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ripagrandeluca
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domenica 17 novembre 2013
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anche i grandi piangono
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se la noia è arte questo film consacra polansky come massimo artista vivente
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alerampi
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domenica 17 novembre 2013
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teatro al cinema
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teatro visto al cinema; all'inizio la Seigner mi sembrava imitare il personaggio di Julia Roberts in Pretty Woman ; il protagonista maschile è un sosia di Vasco Errani .... assomigliava tanto che mi pareva di sentirlo parlare in romagnolo....non sono riuscito a immedesimarmi nel gioco erotico....anche perchè la Seigner ha i lineamenti troppo duri .......per essere seducente.
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m.romita
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venerdì 15 novembre 2013
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venere deve essere nuda
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Polanski che supera se stesso ; un film veramente straordinario .
Sera, un teatro di terz'ordine, se ne sono andati tutti , un regista / autore, deluso, si prepara a tornare a casa dove una fidanzata l'aspetta per la cena . Una giornata pesante, passata a fare provini ad attrici aspiranti alla parte della protagonista. Parte importante , difficile, ed attrici totalmente non all'altezza, apprendiamo.
E compare una donna , un tipo ; vestita di pelle e borchie, volgare, anche .
Ma lo spettatore stupito comprende subito che è entrato in scena la Donna, il personaggio chiave , Venere in pelliccia . Ed è subito grande Teatro, la magia del teatro , e la magia del grande cinema , anche.
E dal borsone della donna escono straordinari abiti di scena , ed accessori inimmaginabili ( una pistola, ad un certo punto ).
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Polanski che supera se stesso ; un film veramente straordinario .
Sera, un teatro di terz'ordine, se ne sono andati tutti , un regista / autore, deluso, si prepara a tornare a casa dove una fidanzata l'aspetta per la cena . Una giornata pesante, passata a fare provini ad attrici aspiranti alla parte della protagonista. Parte importante , difficile, ed attrici totalmente non all'altezza, apprendiamo.
E compare una donna , un tipo ; vestita di pelle e borchie, volgare, anche .
Ma lo spettatore stupito comprende subito che è entrato in scena la Donna, il personaggio chiave , Venere in pelliccia . Ed è subito grande Teatro, la magia del teatro , e la magia del grande cinema , anche.
E dal borsone della donna escono straordinari abiti di scena , ed accessori inimmaginabili ( una pistola, ad un certo punto ). Una comunissima sciarpona di lana , lunga, ampia, diventa una pelliccia bellissima , morbida e seducente e sensuale al tatto .
Lei conosce tutte battute , si rivela pian piano attrice straordinaria , e donna straordinaria . Non più giovane, ma pienamente donna , padrona di sè che diventa padrona della situazione . E incalza il regista-autore , e i ruoli si confondono . Lei recita la parte , poi ne esce e suggerisce una nuova scena iniziale : straordinaria . E da qui in poi il personaggio femminile trascende nel Mito , diventa Venere e prende definitivamente il soppravvento . Il personaggio maschile che nella finzione dell'opera teatrale, facendosi schiavo, intendeva ottenere la posizione del Dominus , ecco che crolla : e l'uomo, il regista-autore , cede con lui ; ed è lui il suo personaggio ed è lui definitivamente dominato in una scena finale che non è possibile raccontare ma bisogna vedere.
Film straordinario , nel vero senso del termine , ma non per tutti . Se avesse il successo di pubblico che merita sarei veramente sorpreso e felice.
Massimo Romita
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aesse
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venerdì 15 novembre 2013
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in quel teatro c’e’ un mondo!
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La nuova uscita del prolifico Polanski “Venere in pelliccia”, che non so trattenermi dal definire subito come superlativa, è un adattamento cinematografico dell’omonima pièce di David Ives che è un’ennesima variazione intorno all’archetipo del masochismo, gusto sessual-esistenziale sdoganato dal barone Von Masoch alla fine dell’800.
Da allora milioni di seguaci di tale tendenza comportamentale hanno ingrassato il florido business che la accompagna. Questo film però in nessun modo appartiene a questo filone perché racconta di una cosa per dirne un’altra partendo da un archetipo, passando per il mito di Venere per approdare al mito dei miti cioè quello di Adamo ed Eva.
Proprio così perché all’interno di un teatro scalcinato, probabilmente parigino, comunque francese, si incontrano un regista che sta effettuando un casting per trovare la protagonista ideale per il suo adattamento di “La venere in pelliccia” e un’attrice che pretende quella parte.
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La nuova uscita del prolifico Polanski “Venere in pelliccia”, che non so trattenermi dal definire subito come superlativa, è un adattamento cinematografico dell’omonima pièce di David Ives che è un’ennesima variazione intorno all’archetipo del masochismo, gusto sessual-esistenziale sdoganato dal barone Von Masoch alla fine dell’800.
Da allora milioni di seguaci di tale tendenza comportamentale hanno ingrassato il florido business che la accompagna. Questo film però in nessun modo appartiene a questo filone perché racconta di una cosa per dirne un’altra partendo da un archetipo, passando per il mito di Venere per approdare al mito dei miti cioè quello di Adamo ed Eva.
Proprio così perché all’interno di un teatro scalcinato, probabilmente parigino, comunque francese, si incontrano un regista che sta effettuando un casting per trovare la protagonista ideale per il suo adattamento di “La venere in pelliccia” e un’attrice che pretende quella parte. E’ lì, con un improbabile scenario di cartapesta, memoria di tante diverse rappresentazioni, che un uomo e una donna danno origine ad un mondo. Proprio come Adamo ed Eva che, nella rivitalizzazione ironica di Polanski forse omaggio alla sua Emanuelle Seigner diventano Eva e Adamo. Questo avviene perché il tema del film è un inno al miracolo del recitare che rende possibile quel frenetico entrare e uscire non solo fra realtà e rappresentazione (e chissà quale sia l’una e l’altra!) ma anche e soprattutto fra attrice e regista, vittima e carnefice e fra uomo e donna fino al punto di consegnarci nella spelndida, tutta filmica, scena finale il regista-vittima-carnefice- uomo- donna, legato e impotente ad un grosso cactus non casualmente immagine fallica e fallocratica per eccellenza.
ANTONELLA SENSI
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(di antonio montefalcone)
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mammut
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giovedì 14 novembre 2013
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spettacolare
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il solito polanski. sembra di essere a teatro. 2 soli attori ma tanto tanto contenuto
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lucaapollo
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giovedì 14 novembre 2013
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la magia del teatro e thrill vero.
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Polanski mette molte belle cose in questo film: la magia del teatro nel cinema, la grande recitazione, il racconto psicologico alla Schnitzler, il tema della stanza chiusa con due persone.
Due grandi attori, un Mathieu Amalric frastornato e una Emmanuelle Seigner straordinaria e d’un erotismo possente, distillato dall’età diciamo matura. Quasi quasi non si fa caso al botox.
Si assiste alla demolizione di un uomo, Thomas, regista e autore di una pièce tratta da Sacher-Masoch, delle sue sicurezze esteriori e presuntose, da parte di Wanda, l’attrice giunta apparentemente per caso a chiedere di lavorare.
In un crescendo di identificazione tra ruoli teatrali e vere personalità, scambi di parte e accelerazioni, Wanda precipita il povero regista in un vortice nel quale perde completamente il controllo.
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Polanski mette molte belle cose in questo film: la magia del teatro nel cinema, la grande recitazione, il racconto psicologico alla Schnitzler, il tema della stanza chiusa con due persone.
Due grandi attori, un Mathieu Amalric frastornato e una Emmanuelle Seigner straordinaria e d’un erotismo possente, distillato dall’età diciamo matura. Quasi quasi non si fa caso al botox.
Si assiste alla demolizione di un uomo, Thomas, regista e autore di una pièce tratta da Sacher-Masoch, delle sue sicurezze esteriori e presuntose, da parte di Wanda, l’attrice giunta apparentemente per caso a chiedere di lavorare.
In un crescendo di identificazione tra ruoli teatrali e vere personalità, scambi di parte e accelerazioni, Wanda precipita il povero regista in un vortice nel quale perde completamente il controllo.
Wanda non è solamente padrona ma anche plasmatrice e dunque creatrice della sua vittima. Semina segni di natura divina, come il manoscritto di misteriosa provenienza e le impressionanti intuizioni sulla fidanzata del regista. E alla fine giustamente pretende di essere riconosciuta come dea.
Ci sono momenti di tensione forte e il finale è un vero climax.
Polanski, che peraltro ha ripreso un pezzo teatrale di David Ives, rovescia la lettura del libro di Sacher-Masoch (“E l’onnipotente lo colpì. E lo consegnò nelle mani di una donna”), trasformando l’onnipotente proprio nella donna. Forse, chissà, per convincerci di averne grande considerazione.
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