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Regina per una notte

Attrice e autrice di saldo talento, Emmanuelle Bercot ha sbaragliato l'ultima edizione di Cannes dirigendo A testa alta e interpretando Mon roi a fianco di Vincent Cassel.
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di Marzia Gandolfi


martedì 1 dicembre 2015 - Celebrities

Attrice e regista, Emmanuelle Bercot è stata la grande attrazione della sessantottesima edizione del Festival di Cannes. Anima divisa in due, ha aperto le danze col suo film (A testa alta) e si è congedata con il premio all'interpretazione femminile nella passione distruttrice di Maïwenn (Mon roi). Emmanuelle Bercot non è nuova a Cannes, che diciotto anni prima l'aveva ricompensata per Les Vacances, un cortometraggio che anticipa la sua grande ossessione: l'adolescenza. La maggior età, raggiunta muovendosi davanti e dietro la macchina da presa, non ha ridotto il suo interesse per quell'intervallo dell'esistenza, nato nell'infanzia e accanto a uno zio educatore di minori, adolescenti e difficili. Se A testa alta è il punto culminante di una filmografia dedicata dall'autrice all'età acerba, l'adolescenza attardée è il ruolo preferito dall'attrice. Da Clément, primo lungometraggio in cui impersona una trentenne perdutamente innamorata di un tredicenne, a Mon roi, dove incarna un'eterna adolescente 'spezzata' a forza di amare il "re dei coglioni", è la pubertà il tema prediletto. Età ribelle che confronta ogni volta con un adulto, età scomoda spesa troppo spesso nella precarietà (affettiva o materiale), età inesauribile come il suo cinema.

Dopo il fallimento spettacolare di Grace di Monaco lo scorso anno e soirée de gala quasi sempre americane e quasi mai folgoranti sul piano artistico, il festival di Cannes ha trasformato gli abbagli delle paillettes in emozioni forti, puntando sul cinema ostinato di Emmanuelle Bercot, che si accorda con il reale e mette in scena un ragazzo selvaggio che non ha orizzonti fuori che lui. A testa alta possiede un titolo a immagine del ruolo che gli è stato affidato, quello di un 'piccolo' film che ha 'marciato' valorosamente sotto le luci solenni di Cannes. Lontano dall'onda mediatica, che ha travolto e gratificato la Bercot, A testa alta esce in sala e prosegue la sua corsa fortunata. Al centro, un orfano di padre ripudiato da una madre immatura e recuperato dall'ostinazione di due adulti che rifiutano di abdicare il loro ruolo davanti ai muri alzati da Malony, imprevedibile e irrequieto sotto il cappuccio.

Erede di Maurice Pialat (L'Enfance nue) e Jacques Doillon (Le Petit Criminel) piuttosto che di François Truffaut, nessun carrello lirico converte la scontrosità del giovane protagonista, Emmanuelle Bercot è attrice e autrice vigorosa. Che diriga o interpreti, che si opponga o si arrenda, che trascenda o trattenga, è dotata di un'energia elettrica che declina l'amore nelle sue forme differenti e dentro relazioni sempre singolari. Ispirata dall'adolescenza, quell'età che si esprime sovente con gli eccessi, Emmanuelle Bercot la corrisponde attraverso regie e performance che esprimono quegli stessi eccessi dando l'impressione di non recitare mai, una sensazione di naturalezza, di spontanea emotività, di impercettibile vulnerabilità. Corpo e anima nelle lacrime, le crisi e le risate del suo (ultimo) personaggio, l'attrice francese assorbe la sostanza della cultura popolare e incarna ancora una volta una donna che vive una relazione divorante e (auto)distruttiva. Reinventare l'amore sembra essere un'altra delle magnifiche ossessioni della Bercot che non giudica mai i sentimenti confusi e ardenti dei suoi personaggi, quelli che dirige e quelli in cui è diretta.

Accanto a Vincent Cassel, maschio dominante da cui (come la protagonista) fino alla fine non riusciamo a staccare gli occhi, compone la coppia tossica di Mon roi. Coppia che Maïwenn precipita in un sentimento accecante all'inizio e poi lentamente all'inferno. Separazioni e riconciliazioni, litigi furiosi e dichiarazioni d'amore, sono i poli tra cui rimbalza una relazione impetuosa che lo spettatore risale all'indietro in cerca delle ragioni che spingono Tony a provare a salvare un discorso che la consuma. Filtro d'amore e veleno letale, il re di Vincent Cassel, perverso, narcisista e bipolare, è lo scoglio contro cui frange un'attrice solida e irriducibile a far esistere il suo personaggio. Una donna incline alla depressione e alla malinconia che la rendono instabile quanto il consorte. Due protagonisti incredibili che non riescono a sentire allo stesso tempo: lui vive l'attimo, lei nel dubbio di un avvenire incerto.

Autrice e attrice di drammi sociali, Emmanuelle Bercot filma e incarna l'essenziale, sfrondata di orpelli e sciolti i capelli. Diretta in passato da Bertrand Tavernier, Benoît Jacquot e Olivier Assayas è con Maïwenn (Polisse) che esce dall'anonimato e riparte la sua (già) stimabile carriera. Firma uno degli episodi più riusciti, certamente il più drammatico, della commedia machista con Jean Dujardin e Gilles Lellouche (Gli infedeli), dirige Catherine Deneuve in Elle s'en va, interpreta l'agente eroica della polizia dei minori col vizio dell'alcol in Polisse e ottiene finalmente il consenso (unanime) della critica e del pubblico. Regina per una notte, vince sul palcoscenico di Cannes una battaglia ardua preferendo la verità del personaggio all'archetipo, la donna alla diva. Senza sofisticazioni e senza artifici, Emmanuelle Bercot emoziona più che abbagliare coi piedi a terra e nel tessuto sociale, di cui fila e agisce la trama.

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