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Blue My Mind: un film innovativo, inquietante, intelligente

Il film di Lisa Bruhlmann usa il fantasy come strumento potente di metafora e insiste sul potere evocativo dell'immaginazione. Dal 13 giugno al cinema.
di Claudia Catalli

Luna Wedler . Interpreta Mia nel film di Lisa Brühlmann Blue My Mind - Il segreto dei miei anni. Al cinema da giovedì 13 giugno 2019.
venerdì 7 giugno 2019 - Focus

È maledettamente interessante, Blue My Mind - Il segreto dei miei anni. Innovativo, perché interamente incentrato su una figura femminile descritta a tutto tondo, con la sua sete di ribellione e le sue scelte non convenzionali. Inquietante, come si addice a un film che mescola sapientemente fantasy, mystery e dramma adolescenziale. Intelligente, nel raccontare l'adolescenza come una grande metafora di trasformazione personale, durante la quale si cambiano letteralmente pelle, appetito, abitudini. Questo accade alla protagonista di Blue My Mind, un coming of age decisamente dark che ben sa raccontare le altalene emotive di una teenager alla scoperta di se stessa.

Usare il fantasy come strumento potente di metafora per far riflettere chi guarda eludendo ogni tentazione didascalica, ma anzi insistendo sul potere evocativo dell'immaginazione, è un'operazione che continua a rivelarsi cinematograficamente efficace. Specie - vale la pena accennarlo senza spoilerare troppo - per le creature acquatiche.
Claudia Catalli

Guillermo del Toro con il suo La forma dell'acqua ha raccontato una fiaba di amore e integrazione, dove l'infatuazione per il diverso diventava lotta per farlo sopravvivere, per farlo "accettare", per salvarlo. Ali Abbasi in Border - Creature di confine lo usava per insistere sulla preziosità dell'essere differenti dagli altri, su come il valore anomalo in una società non siano mai le caratteristiche fisiche - per quanto inquietanti - quanto il rispetto delle regole di convivenza, su come il senso di comunità possa e debba esserci anche tra creature profondamente diverse. 

Arriviamo quindi a Blue My Mind, che narra l'iniziazione sessuale di un'adolescente e insieme il suo percorso di esplorazione. Approda in una scuola, conosce nuove persone, fa le sue prime esperienze. Un'avventura di ricerca costante di identità, ma anche di tentativo di comprensione del proprio corpo che reagisce in maniera insolita al menarca, che le impone stimoli nuovi e la espone a sensazioni mai provate prima. La deriva fantasy sul mondo acquatico impreziosisce tutto questo, riportandoci agli antipodi di film come Una sirena a Manhattan: qui il desiderio del ritorno all'universo marino è tutto inconscio e interiore, quasi un ritorno all'amnios materno, alla voglia di rispondere al quesito esistenziale di cui l'adolescenza si fa portavoce: "Chi sono veramente e da dove vengo". 

A poco serve il distrarsi da sé, che la protagonista prova disperatamente attraverso alcol e droghe. Fare i conti con se stessi è qualcosa di ineludibile per qualunque creatura dell'universo, pare suggerire la regista svizzera Lisa Brühlmann, bravissima a dirigere un'eccezionale Luna Wedler, che a tratti ricorda Marine Vacth di Giovane e bella di Francois Ozon. Ma soprattutto a firmare un film di formazione di quelli imperdibili, che affascina, strega, inquieta e non permette a chi guarda di staccare gli occhi dallo schermo. Quasi fosse soggiogato dal canto della Sirena.


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In foto una scena del film Blue My Mind.
In foto una scena del film Blue My Mind.
In foto una scena del film Blue My Mind.
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