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Il diavolo veste sado

Il piacere che non c'è in 50 sfumature di grigio.
di Roy Menarini

In foto Jamie Dornan e Dakota Johnson in una scena di Cinquanta sfuamture di grigio.
Dakota Johnson (30 anni) 4 ottobre 1989, Austin (Texas - USA) - Bilancia. Interpreta Anastasia Steele nel film di Sam Taylor-Johnson Cinquanta sfumature di grigio.

domenica 15 febbraio 2015 - Approfondimenti

Come previsto, le stroncature della versione cinematografica di 50 sfumature di grigio non si contano. E non poteva essere altrimenti, visto che il film di Sam Taylor-Johnson fa di tutto per deludere le aspettative erotiche dello spettatore avido di trasposizione. Si potrebbe parlare per ore dell'efficacia dei due protagonisti, della scelta degli spazi e delle location, del ritmo del montaggio o dei dialoghi, ma quel che conta davvero è che 50 sfumature di grigio non mostra ciò che il romanzo esplica. C'era ben poca scelta, si dirà: o un film vietato ai minori di 18 anni o questo compromesso fatto per ovvii motivi di allargamento della platea. E se, come dice giustamente il critico A. O. Scott del New York Times, per quanto mal scritto il romanzo aveva il merito di consegnare al lettore la pornografia che si aspettava, al film - con una storia così inconsistente - non rimane nulla. Detto questo, bisogna ammettere che c'è poco di rappresentabile nell'universo cosiddetto BDSM (quello di tipo sadomasochistico e legato a pratiche di dominazione e sottomissione). Si tratta con tutta evidenza di pratiche erotiche che, apparentemente eccessive per la morale comune, implicano una profonda conoscenza di se stessi e un processo di lenta trasformazione del dolore in piacere. Il tempo che il romanzo probabilmente aveva e che il film, pur lungo, non possiede. La descrizione grafica del BDSM è ridicola di per sé, e per di più gli anni passati hanno fatto sì che il tutto sia stato ampiamente metabolizzato dal pubblico. L'evocazione del piacere di chi pratica BDSM non ha alcuna presa per chi osserva dall'esterno scene sadomaso, e ciò che provano i due amanti nel film è del tutto inattingibile emotivamente, per quanto Anastasia si morda le labbra o sospiri tremante tra paura e godimento.
È vero che il successo dell'intero universo "sfumature" si basa su un altro tipo di intuizione e di domanda: che cosa fareste se il principe azzurro, ricchissimo e molto bello, fosse un appassionato di dominazione sadica? E in sottotesto: in che cosa si trasformerebbe un romanzo d'amore da spiaggia se si introducesse la pornografia BDSM? Il risultato è noto. Succederebbe un boom editoriale senza precedenti.
E sarà anche boom cinematografico, forse confermato dai seguiti, mancante però dell'aspetto sessuale (si vede poco in generale) e della sfida dell'erotismo proibito (appena evocata da un paio di sculacciate e qualche laccio alle mani). Il piacere al cinema è una faccenda maledettamente complicata. E molto seria. Vale anche per la rappresentazione del cibo, altro caso in cui non possiamo attingere a quel che vediamo, e dobbiamo giocare di fantasia. Il confine tra capacità di suggestionare, eccitare, provocare in un film è sempre confinante col suo contrario, ovvero noia, ilarità, distanza. L'erotismo al cinema è perennemente il frutto di un'assenza, ma francamente - nell'epoca di Youporn e dell'accesso a tutte le rappresentazioni possibili del sesso - questa Justine pop alle prese con un Bressac/De Sade del capitalismo estremo lasciava ben altre speranze.
Se invece, come probabile, è tutta una manovra per trasportare il giovane pubblico di Twilight a un nuovo livello di trasgressione sentimentale ed erotica (siamo ancora una volta di fronte a una vergine), possiamo capire. E gli esercenti giustamente ringraziano, senza che per questo dobbiamo cambiare idea sulla qualità del film.

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