Dark River

Un film di Clio Barnard. Con Ruth Wilson, Sean Bean, Mark Stanley, Shane Attwooll, William Travis.
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Titolo originale Dark River. Drammatico, durata 89 min. - Gran Bretagna 2017.
   
   
   

Il fiume oscuro della sofferenza Valutazione 4 stelle su cinque

di Marco


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venerdì 10 agosto 2018

Dopo il ruvido e toccante “The Selfish Giant”, ispirato al poetico racconto breve di Oscar Wilde, la regista britannica Clio Barnard mette in scena un dramma familiare apparentemente banale ma che affonda le sue radici nella fragile vulnerabilità della psiche umana.
Prendendo spunto dal romanzo “Trespass” (2010) della scrittrice londinese Rose Tremain, il film  vede i due protagonisti, i fratelli Alice (una concentrata Ruth Wilson, “Luther”) e Joe (Mark Stanley, “Il Trono di Spade”) entrare in conflitto per l’eredità paterna in un continuum di tensione il cui epilogo apporta interessanti elementi di significato.
Alice, alla morte del padre e dopo quindici anni, ritorna alla fattoria di famiglia, decisa a esercitare il suo diritto all’eredità della proprietà, e qui incontra Joe, suo fratello, che da solo si occupa della fattoria. Alice vuole comunque  proporre a Joe  la gestione in comune dell’attività di allevamento delle pecore e il riassetto della malconcia struttura. Joe però non vuole avere affari in comune con la sorella e tra i due nascono aspri e violenti contrasti che si risolvono solo in seguito al verificarsi di un tragico evento.
La vicenda si svolge nel suggestivo scenario dello Yorkshire (UK), quel “God’s Own Country” – teatro del film omonimo (2017) del regista Francis Lee- che con la sua naturale ed essenziale bellezza sottolinea, accentuandola, la rusticità e asciuttezza dei dialoghi fra i due fratelli ed enfatizza, valorizzandolo, il lento scorrere della sceneggiatura.
Alice e Joe sono i protagonisti assoluti della vicenda e della scena-pochi sono gli altri personaggi, non a caso quasi tutti maschi, forse a sottolineare la solitudine di Alice-e la loro relazione non si apre mai ai sentimenti reciproci, come volessero evitare di confrontarsi su qualcosa che entrambi conoscono e che è motivo di dolore e sofferenza.
Alice, abusata nella giovinezza dal padre (Sean Bean, "Il Signore degli Anelli") porta con sé le ferite ancora aperte del trauma subito e non risolto, che interferiscono con il suo equilibrio interiore e con le sue dinamiche relazionali. Forse la volontà di tornare nel luogo dove si è consumata la sua tragedia ha una matrice inconscia che può permetterle di elaborare in modo definitivo il suo dramma e trovarne riscatto.
Joe, abbandonato a se stesso nella disordinata e inefficiente fattoria, si barcamena tra la cattiva gestione dell’azienda paterna e lo stordimento dell’alcool. La sua condizione, unita alla personalità tormentata, non gli permette neppure di intravedere, nel ritorno della capace e caparbia Alice, l’opportunità che il destino gli offre: la possibilità di un nuovo percorso di vita, ri-connettendosi con quella sorella che era stata così importante per lui, negli anni dell’adolescenza. La resistenza di Joe non è dettata solo dalla mancanza di lucidità e/o dall’attaccamento alla proprietà, che lui considera solo sua, ma anche dalle ombre del passato: Joe vedeva, sapeva delle molestie sessuali e fingeva di non sapere. Il forte senso di colpa lo possiede, rendendolo incapace di reagire: il Dark River della sofferenza scorre senza sosta per entrambi. Sarà solo la tragedia finale che spezzerà il fil rouge della tensione, muovendo l’ultimo atto del dramma verso una radicale e imprevista soluzione, come determinata da un filmico deus ex machina- rappresentato dall’inconscio di Alice- che risolve una situazione apparentemente irrisolvibile.
Sì, lei avrà il suo riscatto, ma non senza pagare un nuovo prezzo, come a dire che il solo termine della sofferenza consiste nell’evitare di provocarla.
Diversi sono i temi sui quali l’opera di Barnard invita a riflettere: la natura del conflitto maschio/femmina, le conseguenze del crudele esercizio dell’autorità genitoriale, la difficoltà nella comunicazione dei propri sentimenti-e di ottenerne ascolto-, i danni dell’indifferenza, la frustrazione per una giustizia non esercitata, il desiderio di riscatto come forza che mobilita energia vitale; temi trattati con sensibilità, intelligenza ma anche rude realismo.
Vale proprio la pena di aspettare, fiduciosi, il prossimo film di questa interessante regista.
 
 

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