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Star Wars: Episodio IV Una nuova speranza (1977)

Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana Luke Skywalker è un giovane orfano del pianeta Tatooine che, acquistati due droidi dai predoni, scopre che uno di questi porta dentro di sè il messaggio di una principessa in pericolo. L'unico a poterne sapere qualcosa è il vecchio Obi Wan Kenobi, saggio anziano, ultimo rimasto dell'ordine dei cavalieri Jedi. Kenobi comprende il pericolo e vede in Skywalker qualcosa di più di quello che è, motivo per il quale decide di portarlo con sè. Con l'aiuto del mercenario Han Solo e del wookiee Chewbecca i quattro tentano il salvataggio della principessa entrando a contatto con l'Impero, la grande forza che tiene in scacco la galassia, e con il suo generale più potente, Darth Vader, anch'egli a suo tempo un Jedi.
L'esperienza cambierà definitivamente Luke Skywalker risvegliando in lui la Forza, un antico potere che scorre in tutti i cavalieri Jedi. Si unirà così alla resistenza e lotterà per distruggere la Morte Nera (roccaforte e al tempo stesso arma dell'Impero) assieme alla principessa Leia e Han Solo.


L'araldo del nuovo cinema commerciale, il profeta che chiude un'era e instaura un nuovo rapporto tra realtà e finzione.

Gabriele Niola

Nato come progetto commerciale che alimentasse la ricerca più sperimentale che George Lucas stava portando avanti, sia con la fantascienza di L'uomo che fuggì dal futuro sia con il period movie di American graffiti, Guerre stellari diventerà un impero a sè, più grande delle intenzioni dello stesso creatore e ben presto fuori dal suo comando.


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Star Wars: Episodio V L'Impero colpisce ancora (1980)

Dopo la distruzione della Morte Nera i ribelli stanno compattando le fila per combattere l'Impero che ha in mente di ricominciare la costruzione della sua arma segreta. Luke Skywalker, scampato ad un attacco sul pianeta Hoth, si sposta nel sistema Dagobah per essere addestrato dal maestro Yoda e finalmente diventare un vero Jedi. Parallelamente Han Solo e la principessa Leia sono braccati da Darth Vader, il quale ha capito che solo in questa maniera potrà trovare il giovane Skywalker a cui è tanto interessato.
Quando i due si rifugiano da un vecchio amico di Han Solo, Lando Carlissian, un cacciatore di taglie avverte Darth Vader che, piombato in loco, fa prigioniero Han Solo in una lastra di carbonio e poi affronta Luke Skywalker quando questi arriva a salvare i suoi amici.


Un nuovo inizio della saga in cui partono un secondo "viaggio dell'eroe" e la mitologia della lotta all'impero

Gabriele Niola

Al secondo episodio Guerre stellari prende la forma della saga, conclude il film con un finale sospeso che rimanda all'episodio seguente e incastra le vicende dei singoli personaggi all'interno di un equilibrio più ampio, uno in cui i rapporti di forza e le relazioni iniziano a intrecciare nodi che non possono essere risolti in un solo film.
Scritto da Lawrence Kasdan e Leigh Brackett, il secondo capitolo non è una fase interlocutoria ma di fatto un nuovo inizio dopo che il precedente concludeva la propria storia. Inizia la mitologia della lotta all'impero, i protagonisti si separano e di fatto parte un secondo "viaggio dell'eroe". George Lucas rimane la mente dietro tutto il progetto ma cede sia la sedia di sceneggiatore che quella di regista (a Irvin Keshner). Il risultato è un film per certi versi più solido e meno debitore dal punto di vista visivo ad altre fonti, ma inevitabilmente anche meno iconico e più al servizio di una grande strategia.


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Star Wars: Episodio VI Il ritorno dello Jedi (1983)

Senza aver ancora completato il suo addestramento Jedi, Luke Skywalker torna sul pianeta Tatooine per liberare da Jabba The Hutt, Han Solo e gli altri membri della resistenza che avevano tentato invano di salvarlo. Dopo un rocambolesco salvataggio, gli altri fanno ritorno alla flotta stellare, mentre Luke si rimette in marcia verso il sistema Dagobah per terminare il proprio addestramento Jedi. Quando arriva però trova uno Yoda morente per vecchiaia e riceve la visita dello spirito di Obi Wan Kenobi che gli conferma la rivelazione che aveva chiuso il film precedente e che Leia è sua sorella.
I ribelli intanto hanno appreso che è in costruzione una seconda Morte Nera e intendono distruggerla con un doppio attacco. Mentre i caccia prendono di petto la flotta imperiale, un plotone più piccolo scenderà su una delle lune di Endor; da lì infatti si può disattivare lo schermo che protegge la stazione imperiale. L'imperatore però ha previsto tutto e vuole attirare Skywalker per farlo passare dalla propria parte, lasciando che il lato oscuro della Forza lo seduca.
Mentre la resistenza cerca di portare a termine il proprio piano, Luke Skywalker segue quindi il richiamo della Forza e del suo destino entrando nella Morte Nera per affrontare Darth Vader.


Un solido blockbuster in grande stile, lontano dal carattere indipendente del primo film, con grande approfondimento dell'idea spirituale alla base della saga

Gabriele Niola

Il capitolo conclusivo della trilogia originale di Guerre stellari sposta nuovamente l'ambientazione. Dopo un iniziale passaggio a Tatooine, già visto nel primo film, sceglie il paesaggio terrestre che ancora non aveva mostrato, quello boscoso, per lo scontro finale. Il richiamo al fantasy si fa qui sempre più stringente e ineludibile. La Morte Nera è un grande castello in cui regna l'imperatore e lo scontro è portato avanti in un bosco assieme agli Ewok, piccoli orsetti rimasti all'era primitiva nativi di quelle zone, tra trappole e inganni.


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Star Wars: Episodio I La minaccia fantasma (1999)

Il regno pacifico di Naboo denuncia l'imminente invasione da parte della Lega dei Commercianti, ma la Repubblica, paralizzata dalla corruzione dilagante e dalla burocrazia del Senato, sceglie di non intervenire. Solo i Cavalieri Jedi Qui-gon Jin e Obi-wan Kenobi si recano a Naboo per proteggere la regina Amidala, in pericolo di vita, e condurla in salvo sul pianeta Tatooine. Qui i Jedi faranno la conoscenza di un bambino fuori dall'ordinario, Anakin Skywalker: Qui-gon è convinto che si tratti del Prescelto, destinato un giorno a riportare equilibrio nella Forza.
Pochi film come Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma nella storia del cinema hanno dovuto affrontare una missione altrettanto impossibile in termini di soddisfazione dello spettatore. Arrivare dopo 16 anni di silenzio (l'ultimo film uscito della saga di Guerre stellari risaliva al 1983) e cercare di essere all'altezza di una trilogia adorata da una fetta consistente della popolazione del globo è un compito improbo persino per lo stesso creatore della saga. George Lucas lo affronta a viso aperto, incurante delle inevitabili critiche, in ogni caso inferiori a quelle copiose (e meritate) per aver rivisitato la trilogia originale, aggiungendovi ossimorici inserti digitali. La computer graphics sfoggiata in Episodio I corrisponde al massimo sforzo tecnologico possibile a cavallo dei due millenni e permette di trasformare i nuovi scenari immaginati da Lucas in mondi incantati di grande fascino. Lo spirito del meraviglioso, tra Meliès e il Barone di Münchausen, guida Lucas al punto di allontanarlo sempre più dallo spirito della trilogia originaria, pessimista e "sporca" dove la nuova creazione è asettica e rasserenante.


La computer graphics trasforma i nuovi scenari immaginati da Lucas in mondi incantati di grande fascino, ma allontana il regista dallo spirito della trilogia originaria

Emanuele Sacchi

La stranezza di utilizzare effetti speciali molto più avanzati per raccontare una storia ambientata in un'epoca antecedente non influisce sull'intento di Lucas, interessato solo a realizzare quel che ha sempre avuto in mente, senza più limiti di budget e tecnologia. Così facendo, però, il regista dimentica come la presenza di quei limiti stimolasse forzatamente la creatività, obbligasse, forse, ad approfondire una trama che in questo capitolo sembra troppo spesso procedere con il pilota automatico. In Episodio I lo stupore lascia spazio alla complicità del fan saccente, e questo è solo in parte dovuto alla natura di prequel dell'opera, visto che abbondano nuovi personaggi e sottotrame. Ma i primi non si avvicinano lontanamente alla statura degli eroi degli altri episodi, mentre le seconde espandono la cosmogonia senza andare oltre il mero accumulo di informazioni marginali nel complesso della saga. Qui-gon, maestro di Obi-wan Kenobi, non si discosta dall'idea stereotipata di cavaliere Jedi, e Jar Jar Binks, la bizzarra creatura che parla in esperanto e dovrebbe costituire il lato comico della vicenda, spicca principalmente per la sua inutilità e assenza di empatia presso grandi e piccini (nel giro di breve tempo Jar Jar diverrà il personaggio più detestato della saga).


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Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni (2002)

Dieci anni dopo gli eventi di Episodio I, Padme Amidala da Regina di Naboo è divenuta Senatrice della Repubblica. I Jedi Obi-wan Kenobi e Anakin Skywalker sventano un attentato ai suoi danni, che li conduce alla scoperta di una cospirazione su vasta scala di separatisti anti-repubblicani. Mentre Obi-wan indaga fino al remoto sistema Camino, dove scopre un esercito di cloni assemblato dalla Repubblica senza che il Consiglio dei Jedi sia stato informato, tra Anakin e Padme nasce l'amore, clandestino ma impossibile da estinguere.
Dopo la parziale delusione di Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma, sulle spalle del secondo episodio della trilogia prequel di George Lucas gravava il fardello di ristabilire il feeling con i fan della prima ora di Guerre stellari e insieme conquistare nuovi adepti. Un compito ostacolato da un'altra trilogia di enorme successo uscita contemporaneamente: Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, capace di ridefinire il concetto di blockbuster contemporaneo nell'era del digitale (e che curiosamente condivide un villain interpretato da Christopher Lee, qui in un goffo e vampiresco omaggio ai suoi personaggi dell'era Hammer). Ma la "corsa agli armamenti" di Star Wars verso il primato nell'avanguardia tecnologica e nella perizia degli effetti speciali rischia di trasformarlo nella cosa più lontana che esista dallo spirito originario della saga che fu di Han Solo e Chewbacca. L'episodio della saga che in assoluto dovrebbe essere più emozionale, incentrato su una storia d'amore maledetta fin dalla sua nascita, come le liaisons tra Lancillotto e Ginevra o Romeo e Giulietta, si traduce in un'algida macchina dello spettacolo, in cui di fronte alla tecnologia recedono non solo i sentimenti ma lo stesso storytelling.


George Lucas cede al "lato oscuro" della tecnologia e procede per accumulo di meraviglie, costruendo un'algida macchina dello spettacolo

Emanuele Sacchi

Girato completamente in digitale e concepito per una visione ideale se riprodotto attraverso dispositivi numerici, Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni cade vittima della sua innovazione. Come già nelle Special Edition della trilogia originale, discusse rielaborazioni digitali di titoli che avrebbero dovuto essere intoccabili, George Lucas cede al "lato oscuro" della tecnologia e procede per accumulo di meraviglie. Il conseguente sovraffollamento di oggetti in ogni singola inquadratura distrae eccessivamente dal soggetto principale, alterando il feeling che si dovrebbe instaurare tra spettatore e filmico. L'esatto contrario della fantascienza antropocentrica della trilogia originale, figlia della space opera di Flash Gordon e di uno spirito avventuroso capace di comunicare con il pubblico di tutto il mondo. Come è possibile stabilire un contatto analogo con protagonisti irrigiditi e smarriti di fronte a un blue screen inutilmente riempito di "cose" in post-produzione?


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Star Wars: episodio III La vendetta dei Sith (2005)

Anakin Skywalker e Obi-wan Kenobi liberano il Cancelliere Palpatine, prigioniero del Conte Dooku, e assestano un colpo decisivo ai separatisti, nella guerra dei Cloni combattuta tra questi e la Repubblica. Ma troppe sono le ansie che occupano la mente di Anakin: Padme è incinta e le visioni dal futuro promettono sciagure, mentre il Consiglio dei Jedi si rifiuta di nominarlo Maestro Jedi e lo incarica di sorvegliare il Cancelliere, sospettato di essere il Signore Oscuro dei Sith. Anakin sarà presto costretto a scegliere se attenersi ai principi impartiti da Obi-wan, in cui ha sempre creduto, o se cedere alla tentazione di una presunta onnipotenza per correggere il futuro.
Il momento più atteso della trilogia prequel di Guerre stellari, annunciato sin dal trailer del primo episodio, è quello in cui Anakin Skywalker cede il passo a Darth Vader, trasfigurazione biomeccanica al servizio dell'Impero, capace solo di dispensare morte e dolore. Un climax troppo a lungo rimandato, ma dal fascino tale da giustificare una trilogia di film costellata di momenti pleonastici. George Lucas pospone più che può il redde rationem, occupando quasi un'ora di film nel tentativo di ricongiungere i diversi fili rimasti pendenti: in primis la Guerra dei Cloni, approfondita nel lungometraggio di animazione Star Wars: Clone Wars, da cui viene recuperato il capo dei droidi General Grievous. Tutti i difetti che gravavano sugli episodi precedenti della trilogia prequel si ripresentano immutati, finché l'angoscia di Anakin sul futuro suo e di Padme ha narrativamente il sopravvento e determina l'esito, attesissimo benché arcinoto, del destino suo e dei Cavalieri Jedi.


L'incanto di personaggi e situazioni che hanno cambiato la storia del cinema risolleva la trilogia prima della sua conclusione, sino a vette ormai impensabili

Emanuele Sacchi

L'uso della tecnologia appare più in armonia, rispetto al passato, nei confronti della materia trattata, guidato da una cappa di oscurità crescente, man mano che la Repubblica completa la sua transizione verso il sinistro Impero Galattico. Seppure i termini in cui è raccontata restino semplicistici, la metamorfosi politica che domina Episodio III, ovvero la nascita di un regime dittatoriale sotto scrosci di applausi, è guidata da uno spirito sinceramente democratico che restituisce umanità alla saga di Lucas e che, in ultima analisi, permette di (ri)accostarla alla contemporaneità e ai pericoli che affliggono la nostra società. L'universo di Star Wars non sembra più un sistema isolato in cui le emozioni sono coltivate in vitro come nei capitoli precedenti della trilogia, ma torna a rappresentare, o quantomeno prova a farlo, lo specchio di un animo umano, tormentato dai dubbi e dalle tentazioni che affliggono i comuni mortali. Benché Lucas confermi la sua inadeguatezza a scrivere dialoghi memorabili sul piano emozionale, l'intensità della vicenda cresce con l'avvicinamento del suo climax, fino a ricongiungersi con la magia della trilogia originale. Riaffiorano così antiche sensazioni sopite, mentre personaggi ridotti a silhouette semoventi, come Obi-wan Kenobi o Yoda, riprendono vita e riacquisiscono senso. Ancora una volta la saga di George Lucas prospera nella tragedia, guadagnando in spessore quanto più si avvicina ai temi ancestrali che già furono di Eschilo e Sofocle: non a caso gli episodi narrativamente più completi e drammaticamente più intensi sono quelli segnati dal Lato Oscuro e da un destino avverso, ossia Star Wars: Episodio V - L'impero colpisce ancora e questo terzo episodio.


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George Lucas, un uomo da 200 milioni di dollari

La Nuova Hollywood è cresciuta tra la cucina, il salotto e la spiaggia della casa di due produttori, moglie e marito, Julia e Michael Phillips. Con La stangata vincono l'Oscar per il miglior film (1973), fanno un sacco di soldi e comprano una villa vista mare a Malibù. I connotati del cinema americano li cambiano non tanto scrivendo, finanziando o scoprendo nuovi talenti (anche, certo) ma trasformando quelle mura in un open space dove le menti più creative del periodo trovano rifugio. Sono assidui, tra gli altri, Brian De Palma, Steven Spielberg, Francis Ford Coppola, un tizio sovrappeso che va in giro sempre armato (John Milius) e George Lucas. In casa Phillips, e soprattutto sulla spiaggia, Steven ha l'intuizione per trasformare un modesto romanzo nel primo blockbuster di tutti i tempi (Lo squalo, 1975) George e Francis fondano l'American Zoetrope e John, be', lui lucida tavole da surf. Dopo un paio d'anni e un mezzo infarto durante la lavorazione di un'oscura opera di fantascienza su cui nessuno vuole scommettere, Lucas chiede a Spielberg cosa davvero pensi di Guerre stellari, visto in anteprima; l'amico scrive la risposta su un bigliettino. «Sarà un successo e incasserà 20 milioni di dollari». Invece di milioni ne porta a casa 200. E non è che l'inizio.


Il creatore dell'universo filmico di Star Wars passa il testimone a J.J. Abrams per Episodio VII - Il risveglio della forza.

Mauro Gervasini

George Lucas, classe 1944, maniaco degli effetti speciali visivi, sperimentatore, regista, sceneggiatore, produttore. Uno dei principali cineasti del 900. Capace, con la saga di Star Wars, di creare un immaginario filmico di inesauribile potenza. Oggi il testimone è passato a J.J. Abrams, ma la sceneggiatura del nuovo Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della forza, dal 16 dicembre nelle sale di tutto il mondo, porta anche la firma di Lawrence Kasdan, che già collaborò a Star Wars: Episodio V - L'Impero colpisce ancora e Star Wars: Episodio VI - Il ritorno dello Jedi, oltre ad avere scritto I predatori dell'Arca perduta, da Lucas prodotto.
In fondo, una grande factory che mette insieme anche Spielberg e la sua storica "socia" Kathleen Kennedy, per dieci anni, dal 2002 al 2012, co-direttrice con George della LucasFilm, fino alla definitiva acquisizione da parte della Disney e all'inizio di una nuova era con il "creatore" ai margini. George Lucas non ha partecipato alla realizzazione di Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della forza, ma dice di avere apprezzato il lavoro di Abrams


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