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Guardiani della Galassia Vol. 2, chi sono i padri? E chi sono i figli?

Nel film di Gunn la paternità acquisita viene più volte riaffermata rispetto alla paternità naturale, ennesimo rilancio laico e civile di una produzione blockbuster Marvel sempre più orientata democraticamente. Al cinema.
di Roy Menarini

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Chris Pratt (Christopher Michael Pratt) (41 anni) 21 giugno 1979, Virginia (Minnesota - USA) - Gemelli. Interpreta Peter Quill/Star-Lord nel film di James Gunn Guardiani della Galassia Vol. 2.
sabato 29 aprile 2017 - Focus

Quando, nel 1970, Cat Stevens (poi divenuto Yusuf Islam) compose "Father and Son", pochi si aspettavano un tale successo per una canzone basata su una linea melodica piuttosto semplice e su un testo all'apparenza assai trasparente. Eppure, il periodo nel quale il pezzo fu pubblicato - nel bel mezzo delle contestazioni studentesche, con gli umori del '68 francese ormai completamente americanizzati e trasferiti ai giovani statunitensi - era segnato da una tale contrapposizione tra genitori e figli, che l'immediatezza concettuale di Stevens fece subito presa. Tanto più che il cantautore (che parlava anche un po' di se stesso, appena scampato a una morte per infezione dovuta all'abuso di droghe) assumeva il ruolo di entrambi - il papà saggio che dà consigli al ragazzo, e l'erede che protesta la sua spontaneità e rimanda al mittente le accuse di incomprensione. Questa premessa è essenziale per capire che - quando "Father and Son" fa il suo ingresso nella colonna sonora, in una sequenza struggente dopo tante risate - si esprime appieno il potenziale del rapporto tra Guardiani della galassia Vol. 2 e canzoni contenute nel mixtape "terrestre" del protagonista.

Chi sono i padri e chi i figli nel film di James Gunn? Un po' tutti, se si pensa a ciò che avviene nel film, dove la paternità acquisita viene più volte riaffermata rispetto alla paternità naturale, ennesimo rilancio laico e civile di una produzione blockbuster Marvel sempre più orientata democraticamente, tanto quanto la DC gioca la carta conservatrice, cupa e dark impostata principalmente dai Batman di Christopher Nolan.
Roy Menarini

Sono anni, questi, in cui le famiglie sul campo trovano equilibri più forti di quelle biologiche. Il finale di Fast & Furious 8, dove Toretto porta in casa (senza che nessuno fiati) il bambino avuto da una comprimaria, la dice lunga sul desiderio di comunità e legami, non solo di sangue, che la contemporaneità esprime. E forse anche la nuova saga di Star Wars (specie nel magnifico spin off Rogue One: A Star Wars Story) sta forgiando questo tipo di relazioni umane.


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In foto una scena del film Guardiani della Galassia Vol. 2.
In foto una scena del film Guardiani della Galassia Vol. 2.
In foto una scena del film Guardiani della Galassia Vol. 2.

Sia chiaro, di sporche dozzine e gruppi eterogenei di eroi che infine trovano casa nell'azione e nell'avventura, ce ne sono state a decine nella storia del cinema. Eppure, in Guardiani della galassia Vol. 2 l'aspetto sembra particolarmente pronunciato, in particolare nel personaggio di Ego, una sorta di mitologico Saturno che guarda verso l'infinita palingenesi perdendo di vista ciò che conta nel momentaneo.

E anche la commedia - importantissima per i gruppi Marvel, si pensi a quanto pesano gli elementi ironici nello scontro tra caratteri degli Avengers - si nutre di situazioni e personaggi bizzarri, tanto da sfiorare qua e là un universo Lebowski infantile e spaziale.
Roy Menarini

La dimensione più intrigante dello script è offerta dalla casistica delle figure, una più scombinata dell'altra (il procione rifiuto della natura, il mezzo umano cresciuto dai ladri, la pianta razionale che si esprime con un'unica frase ecc.), dove molto spesso quelle che sarebbero sofferenze psichiche nel mondo reale, trovano nel gruppo di nerd interstellari collocazione e cittadinanza. Il comico dei dialoghi infatti emerge da paradossi logici, bizzarrie affettive, disturbi emotivi, problemi di comunicazione interrazziale, differenti usi del linguaggio comunicativo e delle sue sfumature.

Tutto questo, unito alla palette sempre più apertamente psichedelica (nel pianeta di Ego sembra di riscontrare qualche ricordo del cinema dei Beatles e in particolare di Magical Mystery Tour e di Yellow Submarine) garantisce un accesso più disinvolto, sdrammatizzante all'elemento fantasy e ai troppi effetti digitali.


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