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La pazza gioia, women movie del cinema italiano contemporaneo

Paolo Virzì, un regista che non fa l'intellettuale e ha trovato il suo spazio tra il cinema d'autore e quello popolare. Al cinema.
di Roy Menarini

La pazza gioia

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Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti sono Beatrice e Donatella, protagoniste del film di Paolo Virzì La pazza gioia. Al cinema.
lunedì 23 maggio 2016 - Focus

Il nuovo film di Paolo Virzì si candida fin da subito a costituirsi come women movie assoluto del cinema italiano contemporaneo. E forse anche europeo, come non deve essere sfuggito ai selezionatori di Cannes, di solito poco propensi a infilare - anche in sezioni collaterali - commedie (o "dramedy", detta all'americana) come La pazza gioia. Forse, e probabilmente non osiamo troppo nel prevederlo, questo potrà anche diventare un "queer cult" per gli anni a venire, non fosse altro che per la femminilità un po' sventata e la lunga carrellata di cambi d'abito e di make-up di una Valeria Bruni Tedeschi usata con straordinaria dismisura.
È altrettanto probabile che agli spettatori maschi La pazza gioia possa produrre qualche sentimento di irritazione. Elenchiamo i personaggi del film. Per Donatella: un partner farabutto che non riconosce il figlioletto e etichetta la sua ragazza come una prostituta, e un padre che si sfila dai suoi doveri paterni, sbarca faticosamente il lunario come pianista di orchestrine da bar e molla la figlia in difficoltà; per Beatrice: un ex marito ricco e sordido, che comunque - alla prima occasione - torna a letto con la donna che ha fatto internare, e un amante che le fa pipì in testa da un balcone per umiliarla. Per entrambe: un avventore di un centro commerciale che offre un passaggio in Suv per poi cercare di portarsele in un albergo a ore, e una sfilza di personaggi secondari ostili, imbarazzati, giudicanti, sballati.

Per Virzì queste due donne non sono solo vittime. Sono mezze matte, mercuriali, insopportabili e talvolta pericolose, rovinano tutto quel che toccano e bruciano le seconde occasioni, agiscono in maniera irrazionale e rischiano di spingere il prossimo a liberarsi di loro.
Roy Menarini

Tra di loro poi - entrambe sofferenti mentali - è tutto un bisticcio, un darsi della "pazza" (ed è una delle cose più divertenti del film), un approfittare l'una dell'altra, una disarmonia di caratteri inconciliabili.
Eppure, nella Pazza gioia e nella fuga che mettono in atto, c'è persino la possibilità che due persone così si riconoscano e si intonino sul dolore dell'essere anormali, e soprattutto che si capiscano in quanto donne, visto che - appunto - molti dei guai che attraversano sono strettamente legati alla negatività dell'universo maschile. Molto di solito si insiste sulla bravura di Virzì nella scrittura dei i personaggi, nel comprendere la società contemporanea e nella rappresentazione di universi narrativi credibili e autonomi. La sua astuzia (l'ennesimo ricorso alla canzone italiana, questa volta Gino Paoli; certi santini di personaggio tra gli assistenti della comunità terapeutica) non cozza contro sprazzi di verità incontestabili, né stride con una sensibilità fuori dal comune specie nel tratteggio di una donna, Donatella, che assume via via un'umanità commisurata al drammatico racconto delle sue scelte.


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In foto una scena tratta dal film La pazza gioia, dal 17 maggio al cinema.
In foto una scena tratta dal film La pazza gioia, dal 17 maggio al cinema.
In foto una scena tratta dal film La pazza gioia, dal 17 maggio al cinema.
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