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BlacKkKlansman, Spike Lee: «Fratello Denzel, quanto ti sbagli»

Esce oggi al cinema il nuovo film del regista afroamericano, raffinata commedia poliziesca di forte impatto sociopolitico. Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes.
di Claudia Catalli

Spike Lee (Shelton Jackson Lee) (61 anni) 20 marzo 1957, Atlanta (Georgia - USA) - Pesci. Regista del film BlacKkKlansman.
giovedì 27 settembre 2018 - Incontri

Esce oggi in sala il nuovo film di Spike Lee, premiato a Cannes con il Grand Prix: BlacKkKlansman. Al centro del film, una raffinata commedia poliziesca di forte impatto sociopolitico, la storia vera del detective afroamericano sotto copertura Ron Stallworth e del suo partner ebreo Flip Zimmerman, infiltrati speciali nel Ku Klux Klan. L'ennesima e più potente riflessione per immagini firmata dal regista Spike Lee contro il razzismo (in America e non solo) vanta le interpretazioni di due fuoriclasse: John David Washington, figlio di Denzel, e Adam Driver.

Attraverso i loro battibecchi e sotterfugi si ride di gusto e a più riprese, salvo restare inchiodati alla poltrona - in un passaggio magistrale dal cinema alla realtà che tutti i giorni viviamo - nel vedere scorrere sullo schermo le scioccanti immagini di Charlottesville, con la giovane Heather Heyer travolta da un'auto durante una manifestazione antirazzista. 
Claudia Catalli

Il suo è un film esilarante, ma con uno spessore politico e sociologico senza pari: come ci è riuscito?
La verità? Ci troviamo di fronte allo strano caso del film giusto al momento giusto. Chiamiamola congiuntura astrale, se preferisce. La storia è dalla nostra parte: viviamo tempi preoccupanti, non solo in America, ma nel resto del mondo. Razzismo, violenza, xenofobia. Nel mezzo, le persone. Gli esseri umani. Il loro destino. Le loro vite. Ecco, penso che oggi la gente sia aperta e pronta ad ascoltare, a capire, a riflettere. Non volevo fare nulla di datato, volevo una storia che raccontasse in qualche modo i giorni e i problemi che viviamo.


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In foto una scena del film BlacKkKlansman.
In foto una scena del film BlacKkKlansman.
In foto una scena del film BlacKkKlansman.

Con questo film ha vinto il Grand Prix a Cannes. Cosa ha provato?
Come dico sempre ai miei studenti, ci vuole tanto sforzo anche a fare un film orribile. Quando invece viene bene non puoi fare altro che ringraziare tutti, Dio compreso, che quanto avevi in mente abbia funzionato. E godertela più che puoi.

Parliamo del lavoro fatto con David Washington: una bella intuizione affidargli il personaggio di Ron.
È la seconda volta che lo dirigo dopo Malcolm X, anche se allora era davvero piccolo. È stata la mia scommessa e la mia benedizione: non gli ho fatto fare mezzo provino, lo sentivo forte e chiaro che nessuno, e dico proprio nessuno, avrebbe potuto interpretare Ron come lui. Penso di aver avuto ragione: ci ha donato una performance di livello incredibile, sono così fiero di lui. E anche della mia scelta, lo ammetto.

Secondo il padre, Denzel Washington, il cinema può al limite intrattenere, ma non risolvere problemi: è d'accordo?
Il cinema per me è un mezzo per far partire un dibattito. Se la gente si alza dalla sala e parla di quello che ha visto, e pensa, e discute, beh allora io come regista sento di aver raggiunto il mio obiettivo. 

Quindi, in sostanza, non concorda affatto con Washington.
Vede, ho diretto Denzel in quattro film, lo stimo da morire, lo amo profondamente, è mio fratello. Ciò non toglie che abbiamo opinioni diverse su parecchie, ma parecchie cose. (ride, ndr)


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