La nostra terra

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Un film di Giulio Manfredonia. Con Stefano Accorsi, Sergio Rubini, Maria Rosaria Russo, Iaia Forte, Nicola Rignanese.
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Commedia, durata 100 min. - Italia 2014. - Visionaria uscita giovedì 18 settembre 2014. MYMONETRO La nostra terra * * 1/2 - - valutazione media: 2,73 su 20 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

Una commedia corale dalle tinte pastello Valutazione 0 stelle su cinque

di Aloisa Clerici


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martedì 30 settembre 2014

Giulio Manfredonia fu applaudito nel 2008 per la regia di un film coinvolgente e per niente facile: “Si può fare”, che raccontava con ironia e garbo la vita in una comunità di malati mentali dove Claudio Bisio supportava brillantemente il ruolo di capo-cantiere. Più di recente si è avvicinato alla satira politica dirigendo Antonio Albanese prima in “Qualunquemente”, poi in “Tutto tutto niente niente”. Oggi troviamo “La nostra terra”, un’interessante commedia corale che segue lo stesso canovaccio di “Si può fare”, ma affronta un argomento diversamente spinoso: la realtà mafiosa. Nell’antefatto, la famiglia di Nicola Sansone, noto boss della mafia pugliese, in un tempo lontano si è illecitamente impadronita di un podere di proprietà della famiglia di Cosimo (un impetuoso Sergio Rubini), un contadino vecchio amico di Sansone, che ne diventerà fattore di famiglia. Dopo l’arresto del boss, le stesse terre verranno confiscate dallo Stato e assegnate ad una cooperativa preposta al recupero del territorio tramite attività agricole che però, a causa dell’ostilità del contesto locale e dal profondo radicamento di un sistema corrotto capillare e perverso, non riesce ad avviarsi. Qui entra in scena un bravo Stefano Accorsi nei panni di Filippo, un serio e goffo burocrate di Bologna, esperto di leggi-antimafia che dopo anni di esperienza da ufficio, scende in campo per risollevare le sorti della cooperativa e operare per il “bene comune”. Voglia di riscatto, rassegnazione, paura, rabbia e indignazione sono i sentimenti che si alterneranno durante il viaggio di Filippo. E i coloriti confronti con Cosimo, in uno scontro ideologico-culturale, porteranno i due a scontrarsi, a studiarsi e poi ad incontrarsi in un’area comune intrisa di ambiguità e diffidenza e a rincorrersi lungo un percorso ad ostacoli, fatto da due linguaggi diversi e lontani; un passaggio obbligato per chi come loro gioca in prima linea e decide di andare fino in fondo, di percorre la strada del cambiamento, della crescita come animale sociale e come essere umano. Un tema attuale e pulsante, quello della legalità e della giustizia del nostro Sud, che ancora si tende ad accogliere con fatale indulgenza senza prenderne le distanze, considerandola una forma distorta e acquisita della nostra logorata cultura. Il film è stato giudicato dalla critica un buon contributo socio-culturale, invece come opera filmica un prodotto “buonista”, che predilige scelte rassicuranti piuttosto che la viva provocazione, il rischio della verità. I partecipanti dell’associazione compongono infatti, più che una comunità, una vera squadra-antirazzismo di elementare destinazione, dove sono ospitate le più comuni diversità sociali: un omosessuale, un uomo di colore, un uomo con handicap fisico. Personalmente, ho apprezzato proprio questa semplicità, la genuinità dell’intento, l’ironia fresca di alcuni personaggi (Iaia Forte è esilarante nel ruolo della stralunata donna-pro-bio!) e gli attribuisco il merito di aver portato sul grande schermo, in un momento drammatico come l’attuale, un messaggio chiaro avvalendosi di toni scanzonati e divertenti; una formula dedicata ad pubblico di ampio spettro, quello meno smaliziato e introdotto, che è forse il tassello che manca per costruire e completare una coscienza comune consapevole e combattiva. E chissà mai che a qualcuno non venga voglia di seguire le orme di Filippo e di sperimentare cosa significhi “sporcarsi le mani”, nel nome di un ideale. aloisaclerici@gmail.com

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