Se sei a New York, o a Parigi, a Londra, a Istanbul o a Mosca e dici Fellini, tutti sanno chi è. Se dici Sorrentino o Tornatore... alcuni li conoscono. Ma se dici Morricone è come dire Fellini: lo conoscono tutti.
A 87 anni il maestro romano sta vivendo forse il momento più intenso della suo percorso artistico, che è vasto e lungo: parte dal 1946 con brani non da film, e arriva a noi attraverso 500 composizioni per lo schermo, grande e piccolo. Ha dunque vinto il Golden Globe con The Hateful Eight di Tarantino e concorre agli Oscar. Un "Academy" lo ha già ottenuto, alla carriera, nel 2007. L'Oscar onorario presenta una doppia lettura, una riduttiva, nel senso di un riconoscimento riparatore "nella competizione singola qualcuno ti ha sempre battuto, dunque ti riconosciamo per la tua opera complessiva". Ma il concetto può essere ribaltato "le strane dinamiche dell'Oscar ti hanno impropriamente penalizzato dunque meriti 'indiscutibilmente e globalmente' il riconoscimento". L'Oscar a Morricone non può certo essere riduttivo. È probabile che questi concetti vengano fra poco sorpassati, con un Oscar per The Hateful Eight. Quentin Tarantino, uno strepitoso riconoscimento all'italiano lo ha già attribuito con queste parole: "Ennio Morricone è il mio compositore preferito e non intendo un compositore cinematografico, intendo uno come Mozart, come Beethoven, come Schubert". Parole pesanti, dette da uno magari di parte e... un po' matto, ma che rimangono come marchi a fuoco.
Giganti
Che Morricone sia nel cartello dei giganti del cinema è, appunto, chiaro a tutti. Il "cartello", la storia, vanno contestualizzati. Comprendono miti e leggende, comprendono inventori che nel quadro di un film spesso sono importanti come il regista. Non devo spendere tante parole per dire quanto una colonna sonora identifichi un film, con registri diversi.
Modelli: Prokofiev, grande compositore russo "adattato" al cinema collaborò con Ejzenstejn in opere come Aleksandr Nevskij e Ivan il terribile, imponendo la sua impronta. Korngold, austriaco naturalizzato americano componeva per la Warner: Errol Flynn entra trionfante nella Londra di Elisabetta I o cavalca nella foresta di Sherwood al ritmo di Korngold. Steiner, viennese-americano (chimica forte) sinfonico grande e completo, è morto nel 1971 ma, dovunque si trovi adesso, non so come abbia accolto il suo magnifico tema di Via col vento applicato a Porta a porta e Clark Gable omologato a Bruno Vespa. Herrmann, nei titoli di La donna che visse due volte, con quella spirale, ti attanaglia lo stomaco e ti promette un'angoscia che verrà mantenuta. Waxman, tedesco-americano, nei titoli di Viale del tramonto, che scorrono sull'asfalto del Sunset Boulevard, ti indica subito il destino tragico del protagonista William Holden. Rozsa, ungherese-americano è titolare di due invenzioni non semplici, la musica dell'antica Roma, con Quo Vadis e Ben Hur, e quella medievale, con Ivanhoe, e moltiplica l'energia delle storie. Tiomkin declina la cadenza epica del west in film come Mezzogiorno di fuoco e Sfida all'O.K., Corral e scrive le canzoni relative per Frankie Laine. Il tema, altro classico radicato nelle memorie, dei magnifici sette è di Bernstein. Se Young si applicava a Istanbul e a Saigon ascoltavi il medio oriente e l'estremo oriente e c'eri dentro. A Barry dobbiamo il fraseggio dei titoli di 007: fa parte dell'"estetica" musicale del cinema del Novecento. Accompagnando sulla spiaggia, nella sequenza iniziale di Momenti di gloria, i giovani inglesi che parteciperanno alle Olimpiadi, Vangelis ti anticipa che la spedizione sarà "d'oro". John Williams ha firmato, oltre a centinaia di spartiti, le potenti, orecchiabili introduzioni di Superman, E. T. - L'extra-terrestre, Indiana Jones, e l'ultimo Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della forza che sta battendo i record di incassi.
È superfluo dire che su questa gente gli Oscar sono caduti a pioggia. E occorre anche dire che il cartello è ricco ma non può essere completo, con omissioni dolorose alle quali sei costretto quando devi raccontare una storia per sintesi.
Magnificenti
Tornando a Morricone. La motivazione dell'Oscar del 2007 recita: "per i suoi contributi magnificenti e sfaccettati all'arte della musica da film". È una formula concisa che però racconta benissimo le attitudini del musicista, capace di essere "tutti" quelli raccontati sopra: musica applicata alle emozioni e ai sentimenti, alle etnie e alle culture, al colosso e all'opera di qualità, musica che "affianca", musica che sovrasta. Tutto insomma.
Se devi scovare nella memoria immediata, certo ti arrivano le note dei film di Sergio Leone. Magari il fraseggio di Per un pugno di dollari. Un altro avvallo lo offre ancora Tarantino: "il mio rapporto con la musica del maestro viene da molto lontano: avevo otto anni quando, a causa della passione insana che mia madre nutriva per Clint Eastwood, mi vidi per la prima volta la Trilogia del Dollaro di Sergio Leone con le sue musiche". E poi tutto il resto.
Citerò alcuni dei molti autori che lo hanno chiamato: da Carpenter a De Palma a Levinson, a Nichols, a Stone. I titoli sono, come detto, moltissimi, alcuni sono classici da storia del cinema. I nomi del cartello sono in prevalenza americani, ci sono anche europei, ma intendo "accompagnare" Morricone con un altro italiano, Nino Rota, prediletto da artisti come Fellini, Visconti e Monicelli, fra gli altri. Davvero non aveva niente da invidiare ai personaggi di questo racconto.