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A Ghost Story: l'amore, la vita, l'universo, tutto sotto un lenzuolo bianco

Ora su Amazon Prime Video un film che riflette sull'esistenza e su ciò che resta delle persone anche al termine della loro vita.
di Giorgio Crico

lunedì 18 novembre 2019 - prime video

Ambizioso, profondo, decisamente lirico. A Ghost Story, quarto lungometraggio di David Lowery ora disponibile su Amazon Prime Video, ha come protagonista un fantasma ma con il cinema dell'orrore non c'entra assolutamente nulla: si tratta più di una riflessione sull'esistenza e su ciò che resta delle persone anche al termine della loro vita, della traccia che possono lasciare in questo mondo e del loro ruolo all'interno dell'universo.

La storia parte dalla presentazione di un uomo e una donna, i cui nomi non vengono mai svelati per intero, che vivono insieme in una vecchia casa coloniale posta in una periferia suburbana piuttosto isolata e immersa nel verde. La loro vita sembra procedere normalmente, come quella di molte altre coppie simili a loro, finché lui non rimane coinvolto in un incidente d'auto, trovando così la morte. Non passa molto tempo, però, che si risveglia come fantasma, totalmente coperto dal classico lenzuolo bianco, e torna come attirato da un magnete verso la casa coloniale che condivideva con la sua amata. Nonostante lei non si possa accorgere della sua presenza, lo spettro rimane al suo fianco ogni giorno, non abbandonando mai la casa. Lo sconforto del fantasma, però, diventa disperazione quando lei decide di traslocare, abbandonando per sempre la casa e ciò che resta del suo defunto compagno.

«Ero terrorizzato che [il film] risultasse stupido e che l'idea del tizio sotto le lenzuola non funzionasse ma trovo grandioso che le persone lo apprezzino, che lo trovino provocatorio o stimolante, sia intellettualmente che emotivamente».

A Ghost Story non è un film horror e, al di là di qualche suggestione derivante soprattutto dalla fotografia desaturata e da qualche passaggio della colonna sonora, non fa mai niente per sembrarlo. È un'opera che cerca di essere profonda, introspettiva e di porsi domande più che dare risposte senza però rinunciare a mettere in piedi un vero racconto con una struttura forte in tre atti, con inizio, svolgimento e conclusione.

David Lowery non si fa problemi a utilizzare un linguaggio lirico e intenso, fatto di lunghe pause e di inquadrature dilatate la cui composizione è curata maniacalmente ma, soprattutto, non ha paura di dare un finale vero a una storia che contiene anche aperture vertiginose verso temi complicatissimi e molto, molto difficili da trattare che farebbero pensare alla classica conclusione aperta. Invece no: la storia non solo termina sul serio ma lo fa regalando anche una nota più dolce allo spettatore, cogliendolo di sorpresa.

Il vero colpo di genio della messa in scena, però, è probabilmente la scelta di rappresentare il fantasma protagonista della storia con il classico lenzuolo bianco da festa di Halloween per bambini, un po' alla Charlie Brown come hanno fatto notare negli USA. Quest'immagine pallida e quasi goffa risulta immediatamente credibile e, anzi, man mano che si susseguono le scene e il racconto va avanti, diventa sempre più inquietante e tragica.


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In foto una scena del film A Ghost Story.
In foto una scena del film A Ghost Story.
In foto una scena del film A Ghost Story.
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