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Biancaneve scende in guerra

Le riletture "polemiche" della fiaba dei Grimm in Biancaneve e il cacciatore.
di Roy Menarini

In foto l'attrice Kristen Stewart in una scena del film.
Kristen Stewart (Kristen Jaymes Stewart) (29 anni) 9 aprile 1990, Colorado Springs (Colorado - USA) - Ariete. Interpreta Biancaneve nel film di Rupert Sanders Biancaneve e il cacciatore.

domenica 15 luglio 2012 - Approfondimenti

Rispetto al film di Tarsem, questa seconda variazione in pochi mesi della favola di Biancaneve sembra, se possibile, ancora più eclettica quanto a fonti e modelli. Molto si è già detto a proposito delle modifiche alla storia originale, e della trasformazione cristiana della principessa interpretata da Kristen Stewart, scontornata come una Giovanna d’Arco in salsa fantasy. Meno si è notata l’apparente astuzia dei realizzatori, che hanno cercato una sorta di catalogo repentino dell’immediata contemporaneità: e dunque in Biancaneve e il cacciatore i casati muovono guerra come le famiglie di "Game of Thrones", i sette nani puntano chiaramente all’effetto elfo della saga del Signore degli anelli (tanto per anticipare di qualche mese Lo Hobbit di Peter Jackson), il cacciatore con il volto di Chris Hemsworth viene avvicinato, senza nemmeno troppi imbarazzi, a Thor, e persino Kristen Stewart è chiamata a ripetere gli archi narrativi di Twilight, divisa tra due giovani innamorati, e pronta a pagare il fio per aver baciato il ragazzo sbagliato, quando questi le porge una mela. La sessuofobia espressa dalla virginea Biancaneve dovrebbe, sulla carta, essere bilanciata dalla femminilità vendicativa e prepotente di Ravenna, alias Charlize Theron. I sottotesti della sfida tra la Regina cattiva e la Principessa buona sono piuttosto evidenti: la sfida nella sfida tra dive vedrebbe vincitrice narrativa Kristen Stewart, che combatte la precedente generazione delle attrici, ma trionfante Charlize Theron quanto a fascino e carisma, come spesso accade ai bad guys e bad girls nel cinema.
In verità, a ben vedere, del femminismo tanto citato dai realizzatori e dalle stesse interpreti del film in questi mesi, se ne vede ben poco. Ravenna è semplicemente una donna vendicatrice, i cui atti ostili verso tutto ciò che è buono e naturale, sia pure in qualche modo giustificati da un’infanzia traumatica, vengono messi in scena con tutta la sgradevolezza necessaria a rendere odioso il personaggio. Quando la donna seduce il padre di Biancaneve, promette eros e procura thanatos, senza nemmeno lasciar intrecciare i due emblemi per più di pochi secondi. La crudeltà di Ravenna non nasce mai, come invece nel noir o nel melodramma, da un abisso di passione, ma solo da un presente magico e misterioso, le cui potenzialità soprannaturali sono spiegate a singhiozzo, e il cui evidente vampirismo – succhiare la vita delle giovani donne – tradisce sempre brama, mai nostalgia. A sua volta, la trasformazione di Biancaneve, che sulla carta avrebbe dovuto riscattare la passività misogina della fiaba attraverso una riappropriazione dello spazio d’intervento soggettivo, pare del tutto strumentale: è la prescelta, e tanto basta a vestirla di un’armatura più grande di lei, quasi un involucro maschile su un corpo femmineo in fondo sempre passivo. Persino il gesto conclusivo dello scontro finale, che non riveliamo a chi non ha ancora visto il film di Rupert Sanders, le viene insegnato da un uomo d’armi, come a ribadire che protagonisti si nasce, non si diventa.

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