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the butterfly
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lunedì 28 gennaio 2013
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fantastico
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Davvero un bel film che emoziona e stupisce!!
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carletta-kino
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lunedì 28 gennaio 2013
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fantastico
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daniele frantellizzi
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martedì 22 gennaio 2013
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splendido ed incontaminato
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Ang Lee conferma la sua grande ecletticità, continuando a cimentarsi con maestria attraverso con vari generi: dopo aver esplorato con abilità sia il territorio del fumetto (Hulk) che dell’azione (La tigre e il dragone, vero wuxiapian orientale), dopo aver diretto quel concentrato di generi che è “Lussuria” - splendida pellicola dai tratti storici, spionistici e - perché no? - erotici, dopo aver tastato il sociale e l’antropologico con gli arcinoti “Segreti di Brokeback Mountain”...eccolo ora virare nel filosofico, con la firma di questo piccolo capolavoro che è “Vita di Pi”, un film che per stile ed essenza potrebbe benissimo esser scambiato per un’opera del sommo Malick.
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Ang Lee conferma la sua grande ecletticità, continuando a cimentarsi con maestria attraverso con vari generi: dopo aver esplorato con abilità sia il territorio del fumetto (Hulk) che dell’azione (La tigre e il dragone, vero wuxiapian orientale), dopo aver diretto quel concentrato di generi che è “Lussuria” - splendida pellicola dai tratti storici, spionistici e - perché no? - erotici, dopo aver tastato il sociale e l’antropologico con gli arcinoti “Segreti di Brokeback Mountain”...eccolo ora virare nel filosofico, con la firma di questo piccolo capolavoro che è “Vita di Pi”, un film che per stile ed essenza potrebbe benissimo esser scambiato per un’opera del sommo Malick.
Le sue caratteristiche di fondo sono, infatti, quelle di una profonda riflessività sui temi più intimi della vita: la religione, il destino, la scelta, la morte. Il tutto narrato sul filo di lunghi monologhi e silenzi - spesso più incisivi dei dialoghi - e di una narrazione che spesso si svolge per lunghe carrellate di immagini, destinate a dipingere da sole la magnificenza, lo splendore e l’intimo mistero racchiusi nella natura più pura. Animali esotici, i colori dell'India, ed incontaminate isole tropicali sono infatti lo sfondo estetico delle varie riflessioni etiche proposte, oltre che l’habitat più consono per sviscerare le recondità celate nella natura umana. La trama vera e propria, cioè la sequenza di avvenimenti che portano il protagonista Pi a naufragare e poi a salvarsi, passa assolutamente in secondo piano rispetto alle domande esistenziali sollevate, vero perno di questa pellicola.
Il maestrale Suraj Sharma, ragazzo giovanissimo che si stenta a credere alle prese con il suo primo film per naturalezza e padronanza del ruolo dimostrati, è davvero favoloso nel condurre le danze: coinvolge in pieno lo spettatore, portandolo ad immergersi con lui nei risvolti più drammatici che la vita può proporre. Il continuo interrogarsi su chi siamo veramente, sul ruolo giocato dal destino in alternanza alla nostra continua possibilità di scelta, il ruolo rivestito dalla religione nelle nostre decisioni, sono i sentieri maestri percorsi da Pi nelle sue vicende ed elucubrazioni.
Il parallelismo uomo-animale è l’asse portante del film, e viene suggellato nel finale dalla frase “non è forse così che ci vede Dio?” , pronunciata dal protagonista - ormai adulto - che ripensa alla sua esperienza passata in chiave metaforica, ovvero associando ogni uomo ad uno specifico animale in base al carattere dimostrato in quella situazione drammatica e totalmente estrema che rappresenta il naufragio in mare aperto in un’epoca assolutamente priva di I-phone e dispositivi satellitari vari.
L’immane interrogativo che ne deriva è: non è forse nelle situazioni più disperate che l’uomo getta ogni maschera e si rivela per ciò che è veramente? E non è proprio questa indole di base che condiziona tutte le nostre scelte, e ci porta ad avere un’intima essenza in fondo non così lontana da quella animalesca?
La mansuetudine dell’Orango (madre), la passività della zebra (marinaio), il cinismo della iena (cuoco) e l’aggressività e determinazione della tigre (Pi) non sono in fondo tratti fondamentali nel determinare le diverse propensioni alla vita di noi umani, forse più di quanto possa sembrare ad un primo superficiale sguardo?
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pepito1948
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martedì 22 gennaio 2013
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lee tra omero e freud
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“Quando cominci un film cominci una nuova ricerca…”, dice Ang Lee. E se si pensa ai diversi generi in cui il regista cino-americano si è finora cimentato, con il successo verificato dai vari premi conseguiti, possiamo affermare che abbiamo a che fare con un “esploratore” cinematografico dai mille interessi e dalle mille sfide. Incentrare un’opera visiva di oltre due ore sul rapporto tra un adolescente ed una tigre su una barca in mezzo all’oceano non è impresa da tutti, nonostante il supporto letterario di base. La prova di Lee è riuscita non solo sul piano spettacolare –grazie ad una splendida regia che si avvale di una fotografia e di una fantasia di ricostruzione di rara efficacia- ma anche sul piano speculativo, grazie ad un sapiente coinvolgimento che impegna tanto la mente razionale quanto le pulsioni emotive.
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“Quando cominci un film cominci una nuova ricerca…”, dice Ang Lee. E se si pensa ai diversi generi in cui il regista cino-americano si è finora cimentato, con il successo verificato dai vari premi conseguiti, possiamo affermare che abbiamo a che fare con un “esploratore” cinematografico dai mille interessi e dalle mille sfide. Incentrare un’opera visiva di oltre due ore sul rapporto tra un adolescente ed una tigre su una barca in mezzo all’oceano non è impresa da tutti, nonostante il supporto letterario di base. La prova di Lee è riuscita non solo sul piano spettacolare –grazie ad una splendida regia che si avvale di una fotografia e di una fantasia di ricostruzione di rara efficacia- ma anche sul piano speculativo, grazie ad un sapiente coinvolgimento che impegna tanto la mente razionale quanto le pulsioni emotive. Il racconto al presente del protagonista, secondo un collaudato espediente della narrazione dell’evento da chi l’ha vissuto ad un interlocutore interessato, qui un giornalista (come per es. in L’uomo che volle farsi re, di J. Huston)- ha un taglio epico-fiabesco ma anche teologico; il ragazzo indiano, che un’innata curiosità ha spinto a sondare tre religioni, cerca il massimo di verità dal confronto di diverse fedi per dare un senso compiuto ad una vita ancora acerba ma già corroborata dai saggi consigli del padre. Il combinato disposto tra ragione e sfera emotiva spiana la strada per affrontare il tortuoso cammino del rapporto tra l’uomo che sa, apprende, valuta e crede e la natura, talvolta ostile, tal’altra amica, con cui è costretto a convivere. E’ il viaggio nel suo multiforme divenire che conta, ben più che l’ambito traguardo. Naturalmente il dubbio è dietro l’angolo, e non sempre è facile scegliere tra la verità e ciò che appare come tale: la doppia storia di Pi è offerta al giornalista (cioè allo spettatore) perché opti secondo il suo sentire tra diverse versioni della realtà. In quest’ottica Ang Lee lascia intravedere anche altre chiavi di lettura (o almeno citazioni letterarie). Il mare tormentato, intriso di pericoli e di speranza, foriero di vita e di morte, è un teatro che richiama istintivamente le vicende di Odisseo, che si svolgono prevalentemente sull’acqua. Così l’isola misteriosa, apparentemente irresistibile ma pericolosa e cannibale (le sirene), il naufragio della nave o l’approdo sulla spiaggia della salvezza (terra dei Feaci) ci ricordano alcune delle tappe dell’eroe omerico, che sfida, forte della perizia sperimentata durante il suo “viaggio”, le forze naturali con cui deve confrontarsi per sopravvivere (la tigre), grazie anche agli aiuti divini (gli dèi pagani). Giunto al traguardo, eroe e natura si separano “consensualmente”, ma per misurasi in nuove, successive sfide che la vita imporrà (anche Odisseo ripartirà dopo il ritorno ad Itaca). Né appare peregrina un’interpretazione di tipo psicanalitico: nel ragazzo che combatte con le armi dell’esperienza e della logica contro l’imprevedibilità e l’aggressività di Robert Parker sembra implicito il riferimento alla teoria di Freud del primato della ragione sulla bestialità ed istintività dell’inconscio (rappresentato dai profondi abissi della Fossa delle Marianne). In conclusione Lee ci regala uno splendido ciclo pittorico, dove creatività e significati si esaltano al massimo, grazie anche ad effetti speciali, mai usati per stupire ma semmai per massimizzare la veridicità del racconto; forse mai la commistione tra digitale e naturale è apparsa così perfetta. Splendida, tra le immagini, quella in cui nuotatori “galleggiano” nel cielo, a prospettita invertita.
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ventoacqua
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lunedì 21 gennaio 2013
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bellissimo e terribile
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Finalmente ho visto "Vita di Pi": uno spettacolo di emozioni e poetiche raffigurazioni della Natura, colta nella sua veste più sincera: tanto meravigliosa quanto spietata.
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Finalmente ho visto "Vita di Pi": uno spettacolo di emozioni e poetiche raffigurazioni della Natura, colta nella sua veste più sincera: tanto meravigliosa quanto spietata.
Utilizza quel registro narrativo (che apprezzo moltissimo) per cui le medesime vicende possono essere lette da due angolazioni completamente diverse ed alternative, lasciando allo spettatore decidere quale sia quella giusta.
Un film esistenziale, avventuroso, con dilemmi morali, tragedie e tigri... che si può volere di più?
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mcmurphy92
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domenica 20 gennaio 2013
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capolavoro
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Un insieme di emozioni indescrivibili,Ang Lee con questo film ha raggiunto il suo apice,questo film racchiude un insieme di musich e immagini magiche,e l'amicizia tra PI e Richar è stupenda,e rappresenta la visione di Dio in un visione epocale e magica
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tristaaaannn
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domenica 20 gennaio 2013
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indecoroso
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No, no e no. Classico film completamente vuoto che viene pompato dalla pubblicità e da un'inspegabile giudizio positivo della critica. Una storia che non convince, un fantomatico significato religioso che non arriva mai, una morale che non c'è... Insomma una completa delusione che fa uscire dal cinema pentiti di non essere stati a casa a leggere un manuale di fiscalità internazionale.
E la domanda da un milione di dollari ritorna: perchè alcuni flop plateali come questo vengono così osannati dalla critica (prima della loro uscita ovviamente o nei primissimi giorni che la seguono)? I film di valore sono ben altri dai...
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ventoacqua
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giovedì 17 gennaio 2013
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ang lee non si smentisce
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Finalmente ho visto "Vita di Pi", bellissimo e terribile.
Uno spettacolo di emozioni e poetiche raffigurazioni della Natura, colta nella sua veste più sincera: tanto meravigliosa quanto spietata.
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Finalmente ho visto "Vita di Pi", bellissimo e terribile.
Uno spettacolo di emozioni e poetiche raffigurazioni della Natura, colta nella sua veste più sincera: tanto meravigliosa quanto spietata.
Pro: Utilizza quel registro narrativo (che apprezzo moltissimo) per cui le medesime vicende possono essere lette da due angolazioni completamente diverse ed alternative, lasciando allo spettatore decidere quale sia quella giusta.
Contro: lascia un poco in secondo piano l'ambito spirituale/religioso rispetto al romanzo da cui è tratto.
Un film esistenziale, avventuroso, con dilemmi morali, tragedie e tigri... che si può volere di più?
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casastella
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giovedì 17 gennaio 2013
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notevole.
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Ottima fedeltà al libro, capolavoro di Y. Martel.
Bellissima fotografia e scelta dei tagli.
L'animazione ed il lavoro sugli effetti speciali è da riconoscersi, un lavoro che ha impegnato tantissime persone con un buonissimo risultato.
Questo film ti lascia addosso lo stupore delle favole di quando si era bambini. Molto consigliato anche il libro.
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acanto79
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mercoledì 16 gennaio 2013
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uno dei migliori film dell'ultimo anno
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Quel giorno avevo deciso di guardare un altro film, ma poi per quello non c'erano posti e allora ho dovuto "ripiegare" su Vita di Pi, di cui non avevo visto neanche la pubblicità e il cui cartellona non mi aveva attratto particolarmente. E così, totalmente scevra di informazioni, senza pregiudizi nè aspettative, ho guardato questo film inaspettato: mi ha entusiasmato, coinvolto, emozionato, al punto che uscita dalla sala ho deciso di leggere il libro, cosa che ho fatto poco dopo. La storia è eccezionale ed è raccontata magnificamente sia su carta che su pellicola. Nel film vengono taciuti i particolari più crudi, e devo dire ammettere che la parte finale è più toccante da leggere che da vedere, ma comunque il film è un prodotto ottimo, fedele al romanzo, di cui esalta l'ironia e il messaggio di fiducia e di fede nel senso più vasto del termine.
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Quel giorno avevo deciso di guardare un altro film, ma poi per quello non c'erano posti e allora ho dovuto "ripiegare" su Vita di Pi, di cui non avevo visto neanche la pubblicità e il cui cartellona non mi aveva attratto particolarmente. E così, totalmente scevra di informazioni, senza pregiudizi nè aspettative, ho guardato questo film inaspettato: mi ha entusiasmato, coinvolto, emozionato, al punto che uscita dalla sala ho deciso di leggere il libro, cosa che ho fatto poco dopo. La storia è eccezionale ed è raccontata magnificamente sia su carta che su pellicola. Nel film vengono taciuti i particolari più crudi, e devo dire ammettere che la parte finale è più toccante da leggere che da vedere, ma comunque il film è un prodotto ottimo, fedele al romanzo, di cui esalta l'ironia e il messaggio di fiducia e di fede nel senso più vasto del termine.
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