Il condominio dei cuori infranti

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Un film di Samuel Benchetrit. Con Isabelle Huppert, Gustave Kervern, Valeria Bruni Tedeschi, Tassadit Mandi, Jules Benchetrit.
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Titolo originale Asphalte. Commedia drammatica, Ratings: Kids+13, durata 100 min. - Francia, Gran Bretagna 2015. - Cinema uscita giovedì 24 marzo 2016. MYMONETRO Il condominio dei cuori infranti * * * - - valutazione media: 3,32 su 36 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Un asfalto che fiorisce Valutazione 4 stelle su cinque

di ValterChiappa


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mercoledì 1 novembre 2017

Cosa si può trovare  in un palazzone fatiscente e semidiroccato, fra le strade più squallide che ci siano, sotto un cielo perennemente e uniformemente grigio?
Ce lo racconta Samuel Benchetrit in “Il condominio dei cuori infranti”. “Asphalte”, il titolo originale, è ben più efficace di quello melodrammatico scelto dai traduttori italiani: una superficie grigia, rugosa ed uniforme, senza soluzione di continuità. Questo è il mondo dipinto da Benchetrit; ma il suo asfalto fiorisce grazie ad una pianta tenace e resistente, forte al punto da bucarne la dura superficie, capace di produrre un fiore semplice e perenne: il fiore dell’Umanità.
Nell’alveare di una banlieau parigina sei personaggi costituiscono tre improbabili ed imprevedibili coppie: un astronauta americano (Michael Pitt), caduto non si sa come dallo spazio sul tetto del condominio, viene accolto in casa da Madame Hamida (Tassadit Mandi), un’anziana algerina che vive all’ultimo piano; Charly (Jules Benchetrit), ragazzo abbandonato a sé stesso dalla famiglia assemte, aiuta Jeanne Meyer (Isabelle Huppert) attrice famosa negli anni ’80, ma ora decaduta, sconclusionata ed incline all’alcool; Sterkowtiz (Gustave Kervern), un uomo abbrutito dalla solitudine, incontra di notte un’infermiera triste (Valeria Bruni Tedeschi).
Semi sull’asfalto, che germoglieranno.
L’algerina e l’americano non hanno parole in comune, ma sanno comprendersi. Lei accoglie quel giovanotto dal viso di bamboccione come solo sa fare, come un figlio (il suo è in galera). Lo colma di attenzioni, gli prepara il couscous. E lui, caduto dal nulla, atterrato nel nulla, si sentirà a casa.
Charly è affascinato dai trascorsi artistici di Jeanne. Vedono insieme vecchi film in bianco e nero (citato, dal reale passato della Huppert, il bellissimo “La merlettaia”). Lei non ha più sogni, né ruoli da inseguire, né la forza per saper recitare. Gliela ridonerà Charly e il suo ultimo personaggio non sarà per il pubblico, ma per sé stessa.
Sterkowitz, ridotto dopo un infortunio a muoversi in carrozzina, va nottetempo a comprare cibo dal distributore automatico del vicino ospedale. All’uscita l’infermiera fuma pensierosa durante la pausa. Conversano faticosamente, ma quell’incontro fugace diventa l’appuntamento fisso verso cui il povero cristo si trascina penosamente; quelle poche parole la sua ragione di vita, la sola. Invaghitosi, si trasformerà per la sua bella in un inverosimile fotografo, immortalando i grigi cieli che vede dalla finestra di casa. E dalla carrozzina si rialzerà.
Tre storie di cadute, quella materiale dell’astronauta, l’amaro declino di chi un giorno è stato in alto, l’abisso di chi precipita nello squallore di una vita senza nessuno. Un solo Salvatore: l’Amore. L’amore che si declina nelle sue possibili sfaccettature: l’amore di una madre, la corrispondenza d’amorosi sensi che è tipica dell’arte, l’amore che più semplicemente fa battere il cuore per una donna. Storie piene di poesia, che il registro surreale e l’uso dell’ironia accentuano. Poesia leggera, soave, pennellate di rosa, che si staccano dal plumbeo sfondo del reale. Ma per Samuel Benchetrit anche un modo di raccontare in maniera diversa le banlieau, che il regista ben conosce. Non più covi di rabbia, violenza, miseria (si pensi a “L’odio” di Mathieu Kassovitz), ma non-luoghi, deserti di asfalto appunto, dove la parte migliore dell’uomo può emergere ancora dalle macerie della società. Il racconto non può che avanzare lento, il fiore fa fatica a bucare l’asfalto, ma le storie si intessono tenui ma inesorabili e i piccoli, tristi, tenerissimi eroi di “Il condominio dei cuori infranti” entrano dritti nel cuore.
Non si è mai soli. Ecco cosa ci dice Samuel Benchetrit. Affranti, avviliti, emarginati dalla società, provati dalle vicissitudini della vita, in qualsiasi modo caduti, potremo sempre rialzarci. Caduti, ma sempre Angeli, pronti a spiccare il volo, per quanto grigio sia il cielo.
Voto: 8

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