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Third Person, intervista a Paul Haggis

Tre coppie segnate da un trauma. Dal 2 aprile al cinema.
di Marianna Cappi

In foto una scena del film.
James Franco (James Edward Franco) (41 anni) 19 aprile 1978, Palo Alto (California - USA) - Ariete. Interpreta Rick nel film di Paul Haggis Third Person.

lunedì 30 marzo 2015 - Incontri

Avrebbe voluto esordire con Million Dollar Baby, di cui aveva scritto la sceneggiatura, ma quando si è fatto avanti Clint Eastwood ha saputo fare le cosa migliore, consegnandogliela. Ha atteso qualche mese e si è lanciato con Crash - Contatto fisico: basso budget, grandi attori, il successo sperato. Da allora, Paul Haggis ha continuato a scrivere e a girare, contribuendo anche al restyling di James Bond (Casino Royale). Il 2 aprile arriva in Italia Third Person, ambientato tra Roma, Parigi e New York, ma girato quasi interamente nella nostra capitale, con un'incursione in Puglia. Un film ambizioso, che intreccia in maniera singolare le esistenze dei suoi tanti personaggi: tre coppie segnate da un trauma. Gli abbiamo chiesto di illuminarci la strada rispondendo a qualche domanda.

Il film nomina spesso il concetto di fiducia. È questo che le interessava esplorare?
La fiducia e il suo rovescio, il tradimento, sono uno dei temi principali. L'altro è l'esplorazione del processo creativo: come, da scrittori, proviamo a scolpire le storie e lo facciamo cercando di rivelare il meno possibile di noi stessi, ma poi i personaggi stessi ci trascinano in luoghi dove non pensavamo di avventurarci. Se siamo coraggiosi, a quel punto, andiamo in quei luoghi. Allora dovremo fare i conti con quello che uccidiamo per creare e con chi paga le spese per quello che facciamo.

Ha mai "ucciso" qualcuno, in questo senso?
Non ho ucciso nessuno, ma con il nostro mestiere deludiamo tanta gente, anche solo a causa del tempo che la carriera reclama e che sottraiamo ad altro e ad altri. Prendere decisioni scontenta sempre qualcuno, e così accade anche quando si tratta di scegliere tra arte e amore. Proviamo a giustificarci in tutti i modi, ma qualche volta le cose vanno in una direzione che non ci saremmo aspettati.

Si è identificato nel personaggio dello scrittore interpretato da Liam Neeson più che negli altri?
È la conclusione più ovvia, ma non è così. Mi metto in tutti i miei personaggi, uomini e donne, esploro lati di me, convinzioni. In questo caso volevo esplorare come si ama qualcuno, come si ama qualcuno al meglio. Nella storia di James Franco, lui insiste perché lei si guardi dentro, la giudica, le mette davanti uno specchio molto crudele. È così che bisogna fare? Funziona? L'altro diventa una persona migliore? Certe volte. Nel caso di Adrien Brody mi stavo ponendo un'altra domanda: diciamo che non ti fidi di qualcuno, sai che hai ragione e non sei uno stupido, eppure, per qualche motivo, perché l'amore è irrazionale, decidi di credergli, costi quel che costi. Può la tua fiducia immeritata cambiare l'altro? Infine, l'ultima storia, quella di Liam Neeson, è la più complessa, pensiamo di trovarci davanti ad un uomo che ha fatto una scelta sofferta ma giusta e ad una donna pazza: ma è davvero così?

Qual è stata la prima scintilla che ha acceso il processo di creazione di questo film?
È stata Moran Atias, attrice e coproduttrice del film. Avevamo lavorato insieme nel mio penultimo film, The Next Three Days e lei voleva lavorare ancora con me, dunque continuava a portarmi idee, era persino insistente. Voleva che facessi un film con molti personaggi, che trattasse delle loro relazioni. Avevo appena attraversato più di una crisi in quel periodo, per cui era un'idea che m'interessava. Ci siamo seduti e ne abbiamo parlato per un tempo incredibilmente lungo e alla fine ho deciso che era il tipo di film che volevo fare. Moran è stata molto importante durante tutto il processo di ideazione del film: il suo punto di vista e le sue esperienze erano molto diversi dei miei e questo mi è stato di grande aiuto. È stata fantastica.

È tornato ad un genere di film in cui tutto è interconnesso, come era stato per Crash - Contatto fisico...
Sì ma in modo totalmente diverso. Per questo ho voluto ambientarlo in tre città diverse, in modo che i personaggi non si potessero mai incontrare.

Ma in qualche modo s'incontrano...
Esatto. E non ha senso. Volevo proprio che il pubblico ad un certo punto avesse la sensazione di trovarsi di fronte ad un puzzle: se accadono cose che non possono accadere, cosa sta accadendo veramente? E, soprattutto, perché? Volevo fare un film che suscitasse una reazione emotiva prima di tutto, anche senza chiarire ogni punto della trama.

Quando scriveva per la televisione, si occupava anche di show, sit-com e commedie; per il suo cinema, invece, sembra prediligere soggetti altamente drammatici. Perché?
In realtà ho scritto delle commedie per il cinema, ma non sono ancora riuscito a produrle. Mi piacerebbe anche girare storie di avventura e di spionaggio. Non saprei dire fino in fondo perché alla fine faccio un film invece di un altro, però è vero che mi piace la complessità psicologica del genere drammatico. In ogni caso, una commedia pronta ce l'ho, e chissà, potrebbe essere il mio prossimo film.

Perché ha scelto questo titolo, Third Person?
Credo che ci sia sempre una terza persona, in ogni relazione di coppia: qualcuno che influenza profondamente la relazione stessa. Solo che non è sempre chi tu credi che sia. Puoi pensare che si tratti di tua suocera, ma magari, in realtà, è qualcuno del tuo o del suo passato. In questo film c'è anche il discorso sulla scrittura "in terza persona". I personaggi di Olivia Wilde e Liam Neeson, entrambi scrittori, parlano di sé in quel modo, lo fanno per un loro gioco erotico, ma è anche un modo per mantenere un distacco. Lui scrive addirittura il diario in terza persona, perché cerca di controllare le cose, di tenerle a distanza, ma alla fine non ci riesce.

Che rapporto ha con i critici? Legge le recensioni?
Poche. Solo quelle dei critici che stimo molto. Per il resto le evito, perché penso sia meglio decidere da soli che film si è fatto, se è buono, se è sbagliato, di cosa parla. Io so cos'ho fatto, meglio di chiunque. In questo caso, ho fatto esattamente il film che volevo fare, perciò sono molto felice.

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