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ggiannino
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lunedì 25 novembre 2013
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straordinario!
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Per me è un capoalvoro,da non perdere assolutamente.
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lofamo
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lunedì 25 novembre 2013
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troppi significati probabili
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Per la comprensione del film occorre pensare che Roman Polanky e Emmanuelle Seigner nella vita sono marito e moglie e le atmosfere e le simbologie potrebbero essere quelle delle loro complicità, dei loro rituali, del loro rapportarsi gerarchico. Il film è aperto a troppi significati probabili, trascende dal sentire comune, non aiuta. Può suscitare un certo interesse la presenza scenica della Seigner, la vivacità e la sicurezza dei dialoghi, l’impronta complicata della personalità del regista.
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francesca romana cerri
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domenica 24 novembre 2013
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la magia del teatro senza l'assoluto.
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Che dire ! Polansky è un grande regista e il pretesto è ovviamente stupendo: cosa si vuole di più di un film , con un unità di tempo, azione e luogo, concentrato su due protagonisti un uomo e una donna. Tutto faceva presagire che il film avrebbe toccato l'anima, che avrebbe messo al centro l'Essere umano. E di fatto lo mette al centro, ci racconta di due che presi dal provino ( regista e attrice) e intenti a provare i personaggi cominciano a rivelare parti intime di sè, in un continuo alternarsi di realtà quotidiana e prova teatrale che a un certo punto acquista più realtà e spessore della vita normale. La magia e la potenza del Teatro c'è tutta ma.
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Che dire ! Polansky è un grande regista e il pretesto è ovviamente stupendo: cosa si vuole di più di un film , con un unità di tempo, azione e luogo, concentrato su due protagonisti un uomo e una donna. Tutto faceva presagire che il film avrebbe toccato l'anima, che avrebbe messo al centro l'Essere umano. E di fatto lo mette al centro, ci racconta di due che presi dal provino ( regista e attrice) e intenti a provare i personaggi cominciano a rivelare parti intime di sè, in un continuo alternarsi di realtà quotidiana e prova teatrale che a un certo punto acquista più realtà e spessore della vita normale. La magia e la potenza del Teatro c'è tutta ma....Mancano le sottigliezze, manca di gradualità nel rapporto, tutto sembra già intuibile dall'inizio. Manca della seduzione il mistero, è tutto un pò regalato. Manca la solitudine dei due che avrebbe reso il loro momentaneo incontro sul palco più assoluto, più esistenziale. Il ritmo del film è troppo omogeneo è un continuo dialogo senza pause tese, manca di musicalità l'orchestrazione della parola che avrebbe avuto bisogno di silenzi e respiri per reggersi. Il personaggio di lei è al limite dell'antipatico, invece doveva essere più profondo. Lui è molto umano,ma manca tragicamente di sex appel. E' un buon, forse buonissimo film, ma senti che il pretesto è talmente eccellente che tutto il resto è aldisotto.
Tuttavia fà pensare a come il momento del gioco, del teatro, il momento dell'extraquotidiano ha il potere di avvicinare mondi lontani e di farli toccare . L'incontro in quell'area libera che si chiama Teatro è L'Incontro per definizione fuori dagli schemi, fuori dai ruoli consolidati, fuori dalle regole sociali. Allora diventa un luogo, il palco dove poter mettere in discussione tutto, anche i ruoli sclerotizzati del maschio e della femmina nello scoprire quanto di maschile c'è nella donna e quanto di femminile c'è nell'uomo.
La chiusura con il balletto di lei però è un pò demenziale, si poteva chiudere meglio, forse tornando ognuno alla propria vita dopo aver sentito la Vita.
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aldot
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venerdì 22 novembre 2013
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bellezza e poesia
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Bellezza e poesia. Questo mi ha lasciato Venere in pelliccia. Film intenso e coinvolgente in cui il regista ha voluto infondere una gran cura al ritmo e al crescendo emotivo nell'intreccio finzione-realtà. Seppure la trama non è delle più originali, ripercorrendo il canovaccio del teatro per mettere a nudo le vite private dei protagonisti/attori (ci ricorda molto Kennet Branagh) , la delicatezza e l'intensità con cui vengono man mano svelate le nature più intime dei personaggi è toccante.
Anche alla fine ai titoli il pubblico rimane in silenzio come in contemplazione delle immagini delle varie Veneri della pittura.
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lucky35
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giovedì 21 novembre 2013
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appassionante
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Sembra di essere in teatro, bello!
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flyanto
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mercoledì 20 novembre 2013
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uno scambio di molteplici battute che si rivela un
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Film in cui si racconta di un' aspirante attrice che, giunta in ritardo ad un provino, riesce, dopo molteplici insistenze, ad ottenere dal regista stesso la possibilità di sostenerlo. Pur sembrando ad un primo impatto un'attrice poco adatta alla parte, nel corso della sua prova la giovane donna si rivela, con grandissimo stupore da parte del regista, molto più adatta rispetto alle precedenti candidate, ormai già scartate dopo la selezione. E pian piano il regista giunge a subirne il fascino ed una sorta anche di soggiogamento psicologico che lo porta ad assumere un ruolo di "inferiorità" o, per lo meno, di "sudditanza" nei confronti di questa aspirante attrice molto preparata e dotata di forte personalità.
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Film in cui si racconta di un' aspirante attrice che, giunta in ritardo ad un provino, riesce, dopo molteplici insistenze, ad ottenere dal regista stesso la possibilità di sostenerlo. Pur sembrando ad un primo impatto un'attrice poco adatta alla parte, nel corso della sua prova la giovane donna si rivela, con grandissimo stupore da parte del regista, molto più adatta rispetto alle precedenti candidate, ormai già scartate dopo la selezione. E pian piano il regista giunge a subirne il fascino ed una sorta anche di soggiogamento psicologico che lo porta ad assumere un ruolo di "inferiorità" o, per lo meno, di "sudditanza" nei confronti di questa aspirante attrice molto preparata e dotata di forte personalità. Praticamente il gioco delle parti si ribalta e quella a cui spetta decidere sul ruolo da assumere è proprio la donna stessa, quanto mai abile manipolatrice dell' ormai debole ed in crisi regista. Il tutto risulterà per lui come un forte nochè spietato gioco al massacro. Anche in quest'ultima sua opera il regista Roman Polanski struttura la vicenda come una pièce teatrale: nel precedente "Carnage" i protagonisti erano 4, qui, solo due, e cioè Emanuelle Seigner nella parte dell'attrice e Matthieu Amalric in quello del regista, peraltro molto simile fisicamente a Polanski stesso. Il dialogo, abilmente costruito da brillanti, ironiche ed anche taglienti battute viene palleggiato scambievolmente tra i due attori che portano avanti la tematica dell'amore e del suo potere facendo alternare la finzione con la realtà. Pertanto, se da una parte i due protagonisti stanno recitando la parte della pièce tratta dall' omonima opera di Sacher-Masoch, dall'altra la reale situazione dei loro ruoli si insinua, non creando nello spettatore poca confusione. Ma quello che a Polanski interessa principalmente rappresentare è la relazione amorosa unita alla sua forza di seduzione che si instaura generalmente in una coppia, dove uno sicuramente arriva a dominare l'altro e viceversa, a seconda dei momenti, creando un' alternanza di ruoli e di sentimenti di cui entrambi sembrano necessitare. Sia la Seigner che Amalric si dimostrano ottimi attori in queste loro parti non facili da sostenere e già di per sè il film varrebbe la pena di essere visto, ma l'ottima regia di Polanski è la testimonianza e la conferma eclatante della sua maestria nel fare cinema di qualità.
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pressa catozzo
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mercoledì 20 novembre 2013
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cinefili masochisti
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Un grande Polansky che riesce sempre a superarsi. Unico o forse uno dei pochi che riesce a riproporci nuove sensazioni. Il protagonista rassomiglia molto al nostro grande regista, forse lo avrebbe voluto interpretare lui quel ruolo. Si è limitato a dirigerlo. Daltronde il cinema riproduce immagini e non le crea. Sicuramente c'è più Orson Wells o Michelangelo Antonioni come ispirazione cinematografica e non di certo Pretty Woman. Puttanata Jenky pluri acclamata dove c'era tanta istigazione alla prostituzione. In questa opera si è voluto scavare nell'anima.
Ottimo doppiaggio , fotografia montaggio e una colonna sonora superba. Il grande Roman ci ha deliziato con il tintinnio della tazzina di caffè nell'immaginario.
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Un grande Polansky che riesce sempre a superarsi. Unico o forse uno dei pochi che riesce a riproporci nuove sensazioni. Il protagonista rassomiglia molto al nostro grande regista, forse lo avrebbe voluto interpretare lui quel ruolo. Si è limitato a dirigerlo. Daltronde il cinema riproduce immagini e non le crea. Sicuramente c'è più Orson Wells o Michelangelo Antonioni come ispirazione cinematografica e non di certo Pretty Woman. Puttanata Jenky pluri acclamata dove c'era tanta istigazione alla prostituzione. In questa opera si è voluto scavare nell'anima.
Ottimo doppiaggio , fotografia montaggio e una colonna sonora superba. Il grande Roman ci ha deliziato con il tintinnio della tazzina di caffè nell'immaginario. Si perchè il cinema è immaginario.
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melania
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martedì 19 novembre 2013
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pesante,noioso
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Mi spiace,forse sono una voce fuori dal coro,io l'ho trovato noioso,cervellotico,forse molto intellettuale ma, comunque, non l'ho gradito.
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(di paolo alias)
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fabiofeli
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martedì 19 novembre 2013
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donne, donne eterni dei
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Venere in pelliccia di Roman Polanski
Una lunga carrellata in un boulevard parigino, battuto da un furioso temporale conduce ad un teatro dove si rappresenterà un dramma tratto da un libro di Sacher-Masoch. E’ una soggettiva della donna che percorre il viale, Wanda (Emanuelle Seigner), per sostenere un’audizione per la parte di Venere-Wanda nella pièce teatrale in programma nel teatro.
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Venere in pelliccia di Roman Polanski
Una lunga carrellata in un boulevard parigino, battuto da un furioso temporale conduce ad un teatro dove si rappresenterà un dramma tratto da un libro di Sacher-Masoch. E’ una soggettiva della donna che percorre il viale, Wanda (Emanuelle Seigner), per sostenere un’audizione per la parte di Venere-Wanda nella pièce teatrale in programma nel teatro. Il regista e sceneggiatore di Venere in pelliccia, Thomas (Mathieu Amalric), sta per andarsene e cerca di liquidarla. Ma la tenacia della giovane donna, che sembra una cafoncella sguaiata e ignorante, rivelano che si tratta di un osso duro. Masticando il suo chewing-gum e ostentando il suo corpo nella succinta tenuta di scena invischia il regista in un sofferto assenso a farle sostenere la prova. Poco per volta, argomentando che il testo è contro la donna, riesce perfino a far cambiare pezzi di copione, suggerendo idee che incontrano il favore di Thomas. E’ in possesso, inspiegabilmente, dell’intero copione e se lo è studiato ben bene. Thomas e Wanda provano il testo, discutendo sulle luci di scena e sulla verosimiglianza del dialogo datato. In fondo è un libro del 1870 e lo si può modernizzare. Alternano brani di recitato a dialoghi reali, come se fossero in un frullatore o in una porta girevole. Il gioco è accattivante. Wanda fa leva sulle debolezze che pensa di aver individuato in Thomas, stringendolo sempre più in una gabbia dalla quale non riesce a uscire, perché le sbarre sono il frutto delle sue ossessioni. Verosimilmente avrà la parte. E se la merita.
Si ripete la carrellata iniziale al contrario.
I due attori sono molto bravi, ottimamente diretti da Roman Polanski. Il regista, data la sua età, potrebbe dire di sé, parafrasando il titolo del disco di Murolo di anni fa, “ottanta (ho tanta) voglia di fare film”. Il bersaglio è sempre il rapporto uomo-donna, ridotto all’osso, stavolta, con soli due personaggi. E nel confronto è quasi scontato chi perderà. La visuale della sua lente di ingrandimento sul rapporto di forza, il braccio di ferro che si scatena nella tenzone amorosa, è deformata da pruriti pornografici e sado-masochisti. C’è una impietosa presa in giro nei confronti dell’attricetta, una “sgallettata” dei giorni nostri, impudente nella sua sfacciata praticità, e del regista teatrale, un “radical-chic” che ha il coraggio di chiamare il suo cane col nome del filosofo algerino, Derrida, che contestò le tesi di Foucault. E anche ironia nei confronti del sesso e delle ossessioni che lo accompagnano. C’è anche una spiccata autoironia: non è un caso che Wanda sia impersonata dalla Seigner, attuale moglie di Polanski, e che Amalric assomigli come una goccia d’acqua, anche nel modo di muoversi e di vestire, all’ottantenne regista quando era più giovane; il mestiere di Thomas è lo stesso di Polanski ed il rapporto che lega attori e regista si basa proprio su potere e autorità. Un film girato con un cast ridotto all’osso, in una location polverosa, una scena teatrale ingombra di incongruenti oggetti della rappresentazione precedente: ancora una buona prova di Polanski. Un film da non mancare.
Valutazione *** ½
FabioFeli
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robynieri
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lunedì 18 novembre 2013
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la pelliccia, frena la venere
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L'idea originale, la bravura degli attori, l'intrigo di ruoli e personalità appesantiscono un film bello, ma non bellissimo, che non decolla mai. La trama un po' contorta e non lineare, finisce per annoiare un po'.
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