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Blue My Mind, un'opera che spaventa, turba e scuote l'anima

Il potente esordio dell'attrice e regista svizzera Lisa Brühlmann ritrae l'età dell'adolescenza, età di mezzo per eccellenza, tempo del cambiamento che si fa mutazione. Da giovedì 13 giugno al cinema.
di Ilaria Ravarino

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Luna Wedler . Interpreta Mia nel film di Lisa Brühlmann Blue My Mind - Il segreto dei miei anni. Al cinema da giovedì 13 giugno 2019.
martedì 11 giugno 2019 - Focus

Rientra nel genere del body horror perché racconta (anche) una mutazione radicale del corpo. Ma Blue My Mind, potente esordio dell'attrice e regista svizzera Lisa Brühlmann, è un horror a tutto campo. Perché spaventa, turba, scuote ed entra dentro toccando - in un solo colpo - tre punti sensibili del cine-inconscio collettivo.

Che paura, l'adolescenza. Età di mezzo per eccellenza, tempo del cambiamento che si fa mutazione - del corpo, del cuore, dei sentimenti - età delle scoperte e degli errori, anni tragici e comici, anni spaventosi come l'ignoto oltre la frontiera che separa il bambino dall'adulto, la dominazione dall'indipendenza.
Ilaria Ravarino

L'adolescenza è un'età che ha sempre attratto il cinema, e che ha portato sul grande schermo storie potenti di ragazzi inquieti e ragazze interrotte, sorelle, amiche, complici ideali della Mia di Blue My Mind. Per citare solo le più famose, l'impacciata Nadine di 17 anni (e come uscirne vivi), esordio di Kelly Fremon, tradita dalla migliore amica e incapace di legare col fratello; l'insicura Olive di Easy Girl di Will Gluck, che rischia di farsi distruggere la vita da una montagna di bugie e pettegolezzi sulla sua presunta attività sessuale, diventata di dominio pubblico; l'inquieta Tracy di Thirteen - 13 anni, di Catherine Hardwicke, travolta e traviata da un'amicizia "sbagliata"; l'"anti-Barbie" Cady di Mean Girls di Mark Waters; la complicata Christine di Lady Bird (guarda la video recensione) di Greta Gerwig e la predestinata Marieme di Girlhood, di Céline Sciamma; e ancora le ragazze tristi de Il giardino delle vergini suicide e quelle ossessionate dalla celebrità di Bling Ring, entrambi di Sofia Coppola, le scatenate Spring Breakers di Harmony Korine e le loro sorelle maggiori, le sfortunate Ragazze interrotte di James Mangold. Mia si sente sola, ma al cinema - perlomeno - è in buona compagnia.

Che paura, il corpo delle donne. Strumento eletto del cinema, leva di seduzione o lama castrante (vedi alla voce Denti di Mitchell Lichtenstein), il corpo della donna sul grande schermo spaventa specialmente quando fa ciò che lo caratterizza anche nella realtà: mutare. Da Zoology di Ivan Tverdovski, storia di una donna e del suo rapporto con la sua coda, fino alla trasformazione in succube della bella (e famelica) protagonista di Jennifer's Body, la potenza atavica del femminile si incarnava già nella mostruosità ben prima che il cinema nascesse.


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In foto una scena del film Blue My Mind.
In foto una scena del film Blue My Mind.
In foto una scena del film Blue My Mind.

E non è certo un caso che la storia di Mia, in Blue My Mind, risuoni con il mito della donna-mostro per eccellenza, la sirena. Creature mitologiche nate dalla colpa (il mito, che varia nei dettagli, è concorde su un punto: erano donne, diventarono sirene per punizione divina), simbolo del femminile che rifiuta la maternità, perciò seducenti e mortifere, le sirene sono l'ibrido minacciante per eccellenza - pericolose, temute e disperatamente amate. Lo diceva anche uno, Frank Kafka, che di mutazioni se ne intendeva: "Ciò che è più orribile da tollerare è il silenzio di una sirena".

Mary Lambert, Stephanie Rothman, Kimberly Peirce, Ana Lily Amirpour, Xan Cassavetes, Jennifer Lynch... se le registe, in generale, sono in inferiorità numerica rispetto ai colleghi maschi, quelle di horror in particolare sono una specie "pericolosissima" e quasi protetta. Una categoria nobile cui la regista Lisa Brühlmann, nonostante il ricorso all'orrore del fantastico nella seconda metà del film, appartiene solo per metà. "Ho voluto realizzare un film sulla crescita, sulla ricerca della propria identità, sull'emancipazione femminile - ha detto di Blue My Mind - Questo lavoro si focalizza sul sentirsi imprigionata. Imprigionata in un mondo pieno di regole da rispettare, un mondo a cui adeguarti e adattarti soprattutto quando si è giovani".

La sirena, per Brühlmann, non è dunque un mostro: "Per me la sirena è il simbolo del desiderio di libertà, di quel potere femminile primordiale, di un mondo senza confini. Ho cercato di rispondere a come ci si senta quando il proprio corpo inizia a seguire delle leggi diverse, cambia senza via di ritorno, quando ci si sente impotenti mentre la situazione scivola via a poco a poco. Che poi è quel che accade, semplicemente, quando si cresce".


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