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Luca Miniero: 'Racconto le contraddizioni dell'Italia'

In 'La scuola più bella del mondo' scontro tra Napoli e Toscana.
di Paola Casella

Il regista Luca Miniero con i protagonisti de La scuola più bella del mondo, Rocco Papaleo e Christian De Sica.
Luca Miniero (52 anni) 17 gennaio 1967, Napoli (Italia) - Capricorno. Regista del film La scuola più bella del mondo.

lunedì 10 novembre 2014 - Incontri

Da Napoli Luca Miniero, classe 1966, si è trasferito nella Milano da bere fresco di laurea in lettere e ha cominciato a farsi strada come regista pubblicitario, per poi passare al cinema in coppia con Paolo Genovese. Il loro lungometraggio di debutto, Incantesimo napoletano (David di Donatello nel 2002), parlava già del contrasto Nord-Sud che sarebbe diventato il tema centrale della carriera di Miniero, una volta scisso il sodalizio artistico con Genovese: da Benvenuti al Sud a Benvenuti al Nord a Un boss in salotto, il cinema del regista e sceneggiatore napoletano fa incontrare, e scontrare, napoletani e milanesi, napoletani e bolzanini, e, ne La scuola più bella del mondo, napoletani e toscani.

Quanto c'è di autobiografico?
Qui c'è soprattutto il mio amore per la Toscana: è ambientato nella provincia di Siena, io abito a Firenze, e l'aspetto del "napoletano fuori" mi ha sempre colpito. È come la sicilianità per Ficarra e Picone, una continua fonte di ispirazione.

Che nel suo caso si declina quasi sempre come contrapposizione fra Nord e Sud.
Il mio obiettivo è quello di parlare non tanto del Nord e del Sud ma dell'Italia nelle sue contraddizioni. C'è il contrasto iniziale che regge la trama, ma soprattutto ci sono i problemi tragicomici che attraversano tutta la penisola, che nel mio ultimo film sono i problemi della scuola, sia al Nord che al Sud.

Il suo senso dell'umorismo sembra spesso prendere una piega surreale.
Non so se questo sia positivo, è una caratteristica involontaria del mio modo di raccontare, al limite del fiabesco.

Rocco Papaleo è un suo alter ego?
Un po' sì, mi diverte molto, trovo che sia un attore straordinario. Mi piace il suo modo di intendere il sud senza retorica e allo stesso tempo senza indulgenza, amo la sua maschera.

E poi è un raffinato, come lei.
Non so dire se sono un raffinato, certo il mio cinema tecnicamente non è mai "buttato via": m'ammazzerebbero i produttori, con quello che gli faccio spendere... Ho un modo di girare complesso, dal punto di vista stilistico faccio sicuramente un tentativo di ricerca.

In che consiste la complessità del suo linguaggio?
Ne La scuola più bella del mondo ho voluto rischiare con la commedia. Ho preferito gestire vari linguaggi: dall'animazione, alla comicità di Rocco e Christian, alla presenza dei bambini sul set, alla musica, molto presente in una commedia che è quasi un musical.

Anche dal punto di vista registico ha scelto una maggiore complessità: riprese dall'alto, inquadrature non tradizionali.
Sì, attraverso l'utilizzo di droni e di elicotteri. Penso che la commedia italiana abbia bisogno di movimento e di colore, e questa possibilità me la davano la complessità tecnica delle scene e la presenza dei bambini sul set. È la misura che preferisco, pensi alla pantomima dell'arrivo di Benvenuti al Sud.

Però è essenzialmente un regista popolare.
Mi piace essere non commerciale ma proprio popolare, a prescindere dagli incassi.

È una mia impressione, o De Sica e Papaleo non funzionano benissimo come coppia comica?
In realtà non vengono utilizzati come coppia comica, tranne nelle scene del letto o del cane: La scuola più bella del mondo è un film corale, il confronto fra Christian e Rocco non è come quello Bisio-Siani, è sempre mediato dalla presenza dei bambini. In realtà mi interessava prendere i due attori singolarmente: la genialità di Christian nella gag della telecamerina, quella di Rocco nella gag con il cane. E mi piaceva la loro sfida di tornare bambini.

Come si inserisce il suo film nel "filone scolastico" del cinema italiano?
Più che l'istituzione scolastica, il film racconta il passaggio dall'infanzia all'adolescenza. La scuola è l'anima di questo paese, e il fatto che non sia cambiata più di tanto nel ritratto che ne danno i vari film sull'argomento la dice lunga sullo stato dell'Italia.

Si era posto qualche modello cinematografico?
Certo, ma non per imitarlo, perché sono film dal linguaggio completamente diverso: La scuola di Daniele Luchetti, Io speriamo che me la cavo della Wertmuller.

La scuola più bella del mondo si apre con una dedica agli "undici fiori del Melarancio". Che significa?
Si riferisce a una tragedia che ha colpito il mio quartiere 31 anni fa: 11 ragazzi fra i 12 e i 13 anni che si recavano in gita scolastica al Lago di Garda hanno perso la vita nella galleria Melarancio, sull'autostrada vicino a Firenze. Fu un momento molto scioccante per la mia città, in particolare per il quartiere Vomero: qualcuno di loro frequentava la mia scuola, avevamo la stessa età. È un ricordo che ha accompagnato me come molti napoletani della mia generazione, e ho voluto rendere loro omaggio.

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