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cristian ferraro
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venerdì 6 gennaio 2017
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passengers. un film che non si lascia ricordare.
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Sesta opera da regista per Morten Tyldum da cui ci si aspettava non poco, visto l’ottimo riscontro avuto con il precedente The Imitation Game, pellicola che gli è valsa anche la candidatura all’Oscar come miglior regista. Invece, la delusione per la sua ultima fatica, Passengers, è parecchia. La sceneggiatura di Jon Spaihts (primo sceneggiatore di Prometheus; Doctor Strange; il prossimo La Mummia) è piatta, con dialoghi (non molti in realtà, vista la natura del film) abbastanza banali e di scarso impatto. Alla fotografia Rodrigo Prieto (La 25esima ora; 21 grammi; Alexander; I segreti di Brokeback Mountain; Argo; The Wolf of Wall Street; e il prossimo all’uscita Silence) e alle musiche Thomas Newman (Le ali della libertà; L’uomo che sussurrava ai cavalli; Vi presento Joe Black; American Beauty; Il Miglio Verde; Il ponte delle spie) vanno di pari passo con regia e sceneggiatura (almeno la coerenza si salva!), concorrendo a creare un film senza carattere.
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Sesta opera da regista per Morten Tyldum da cui ci si aspettava non poco, visto l’ottimo riscontro avuto con il precedente The Imitation Game, pellicola che gli è valsa anche la candidatura all’Oscar come miglior regista. Invece, la delusione per la sua ultima fatica, Passengers, è parecchia. La sceneggiatura di Jon Spaihts (primo sceneggiatore di Prometheus; Doctor Strange; il prossimo La Mummia) è piatta, con dialoghi (non molti in realtà, vista la natura del film) abbastanza banali e di scarso impatto. Alla fotografia Rodrigo Prieto (La 25esima ora; 21 grammi; Alexander; I segreti di Brokeback Mountain; Argo; The Wolf of Wall Street; e il prossimo all’uscita Silence) e alle musiche Thomas Newman (Le ali della libertà; L’uomo che sussurrava ai cavalli; Vi presento Joe Black; American Beauty; Il Miglio Verde; Il ponte delle spie) vanno di pari passo con regia e sceneggiatura (almeno la coerenza si salva!), concorrendo a creare un film senza carattere. Apprezzabile invece la scenografia di Guy Hendrix Dyas (X-men 2, Inception, Steve Jobs) che ci lascia qualche spunto di riflessione interessante. Il mini-super cast (Chris Pratt, Jennifer Lawrence) a poco o nulla è servito nel tentativo di risollevare le sorti di un’opera che solo all’inizio pare mostrare buone intenzioni.
L’astronave Avalon, che ospita a bordo più di 5.000 coloni in sonno criogenico, deve compiere un viaggio interstellare di 120 anni per raggiungere, dalla terra, il pianeta Homestead II, nuova futura casa per i terrestri. Durante il viaggio un impatto con uno sciame di meteoriti provoca diversi danni all’astronave, uno dei quali causa il risveglio anticipato, di circa 90 anni, di uno dei passeggeri, Jim Preston (Chris Pratt). Jim quasi subito si arrende ad un atroce destino di solitudine, con la sola compagnia del barista/robot Arthur (Michael Sheen) a confortarlo. L’eremitismo involontario del protagonista non tarderà (diciamo così) a terminare dal momento che un’altra passeggera, Aurora Lane (Jennifer Lawrence), si sveglierà dal criosonno e diventerà compagna (a tutti gli effetti) d’avventura del buon Jim. I due, insieme, dovranno cercare un modo per riparare i danni provocati all’astronave e, se possibile, tornare in sonno criogenico per potersi risvegliare stavolta al momento prestabilito, 90 anni dopo.
Il film del Norvegese Tyldum inizia con spunti interessanti che potrebbero rappresentare dunque i punti chiave attorno cui far girare la prossima ora e passa di pellicola. Purtroppo non è così! La parte coinvolgente, tutti in sala lo sanno, non può durare a lungo perché si sa che prima o poi l’entrata in scena della Lawrence romperà l’interessante solitudine di Chris e la piega che potrà prendere la storia, da quel momento in avanti, è facilmente e troppo banalmente immaginabile. Nessuna critica alla Lawrence, sia chiaro, sempre brava a calarsi nei personaggi che interpreta, ma allo svolgimento della trama. Quindi siamo giunti alla storia d’amore: lunga, matrimoniale, sdolcinata, armoniosa, egoista e noiosa! La fantascienza (o avventura, come qualcuno ha definito il genere a cui questo film apparterrebbe), ci si rende conto, fa solo da sfondo ad una storia d’amore non convenzionale soltanto per l’ambientazione. C’è l’ovvio tentativo, con il prosieguo della storia, di ritornare a qualche faccendina lasciata in sospeso. “Moriamo noi e tutti gli altri 5.000 passeggeri, oppure mettiamo un attimo da parte le smancerie, cerchiamo di riparare il possibile in questa maledetta astronave e facciamo un tentativo per arrivare in qualche modo a destinazione?”. “Ma si dai”. Anche qui delusione! Nessun colpo di scena. Tutto va come deve andare. Manca la tensione nelle scene chiave e non sono assenti, e accettabili per lo spettatore, ingenue (fin troppo!) e assurde imperfezioni nella costruzione della supermega tecnologica astronave. Imperfezioni accettabili se non fossero state decisive nello svolgersi della trama. Ma lo sono. A ciò si aggiungono le incongruenze che riguardano il processo stesso di criogenesi. In definitiva, il film scorre lento, manca di verve e alla fine è sembrato che fosse durato di più rispetto ai suoi 95 minuti ca. Pratt e Lawrence, complici molte cose che non funzionano intorno a loro, risultano bravi ma non eccelsi. Non si riesce a creare un legame tra i protagonisti e lo spettatore, il quale invece si annoia per gran parte del film. Piccola nota di merito per la scenografia di Guy Hendrix Dyas che ci consegna un’ambientazione super tecnologica, artificiale, lussuosa, fredda, in cui predomina un bianco senza sentimenti. Certo, è tutto temporaneamente meraviglioso sulla Avalon, con i suoi comfort ecc., ma resta pur sempre una macchina creata dall’uomo che mai potrà ideare qualcosa di tangibile che possa essere paragonata o che addirittura possa sostituire la Natura, a cui l’uomo non deve mai rinunciare e, come suo ospite, non deve mai dimenticarsi di prendersene cura (ad un certo punto Jim, pienamente annoiato dalla false bellezze della Avalon, pianta un verde albero al centro di un salone enorme e triste). Le banali ma decisive imperfezioni dell’astronave, infine, sono il frutto della superficialità umana che cresce proporzionalmente al migliorare della tecnologia a cui ci affidiamo sempre più, spesso dimenticandoci, a carissimo prezzo, chi ne è l’artefice.
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roby
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domenica 29 gennaio 2017
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una voce fuori dal coro
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Sono le due del mattino...appena tornato dal cinema in compagnia di mia figlia...12 anni . M'interessa poco esprimere una recensione, una critica , un commento al film ... la cosa più bella che desidero condividere , meglio ricordare di questa esperienza è l'intensità delle emozioni regalate da mia figlia al termine della pellicola... e... fuori dalla sala, le sue incalzanti domande... sui viaggi interstellari, le distanze infinte degli spazi siderali pressoché inavvicinabili alla comprensione di un adulto... men che meno di un bambino/a, i suoi interrogativi sul "criosonno"...a quell'incomprensibile.
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Sono le due del mattino...appena tornato dal cinema in compagnia di mia figlia...12 anni . M'interessa poco esprimere una recensione, una critica , un commento al film ... la cosa più bella che desidero condividere , meglio ricordare di questa esperienza è l'intensità delle emozioni regalate da mia figlia al termine della pellicola... e... fuori dalla sala, le sue incalzanti domande... sui viaggi interstellari, le distanze infinte degli spazi siderali pressoché inavvicinabili alla comprensione di un adulto... men che meno di un bambino/a, i suoi interrogativi sul "criosonno"...a quell'incomprensibile... mancato battito del cuore che...divide l'uomo dall'eternità...
"...ma papà, quell'astronave viaggiando alla metà della velocità della luce...quanta distanza può aver percorso..., davvero non capisco...!"
Poco fa...prima d'infilarsi sotto le coperte l'ho scrutata di nascosto...assorta nei pensieri con la calcolatrice in mano... nella vana ricerca di un'improbabile quanto inafferabile soluzione matematica...
Questo dunque...mi piace pensarlo... vuole essere per me, idealmente, "il commento"... la vera chiave di lettura a questo film che questa notte ha fatto e sta facendo sognare una bambina!
Buona vita a tutti.
Roberto e... Gloria
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mickey97
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martedì 3 gennaio 2017
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uno sci-fi sobrio e delicato con due grandi attori
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Passengers fin dal principio promette bene presentando nel cast due grandi attori più che noti nell'attuale paronama cinematografico, specie Jennifer Lawrence che oramai è divenuta un'icona e un'idea di base molto promettente ( un viaggio di 120 anni verso il pianeta Homestead II ed un risveglio improvviso in seguito alla rottura di una capsula di iberneazione, si tratta del povero Jim destinato alla solitudine dentro questa immensa navicella chiamata Avalon, una location tanto comoda ed attraente quanto triste e silenziosa non avendo nessuno con cui condividerla). Egli, versato in una circostanza così desolante, non gli resta altro che godersi i comfort a sua disposizione e intrattenersi con il barman robot Arthur, finchè dopo un anno di sconforto generale non decide di svegliare una donna che si chiama Aurora Lane.
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Passengers fin dal principio promette bene presentando nel cast due grandi attori più che noti nell'attuale paronama cinematografico, specie Jennifer Lawrence che oramai è divenuta un'icona e un'idea di base molto promettente ( un viaggio di 120 anni verso il pianeta Homestead II ed un risveglio improvviso in seguito alla rottura di una capsula di iberneazione, si tratta del povero Jim destinato alla solitudine dentro questa immensa navicella chiamata Avalon, una location tanto comoda ed attraente quanto triste e silenziosa non avendo nessuno con cui condividerla). Egli, versato in una circostanza così desolante, non gli resta altro che godersi i comfort a sua disposizione e intrattenersi con il barman robot Arthur, finchè dopo un anno di sconforto generale non decide di svegliare una donna che si chiama Aurora Lane.
Chriss Pratt e Jennifer Lawrence reggono alla perfezione un intero film, due bravissimi attori che recitano divinamente, la lawrence poi riconferma un'espressività sconfinata, lei potrebbe essere candidata per l'oscar ( alla stessa stegua di Sandra Bullock che ebbe la candidatura per Gravity ), così come Pratt di gran lunga superiore al Matt Damon di The Martian-sopravissuto. Questi attori protagonisti dello spazio hanno dovuto affrontare le proprie vicissitudini ma sia Pratt che la Lawrence hanno dovuto fronteggiare qualcosa di ben più grande rendendo perfettamente giustizia alle varie sfumature dei loro personaggi, lui nell'affrontare la solitudine e determinate scelte per l'amore della sua partner e lei nel far fronte a più emozioni contrastanti quali la rabbia per esser stata svegliata, l'amore che prova nonostante tutto e l'ammirazione nei confronti del suo uomo che in fin dei conti ha palesato più volte come volesse salvarla a tutti i costi. Passengers per tali ragioni, già solo per due attori così eccellenti non annoia nemmeno mezzo secondo ma ciò che poi colpisce è come il regista Morten Tyldum abbia trattato tuttta la storia così delicatamente, questo è il motivo per cui il film lo si gode fino in fondo scena dopo scena ed il pericolo love story è stato pienamente scongiurato, perchè l'approccio fra Jim e Aurora è stato così graduale e ben trattato da vivere la loro storia con annesse gioie e difficoltà ed inoltre si constatata come la coppia Pratt-Lawrence sia una delle migliori viste sul grande schermo. Un film in definitiva bellissimo dall'inizio alla fine.
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(di rudy_50)
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pocuszoen
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mercoledì 27 settembre 2017
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un buon film
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A mio parere un buon film, la fantascenza, è solamente il trampolino di lancio per una storia d'amore, una storia presumibilmente reale sotto il profilo dell'amore in se steso. In effetti, Jim studia profondamente per un anno il profilo di Aurora, lasciato nella banca dati dell'astronave, prima di procedere al suo risveglio dall'ibernazione. La fantasia dell'autore, sta nell'ambientare questa storia in un futuro poco lontano dal presente, tra poco saremo talmente tanti sulla Terra che si dovrà per forza pensare alla colonizzazione di nuovi pianeti, che siano Marte oppure Homestad II; e anche lo studio della curvatura spaziotemporale, ormai ricerca di molte università e supportato dalle leggi di Einstein, sarà l'elemento scatenante che porterà a queste esplorazioni-colonizzazioni profonde.
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A mio parere un buon film, la fantascenza, è solamente il trampolino di lancio per una storia d'amore, una storia presumibilmente reale sotto il profilo dell'amore in se steso. In effetti, Jim studia profondamente per un anno il profilo di Aurora, lasciato nella banca dati dell'astronave, prima di procedere al suo risveglio dall'ibernazione. La fantasia dell'autore, sta nell'ambientare questa storia in un futuro poco lontano dal presente, tra poco saremo talmente tanti sulla Terra che si dovrà per forza pensare alla colonizzazione di nuovi pianeti, che siano Marte oppure Homestad II; e anche lo studio della curvatura spaziotemporale, ormai ricerca di molte università e supportato dalle leggi di Einstein, sarà l'elemento scatenante che porterà a queste esplorazioni-colonizzazioni profonde. Quindi niente di assurdo nella trama, anzi, estremamente reale, almeno sotto il profilo tecnico. Un film a mio giudizio che tiene incollati allo schermo, sia per gli effetti speciali molto pregevoli senza esagerazioni, sia per la storia d'amore, sia per la trama che scorre bene senza forzature assurde; reale che un progetto così ambizioso come l'astronave Avalon possa incontrare qualcosa d'imprevisto come un campo d'asteroidi e che lo scudo frontale dell'astronave stessa non riesca a distruggere un asteroidi di proporzioni un po' troppo grandi.....anche se una deviazione di rotta doveva essere possibile.....in ogni modo, accaduto questo, il danneggiamento a seguito della perforazione dello scafo di un reattore, produce danni sulla nave stellare, e da qui la fantasia dell'autore crea una storia d'amore, una storia d'amore passionale, ricca e intensa, senza scadere nel volgare. Concludo, a mio parere ripeto un buon film, amanti o no della fantascenza, sicuramente da vedere.
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deborahm
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sabato 7 gennaio 2017
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un viaggio poco entusiasmante
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Siamo nell’Avalon, nave spaziale diretta ad Homestead II per la colonizzazione. Vediamo persone incubate, ibernate per affrontare un viaggio lungo 120 anni per scappare da un mondo forse troppo stretto, alla ricerca di nuove terre dove poter vivere, rifarsi una vita, costruire una propria casa.
Alla regia di “Passengers” troviamo Morten Tyldum, conosciuto già in occasione della scorsa edizione degli Oscar per la candidatura alla miglior regia in “The Imitation Game” e che in questo film si troverà a dirigere due grandissime star dell’attuale panorama Hollywoodiano: Chris Pratt e Jennifer Lawrence.
Il nostro viaggio sull’Avalon comincia assieme al personaggio Jim Preston (Chris Pratt), unico passeggero della nave a svegliarsi 90 anni prima dell’arrivo sul nuovo mondo, costretto a cercare soluzioni nel tentativo di non passare il resto della sua vita su una nave spaziale.
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Siamo nell’Avalon, nave spaziale diretta ad Homestead II per la colonizzazione. Vediamo persone incubate, ibernate per affrontare un viaggio lungo 120 anni per scappare da un mondo forse troppo stretto, alla ricerca di nuove terre dove poter vivere, rifarsi una vita, costruire una propria casa.
Alla regia di “Passengers” troviamo Morten Tyldum, conosciuto già in occasione della scorsa edizione degli Oscar per la candidatura alla miglior regia in “The Imitation Game” e che in questo film si troverà a dirigere due grandissime star dell’attuale panorama Hollywoodiano: Chris Pratt e Jennifer Lawrence.
Il nostro viaggio sull’Avalon comincia assieme al personaggio Jim Preston (Chris Pratt), unico passeggero della nave a svegliarsi 90 anni prima dell’arrivo sul nuovo mondo, costretto a cercare soluzioni nel tentativo di non passare il resto della sua vita su una nave spaziale.
Il protagonista troverà un amico in Arthur (Michael Sheen), robot barista sull’Avalon. Il rapporto tra i due mostra continuamente i limiti di Jim nell’accettare come unico amico e confidente un androide: un oggetto privo di sentimenti, che non conosce dolore o piacere. I tentativi di Jim nel mettere in difficoltà la mente programmata di Arthur gli sbatteranno in faccia la triste realtà: su quella nave lui è completamente solo.
Dopo un anno passato a provare le bellezze e i lussi della nave, Jim avverte la necessità di condividere i suoi spazi con una persona “vera”. Sarà il volto di Aurora Lane (Jennifer Lawrence), nascosto sotto lo strato di vetro della capsula, a salvare Jim Preston dai pensieri suicidi che lo attanagliavano. Vedendo in Aurora la compagna di viaggio perfetta, Jim prende la decisione di manomettere, ad insaputa della giovane donna, la sua capsula per liberarla/condannarla ad una vita sulla nave.
I due protagonisti del film si contrappongono sul piano sia estetico che caratteriale: da un lato troviamo lui, Jim Preston, umile meccanico salito sull’Avalon in cerca di uno scopo da attribuire alla sua vita, uomo dall’aspetto tenace, virile, ma dallo spirito tenero e colmo di debolezze. Dall’altro Aurora Lane, personaggio dalle forti ambizioni, che ripone nella scrittura le speranze di tutta la sua vita; figlia d’arte, è affermata come personalità di spicco sulla nave, tanto da meritare l’accesso a ricche colazioni “Gold”, al contrario del povero Jim. Quest’aspetto metterà in rilievo le discrepanze fra i due personaggi, totalmente differenti sotto il piano psicosociale, ma che troveranno il punto d’incontro in un amore che nel corso del film apparirà tutt’altro che spontaneo.
I due vivranno un anno di amore finché Aurora non scoprirà la mossa disperata di Jim. Il destino li porterà a vivere separati in una gabbia di metallo lunga un kilometro, ma che paradossalmente sembrerà essere troppo piccola per entrambi.
“Passengers” è un film senza pretese, che fa ripercorre i grandi classici del cinema moderno. Arthur riporta all’occhio attento dello spettatore la figura di Lloyd, barista in Shining. La storia dei due vede alle estremità il “Titanic” e “Gravity”, cercando di esaltare le Star del film, senza troppi impegni e riproponendo un citazionismo tutt’altro che ben accolto nel corso del film.
Il film sembra mancare di entusiasmo, risultando in alcuni punti scontato per alcune scelte narrative, finalizzate a raccontare una storia d’amore in cui la fantascienza fa solo da contorno.
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nicoladc89
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martedì 14 febbraio 2017
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un film senza troppe pretese... e meno male
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Alla fine della fiera Passenger è un film godibile.
Il rischio quando si affronta un film di fantascienza è quello di esagerare, di voler fare a tutti i costi il capolavoro di fantascienza, di stupire. Passengers il rischio non lo corre, la trama è semplice, perfino scontata, una sorta di Titanic verisione iperspaziale con un mash up di altri film a riempire 116 minuti non esaltanti ma piacevoli. Numerose, infatti, le citazioni ad altri film, 2001: Odissea nello Spazio, Gravity, Interstellar, Shining, The Martian oltre a Titanic.
Il risultato finale è un sci-fi godibile, molto più del ben più pretestuoso Arrival, proprio perché non è un "vorrei ma non posso" che nella fantascienza è a mio avviso un errore imperdonabile.
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Alla fine della fiera Passenger è un film godibile.
Il rischio quando si affronta un film di fantascienza è quello di esagerare, di voler fare a tutti i costi il capolavoro di fantascienza, di stupire. Passengers il rischio non lo corre, la trama è semplice, perfino scontata, una sorta di Titanic verisione iperspaziale con un mash up di altri film a riempire 116 minuti non esaltanti ma piacevoli. Numerose, infatti, le citazioni ad altri film, 2001: Odissea nello Spazio, Gravity, Interstellar, Shining, The Martian oltre a Titanic.
Il risultato finale è un sci-fi godibile, molto più del ben più pretestuoso Arrival, proprio perché non è un "vorrei ma non posso" che nella fantascienza è a mio avviso un errore imperdonabile.
Una storia d'amore come se ne vedono tante, senza però risultare troppo sdolcinata, ambientata in un contesto fantascientifico, manca un po' di patos e suspense, ma forse non avrebbe nemmeno senso metterceli, visto che è roba già vista.
Ottima la scenografia, che poi in un sci-fi del genere fa mezzo film.
In ultima analisi, Passengers è un po' come The Martian, un sci-fi mediocre se lo si considera sci-fi, un film discreto se lo si considera per quello che è: The Martian una commedia, Passengers un dramma romantico. Riesce pure ad essere un qualche cosa di diverso dal solito, pur essendo tutta roba già vista.
La Lawrence brava come sempre, Pratt meno ma comunque passa un bel po' di tempo da solo sullo schermo e non gli vorresti dare due randellate ed è già tanto, molto bravo Sheen nel ruolo dell'androide Arthur.
Voto 3/5, ho passato un paio d'ore gradevoli e a volte basta accontentarsi di questo (non tutti i film possono essere Interstellar, basterebbe capirlo prima di farli).
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flaw54
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lunedì 2 gennaio 2017
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con un certo fascino
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Film lento e non poteva essere diversamente, ma sempre più affascinante con il passare dei minuti. Ottimi e belli gli attori soprattutto una Lawrence mai così solare e affascinante e pregevole l'ambientazione che mette in risalto la solitudine dei protagonisti con la sua insoppribibile bellezza. Lo spazio è soltanto una scusa per affrontare temi quali la solitudine el'amore e devo ammettere che alla fine il film mi ha spinto verso profonde riflessioni. Certo la scelta di Pratt tra 5.000 passeggeri non era stata..... tra le peggiori!
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cloda85
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lunedì 2 gennaio 2017
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consigliato
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Bravi entrambi gli attori, ottimi effetti speciali, scenografia e sceneggiatura, mi aspettavo un film totalmente diverso ma son rimasto abbastanza soddisfatto, in fin dei conti è un film si di fantascienza ma volto a riflettere sulla solitudine terna in uno spazio profondo dove il cibo vero ti viene negato e solo con il risveflio di una seconda persona tra l'altro di sesso opposto la vita può meritare di essere vissuta fino in fondo, anche in condizioni estreme. Bravi gli attori, bravo il regista, certo non un capolavoro ma un film guardabilissimo e che mi rivedrei volentieri una seconda volta. Ninete di estremamente profondo dal punto di vista filosofico però se una sera non avete nulla da fare, vale la pena di essere visto.
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Bravi entrambi gli attori, ottimi effetti speciali, scenografia e sceneggiatura, mi aspettavo un film totalmente diverso ma son rimasto abbastanza soddisfatto, in fin dei conti è un film si di fantascienza ma volto a riflettere sulla solitudine terna in uno spazio profondo dove il cibo vero ti viene negato e solo con il risveflio di una seconda persona tra l'altro di sesso opposto la vita può meritare di essere vissuta fino in fondo, anche in condizioni estreme. Bravi gli attori, bravo il regista, certo non un capolavoro ma un film guardabilissimo e che mi rivedrei volentieri una seconda volta. Ninete di estremamente profondo dal punto di vista filosofico però se una sera non avete nulla da fare, vale la pena di essere visto.
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ashtray_bliss
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martedì 3 gennaio 2017
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l'arte di citare (e ripetere) film iconici.
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Passengers riesce abilmente ad amalgamare idee e sequenze di film iconici, focalizzandosi su una storia d'amore a lieto fine di quelle che conosciamo bene, perche' Hollywood ci ha ormai abittuati, dove cambia solo l'ambientazione e la location, non piu' terrena ma spaziale. Ecco allora che abbiamo un'astronave, Avalon, che compie un viaggio interstellare in rotta verso un nuovo pianeta, di una nuova galassia, pronto ad essere colonizzato da alcuni pionieri (riferimenti espliciti al capolavoro Interstellar, 2014). A bordo della nave, i passegeri, dormono nelle capsule criogeniche dato che il viaggio e' destinato a durare 120 anni, ma qualcosa va storto e Jim Preston, ingegnere, si sveglia per errore 90 anni prima di arrivare a destinazione.
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Passengers riesce abilmente ad amalgamare idee e sequenze di film iconici, focalizzandosi su una storia d'amore a lieto fine di quelle che conosciamo bene, perche' Hollywood ci ha ormai abittuati, dove cambia solo l'ambientazione e la location, non piu' terrena ma spaziale. Ecco allora che abbiamo un'astronave, Avalon, che compie un viaggio interstellare in rotta verso un nuovo pianeta, di una nuova galassia, pronto ad essere colonizzato da alcuni pionieri (riferimenti espliciti al capolavoro Interstellar, 2014). A bordo della nave, i passegeri, dormono nelle capsule criogeniche dato che il viaggio e' destinato a durare 120 anni, ma qualcosa va storto e Jim Preston, ingegnere, si sveglia per errore 90 anni prima di arrivare a destinazione. Nella prima mezz'ora della pellicola quindi seguiamo la solitaria e routinaria vita di Jim il quale deve sopravvivere in un ambiente dotato di ogni comfort ma privo di qualsivoglia presenza umana. Un isolamento spaziale e sociale che logora e corrode lo stato d'animo del protagnista (spunto di riflessione decisamente interessante che rimanda a Moon, 2010 e anche a Odissea 2001). In questo contesto di isolamento forzato, l'unico comforto di Jim e' rappresentato da un barista adroide, con spiccato senso dell'umorismo nonche' dispensatore di pillole di saggezza (il rimando e' inequivocabilmente quello di Shining, capoloro di Kubrick 1980). Dopo un intero anno pero' trascorso da solo il confinamento emotivo e spazziale inizia a turbare profondamente Jim che affronta un dilemma morale quando decide di svegiare di proposito Aurora (rimando inequivocaile alla fiaba della Bella Addormentata). Jim e' conscio che dovra' convivere con questa sua decisione e portare il peso di aver rovinato di proposito la vita di un'altra persona, ovvero Aurora Lane. Ma la storia va come deve andare, Aurora si sveglia e tra i due scoppia una meccanica passione, fatta di flert e battute fredde e rigide che porta ovviamente allo sbocciare dell'amore tra i due. Il tutto pero' e' destinato a crollare non appena Aurora scopre il vero motivo per cui si e' svegliata. Nel frattempo non solo l'amore di Jim e Aurora sta crollando, ma anche la loro navicella spaziale, la quale anno dopo anno, rileva disfunzioni e i segnali disseminati qua' e la' lasiano presagire il peggio. Nonostante tutto, la routine prosegue e tutto scorre via senza colpi di scena. La vera azione si concentra appena mezzora prima della fine. Anche qui pero' e' tutto pericolosamente prevedibile: l'eroe che mette a rischio la sua stessa vita per salvare il resto delle 5,000 persone a bardo della nave, la vittima che nonostante tutto perdona il suo carnefice e accetta il destino che lui ha scelto per lei (l'aspetto piu' orrido del film) ed infine il finale tipicamente all'americana con Aurora che esce nello spazio per riportare Jim sulla nave e ci riesce in extremis (l'ennesima scena copia-incolla, presa direttamente dal salvataggio di Matt Damon per mano di Jessica Chastain in The Martian, 2015). Un finale zuccheroso e prevedibile, insomma, dove l'eroe per giunta viene resuscitato entrando nella capsula rigenerativa (dove a sua volta c'era entrato anche Matt Damon ma senza ottenere i risultati di Jim Preston in Elysium, 2013). E vissero tutti felici e contenti.
In definitiva Passengers offriva delle idee originali e innovative e aveva seriamente coltivato delle grosse aspettative visto il trailer rilasciato, ma il tutto sfuma seqeunza dopo sequenza man mano che procede la visione. Ottimi gli effetti speciali (pochi e ben dosati) e riuscitissima l'ambientazione della navicella, dall'ambiente imprsonale, freddo e asettico la quale riesce a instaurare un senso di angoscia e claustrofobia anche nello spettatore. Altresi' riuscita nella prima parte del film e' la trasmissione del senso di abbandono che sperimenta Jim, e la frustrazione dell'essere costretti a vivere isolati fisicamente e socialmente dal resto del mondo. Un isolamento che grava e pesa su Jim come essere umano e che risulta davvero ben delineato creando empatia col pubbico. Da li' in poi pero' il film risulta pericolosamente piatto e normale nello svolgersi dei fatti, trascinandosi finno alla fine con poca suspense e veramente pochi colpi di scena. Anche l'introspezione dei personaggi perde spessore dal momento in cui entra in scena Jennifer Lawrence e la pellicola si rivela essere quello che realmente e': non uno sci-fi ma un melodramma romantico con ambientazione spaziale.
Bellissima la scena della piscina e della perdita di gravita' ma questo non salva un film che aveva un potenziale enorme che e' stato mal sfruttato e sviluppato. Bravi gli attori che reggono praticamente da soli il film, ma questo non basta a dare la sufficienza a Passengers. Il finale poi e' totalmente inverosimile e penalizzante.
Da fan dei sci-fi non posso dare voto piu' alto di 2.5/5.
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fabal
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lunedì 9 gennaio 2017
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devia le aspettative. ma lo fa bene
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Cinquemila persone sono ibernate a bordo della gigantesca astronave Avalon, per un viaggio che deve durare circa 120 anni. La destinazione è Homestead II, un pianeta ospitale su cui i terrestri fonderanno una nuova colonia. Ma durante il trentesimo anno di viaggio qualcosa va storto, una delle capsule di ibernazione registra un’avaria e il suo occupante si sveglia.
Parlare di trailer ingannevole per la commercializzazione di Passengers è ingeneroso: certo non abbiamo a che fare con un film di fantascienza canonico, ma nemmeno con una sdolcinata storia d’amore che sfrutta l’atmosfera futuristica per contrabbandare se stessa.
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Cinquemila persone sono ibernate a bordo della gigantesca astronave Avalon, per un viaggio che deve durare circa 120 anni. La destinazione è Homestead II, un pianeta ospitale su cui i terrestri fonderanno una nuova colonia. Ma durante il trentesimo anno di viaggio qualcosa va storto, una delle capsule di ibernazione registra un’avaria e il suo occupante si sveglia.
Parlare di trailer ingannevole per la commercializzazione di Passengers è ingeneroso: certo non abbiamo a che fare con un film di fantascienza canonico, ma nemmeno con una sdolcinata storia d’amore che sfrutta l’atmosfera futuristica per contrabbandare se stessa. Il film parte molto bene, creando subito la giusta atmosfera di isolamento con tanto di mistero.
La tensione poi cala, trasformando Passengers da film adrenalinico a uno esplorativo. Prima ambientale, esaltando le ottime invenzioni visive dell’astronave Avalon in tutti i suoi scomparti, da quelli meccanici a quelli ludici con alcuni omaggi ad altre celebri astronavi del cinema. Poi si passa all’esplorazione dell’animo umano, ai quesiti etici sulla legittimità di “fare propria” la vita di un altro, come per interrogarsi sullo spunto creazionistico originario e se esso sia, o non sia, un gesto di egoismo del creatore.
Poi una storia d’amore che sarà vissuta nel nulla, senza scopo, senza pubblico, nel silenzio totale: un motivo sufficiente per vivere?
Se certamente Passengers non regge il livello di rigore fantascientifico che un appassionato si attende, nemmeno si può dire, però, che lo deluda. Anzi, dopo la prima mezzora, il film di Tyldum è molto abile nel far sì che le aspettative prendano un’altra piega, non ingannando lo spettatore ma convincendolo che il vero contenuto di un’esistenza, anche futura, non risiede nei fantatecnicismi ma nel più antico dei tormenti umani: la solitudine. Con questa deviazione consensuale, Passengers diventa un film di sentimenti liberi dalla retorica, che trascina il cinefilo su una strada diversa da quella promessa senza però deludere o snaturare se stesso.
Certo le ingenuità non mancano: il passaggio ravvicinato a una stella senza tener conto del calore, il protagonista sbalzato fuori dall’astronave dimenticandosi che questa viaggia alla velocità della luce, per citarne solo due. Nel complesso però, si tratta di sviste perdonabili, compresa la poco credibile riparazione nel finale, poiché Passengers non si pone sul terreno del presuntuoso rigore tecnico, ma appunto su quello umano, risultando un film godibile che sa emozionare e, a tratti, in profondità.
Anche se non è un capolavoro, parecchi dettagli visivi (come la piscina o il distributore di vivande) e un paio di sequenze spaziali destano non poca meraviglia e permetteranno a Passengers di essere ricordato non solo per la bellezza di Jennifer Lawrence ma anche per una indiscutibile originalità che lo contraddistingue, e lo svincola dal confronto con qualsiasi colossal del passato.
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