarli, scrutarli, osservarli e prendersi infine la giustizia nelle proprie mani. Ma anche la rappresentazione degli abitanti autoctoni è lontana dall'essere manichea e stereotipata pur mantenendo degli elementi facilmente riconoscibili e ascrivibili al prototipo di provinciale, in particolare se si tratta di residente in un piccolo villaggio sperduto tra le foreste dove ogni abitante si conosce, o peggio, è direttamente imparentato con l'altro. Burbero ma cordiale, socievole e ombroso, leale verso i propri principi e vendicativo quando si tratta di farsi giustizia per un torto subito. Gli Highlanders di Palmer sono personaggi alquanto completi almeno quanto i suoi principali Marcus e Vaughn dei quali la psicologia è perfettamente inquadrata e approfondita, tanto da riuscire a creare empatia e connessione col pubblico nei loro momenti più bui. Il primo è infatti un libertino, estroverso, sempre in cerca di adrenalina e brividi da provare ma anche un meticoloso calcolatore che cercherà fino in ultimo di proteggere se stesso e Vaughn dall'ira dei cittadini per un crimine, accidentale, che hanno commesso. Vaughn dall'altro canto è l'esatto opposto dell'amico; introverso, schivo, timido e introspettivo. I due reagiranno dapprima diversamente al dramma che li investe con tutta l'azione che ricade sull'energico Marcus e un machiavellico piano di fuga da lui stesso messo a punto per sfuggire e tornare alla normalità.
Strada facendo però i due amici dovranno confrontarsi con i laceranti sensi di colpa che li tormentano, li piegano, li svuotano
. E poco a poco fanno crollare ogni loro certezza, ogni dettaglio pianificato per evadere da quella prigione a cielo aperto, sgretolando ogni speranza di salvezza. D'altronde la salvezza si era già persa con le vittime involontarie della loro battuta di caccia, la quale come in una tragedia greca ha trasformato la caccia al cervo in un'ansiogena e tensiva caccia all'uomo. In un sordido gioco del destino e costante rovesciamento dei ruoli i cacciatori diventano cacciati, i carnefici divengono le vittime, gli onesti si tramutano in corrotti in un crescendo di tensione, suspense, dramma che culmina con la morte; l'apogeo d'una nemesi in perfetto equilibrio tra la giustizia e la vendetta, tra il bene e il male. Se solo ogni briciolo di moralità, di senso di giustizia e integrità non si fosse dissolta durante quel weekend che cambierà radicalmente la vita dei protagonisti. 

Calibre punta deciso verso l'espediente psicologico e grazie alla bravura dei suoi due interpreti riesce a trasmettere tutta l'intensità di emozioni, ancestrali paure e sensi di colpa che riemergono preponderanti e logorano silenziosamente gli amici. La consapevolezza di aver superato ogni limite umanamente accettabile, di essersi macchiati di quella terribile e indelebile azione che è l'omicidio e di trovarsi con le spalle al muro sono elementi che ridefiniscono il rapporto tra i due uomini mettendo duramente alla prova le loro resistenze fisiche ed emotive laddove nessuna microdose di cocaina o abbondante quantità di alcol è in grado di cancellare, annebbiare, anestetizzare. Gli effetti devastanti delle loro azioni cosi come le loro conseguenti reazioni sono palpabili, tangibili, verosimili e del tutto comprensibili. Non si può facilmente obliterare un crimine e non si può nemmeno eludere le conseguenze che esso comporta.

Lo sfaldamento psicologico dei protagonisti è reso così in modo impeccabilmente vivido accentuato dall'atmosfera tesa e angosciante che avvolge luoghi, eventi e persone. Note di merito in questo caso vanno estese all'uso esemplare della fotografia oltre che della valida regia pur trattandosi di un regista esordiente. Azzeccatissima la scelta della location e ambientazione nelle famigerate, isolate e suggestive Highlands abbracciate da foreste sempre evocative, sinistre e loro malgrado claustrofobiche che fungono da perfetto scenario per il consumarsi del dramma umano al quale si assiste. Non a caso del resto le foreste continuano a risvegliare in noi ancestrali fobie e nell'immaginario collettivo sono sempre associate a luoghi oscuri, impermeabili, talvolta sinistri nei meandri delle quali perdersi e smarrirsi, non solo in senso letterale ma anche e sopratutto in senso metaforico
Calibre risulta così un potente e ammaliante prodotto, che pur senza brillare di originalità riesce a centrare l'obbiettivo e costruire un dramma dalle venature horror intrinsecamente umano e per questo ancor più conturbante e disturbante. Il prodotto infatti non è il tipico revenge movie ma somiglia piuttosto ad un percorso psicologico che porta i suoi protagonisti verso una lenta presa di coscienza mettendoli a nudo contro i devastanti sensi di colpa che emergono. Plauso a Palmer dunque che dirige due attori sconosciuti da queste parti in modo magistrale e complimenti a McCann (attore molto versatile e promettente che ricordiamo nello sperimentale e riuscito The Survivalist) e Lowden (nell'inedito biopic England is Mine) che riescono a mantenere elevato il livello recitativo.
In definitiva, lo reputo un piccolo capolavoro ricco e completo di tutti gli elementi caratteristici dei thriller/ horror capace d'immergere lo spettatore in questa sorta di universo oscuro e parallelo, quasi primitivo e folkloristico, dove si assiste alla perdizione dell'Uomo anche quando l'equilibrio viene ristabilito con un nuovo crimine. Occhio per occhio e dente per dente. Nessuna assoluzione finale, nessun perdono o riconciliazione. La natura umana in questo senso assomiglia molto di più a quella foresta che circonda i protagonisti di quanto si possa immaginare; primitiva, oscura, selvaggia, crudele. Perchè in fondo questa è l'essenza dell'animo umano. Insondabile, impenetrabile, ermetico ed essenzialmente crudele ed egoista in attesa di essere sprigionato sotto le dovute circostanze. 
Un capolavoro firmato Netflix di cui si sentiva il bisogno e la mancanza. Voto: 4.5/ 5.

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