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Kingsman - Secret Service, intervista a Colin Firth e Taron Egerton

I protagonisti 'gentleman' del film di Matthew Vaughn.
di Marianna Cappi

In foto una scena del film con i protagonisti Colin Firth e Taron Egerton.
Colin Firth (59 anni) 10 settembre 1960, Grayshott (Gran Bretagna) - Vergine. Interpreta Galahad nel film di Matthew Vaughn Kingsman - Secret Service.

lunedì 2 febbraio 2015 - Incontri

Per Colin Firth non è la prima volta, ma un ritorno su un sentiero già esplorato. Firth, infatti, è già stato una spia, nell'intenso noir di Tomas Alfredson del 2011, La talpa. Per Taron Egerton, invece, o meglio, per il suo personaggio, i servizi segreti sono un'assoluta novità e richiedono un duro programma di addestramento e il superamento dei compagni nelle prove preparatorie. Harry Hart (Colin Firth) fa il tifo per lui: è il suo pupillo, oltre che il figlio di un compagno perduto sul campo.
Dove accade tutto questo? In Kingsman - Secret Service, il film di Matthew Vaughn ispirato al fumetto di Mark Millar e Dave Gibbons.
Abbiamo incontrato i due interpreti a Roma, in occasione della presentazione del film alla stampa.

Botte da orbi col sorriso sulle labbra: (anche) questo è Kingsman - Secret Service. Forse James Bond è diventato troppo serio? Il film di Matthew Vaughn vuol dirci questo?
Firth: Non è un attacco a Bond, e tra i riferimenti non c'è solo Bond; è piuttosto un modo di perorare la causa di un genere di film, come quelli del vecchio 007, più giocosi e satirici. È un genere che, nel tempo, si è evoluto divenendo sempre più macho e steroideo. A me piacciono questi film, come mi piace il personaggio di Batman, per il suo lato oscuro, la sofferenza che c'è dentro, ma credo che oggi ci sia anche spazio per film che si prendono meno sul serio, come fa questo.

Non solo Bond, dunque. Per esempio anche The Avengers, giusto?
Firth: Giusto. C'è l'ombrello di John Steed, ci sono gli occhiali di Harry Palmer, alcuni gadget tipici di James Bond: c'è tutto un omaggio a questo genere di cultura popolare, compresi i film della serie di Flint con James Coburn, che erano già un mix di vari elementi.
Egerton: Io la vedo come una lettera d'amore di Matthew ai film di quando era ragazzo, un omaggio ai loro autori.

Nel film il rapporto tra i vostri personaggi è un rapporto mentore-allievo, che tipo di rapporto avete instaurato, invece, sul set?
Firth: Lo stesso rapporto, con la differenza che sul set il mentore era lui! Egerton: Ah ah ah! No, io sono il più giovane e sono curiosissimo rispetto all'esperienza di Colin. Il set è stato molto bello, perché in fondo il rapporto tra i personaggi è un rapporto di affetto e per poterlo rendere credibile sullo schermo si deve instaurare un particolare tipo di rapporto anche fuor di finzione, tra gli attori. È quello che Colin ha fatto con Emma Stone sul set di Woody Allen. Fa parte del lavoro degli attori offrire almeno l'apparenza di una relazione. Credo di poter dire che io e lui siamo andati d'accordo, anche perché Colin è una persona veramente veramente gentile.

Mr Firth finora ci aveva abituato a personaggi più posati, vederlo in un action è un po' una novità. Perché ha scelto questo ruolo e come crede che reagirà il suo pubblico?
Firth: Non so come reagirà il pubblico, non capisco mai come reagisce e non mi metto nemmeno a cercare di capirlo. Quando scelgo qualcosa non ragiono mai in termini di genere, devo trovarla interessante e ci devo vedere almeno un buon motivo per farlo. In questo caso è stato Matthew Vaughn. Credo che occupi un posto unico nel cinema inglese di oggi, quello che fa è sempre diverso ma è sempre un'impresa audace e coraggiosa. Questo film, per esempio, ha qualcosa di Kick-Ass ma è anche molto differente. Non ero entusiasta soltanto dell'idea di dovermi allenare molto fisicamente, ma poi è stato bello.

Nel film si assiste ad una vera e propria iniziazione all'eleganza, nella cornice di una sartoria di Savile Row. Qual è stata la vostra iniziazione personale su questo fronte?
Egerton: Il costume in questo film ha un ruolo importante e contribuisce a definire il personaggio. Io parto con un look ben preciso e mi trasformo nel corso del film, anche attraverso il cambiamento d'abito, fino a diventare un vero e proprio Kingsman. È una trasformazione fisica e caratteriale profonda, non lontana da quella di My fair lady. Il costume, per esempio, condiziona la postura: parto ingobbito e finisco impettito, sicuro di me. Non sono Daniel Day Lewis, ma mi è piaciuto vestire un abito su misura. È stata una bella esperienza. Ma sono cose che voi italiani sapete bene, no?
Firth: Quando ero giovane non ero affatto interessato all'eleganza o ai vestiti, portavo i capelli lunghi e il piercing all'orecchio. L'eleganza è qualcosa che aiuta quando si matura. Adesso mi aiuta a sentirmi più a mio agio. Il mio battesimo è stato l'incontro con Tom Ford, non per i vestiti ma per la saggezza che lui sa abbinarci.

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