Il caso Kerenes

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Un film di Cãlin Peter Netzer. Con Luminita Gheorghiu, Bogdan Dumitrache, Ilinca Goia, Natasa Raab, Florin Zamfirescu.
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Titolo originale Pozitia Copilului. Drammatico, durata 112 min. - Romania 2013. - Teodora Film uscita giovedì 13 giugno 2013. MYMONETRO Il caso Kerenes * * * - - valutazione media: 3,32 su 27 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

amori persecutori Valutazione 4 stelle su cinque

di angelo umana


Feedback: 106243 | altri commenti e recensioni di angelo umana
sabato 6 luglio 2013

 Un film Orso d’Oro a Berlino è già garanzia di qualità. Una scelta indovinatissima nel Caso Kerenes è quella dell’attrice protagonista, Cornelia, madre del 34enne Barbu. Un viso che sembra esprimere somaticamente la smania di una madre che – sicuramente per il bene del figlio, a suo dire – vorrebbe avere diritto di organizzazione della vita di costui. Un viso irrigidito nelle espressioni che, si direbbe, esprimono il modo di pensare, recluso nella concezione del ruolo di madre e di signora in vista della media borghesia rumena. Appropriato è anche il viso del figlio, confuso e disperato per aver ucciso con la sua auto un ragazzo 14enne che gli attraversava la strada e, allo stesso tempo, oppresso da una madre invadente, che tende ad essere onnipresente nelle decisioni del figlio.
 
E’ un film sull’ansia di molti genitori di “facilitare” le vite dei figli, opprimendoli infine, naturalmente per “il loro bene”, per troppo amore espresso in modo quasi persecutorio, per egoismo in fondo. Cornelia vorrebbe che tutto andasse come da lei concepito, anche nei confronti del marito e della compagna di suo figlio, un egoismo spacciato per interessamento al bene altrui. Chi esercita questa oppressione ne è anche vittima, il viso – appunto - lo dice. Il corpo troppo “legato” di C. balla al suono di “Meravigliosa creatura” della Nannini (altro tributo alla ns. cantante, ben conosciuta in Romania, è sui titoli di coda), canta e tutto pare esprimere un desiderio di liberarsi dai suoi “must”. In questa organizzazione mentale coercizzata è normale per lei immaginare di risolvere la responsabilità penale del figlio con l’aiuto e il favoritismo di amici influenti,  e coi soldi. Darebbe soldi pure alla famiglia del ragazzo ucciso “per non sentirmi rimorsi di coscienza”: ogni atto è rapportato al sé.
 
Questa madre subisce gli insulti del figlio e il rifiuto di essere aiutato, eppure lei – ad inizio film – lo voleva accanto per il suo compleanno, ma di solito si vogliono accanto i figli per il ns. egoismo (“Ormai non sono più tanto giovane e mentre sono al mondo lo vorrei accanto”). Le risulta inammissibile e destabilizzante che Barbu le ponga la condizione, atto liberatorio per lui, di accettare di sentirlo solo quando vorrà chiamarla. Lei è la madre che chiede “In cosa dovrei cambiare?” e dice la frase rivelatrice dell’amore oppressivo di molti papà e mamme: “I genitori si realizzano attraverso i propri figli, tutto quello che non hanno ottenuto dalla vita lo pretendono per loro”. Non teneva presente, la poveretta, alcune frasi della poesia di Gilbran: 
 
“E i figli sono le risposte che la vita dona ad ognuno di noi
Sono sangue e carne della vostra carne 
ma non il vostro sangue e la vostra carne
Loro sono i figli e le figlie della fame che la vita ha di se stessa.
E benché vivano con voi, non vi appartengono
Affidategli tutto il vostro amore ma non i vostri pensieri
Essi hanno i loro pensieri
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono stati scoccati in avanti”.
 
Il viso di Cornelia si scioglie, nel pianto e nei tratti, quando parla alla madre del ragazzo investito, ma le parla di suo figlio, che da bambino era “affettuoso, educato, delicato” e sembrano soprattutto parole di rimpianto. Parrebbe siano due le madri che hanno perso il loro figlio: una per l’incidente (dovuto ad una stupida e provocatoria gara tra automobilisti, dotati di Audi e Mercedes), l’altra perché non può più averlo accanto. Questo momento finale – il più bello del film – costituisce l’unico avvicinamento tra Cornelia e Barbu, lui ha accettato di recarsi con lei alla casa dei genitori del ragazzo, ma sono soli, ognuno col suo pianto.

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