Rock of Ages

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Un film di Adam Shankman. Con Julianne Hough, Diego Boneta, Paul Giamatti, Russell Brand, Mary J. Blige.
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Musical, durata 123 min. - USA 2012. - Warner Bros Italia uscita mercoledì 20 giugno 2012. MYMONETRO Rock of Ages * * * - - valutazione media: 3,27 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Sorprendente musical-comedy con un Cruise da paura Valutazione 4 stelle su cinque

di Giorpost


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lunedì 28 ottobre 2013

La mia umilissima “carriera” di appassionato di Cinema ha finora registrato una certa avversione per il genere musical, pur essendo il sottoscritto un grande appassionato sia di musica che di colonne sonore. Nel corso degli anni ho avuto comunque modo di vedere diverse opere in stile Broadway, fino ad arrivare a questa che si è rivelata, personalmente, un’ autentica sorpresa: “Rock of Ages”(USA, 2012).
 
Il film è tratto dall’ omonimo musical ideato da Chris D’ Arienzo e la scelta di mantenere il titolo è azzeccata, in quanto chi ama la musica, il rock in particolare e magari è pure cresciuto negli anni 80 facilmente ricorda i Def Leppard e la medesima title - track. Dunque bravi i produttori ed il regista Adam Shankman nel predisporre le operazioni di marketing. A questo aggiungo la scelta del casting, straordinariamente eterogeneo, ben assortito e con alcune caratterizzazioni davvero squisite. Partendo da Alec Baldwin, il veterano del film si cala nei panni di Dennis Dupree, proprietario del Bourbon, leggendario locale di L.A. ormai in declino (assimilabile al Whisky a go go) che cerca di farne risollevare le sorti organizzando la serata d’ addio degli Arsenal, storico gruppo capitanato dal frontman Stacee Jaxx. Il look, la recitazione naif, lo stile seventeen che appronta Alec per questo personaggio sono da gustare senza pregiudizi, anche per chi non l’ ha particolarmente apprezzato in passato, compreso chi vi scrive. Poi c’è la Zeta-Jones che veste i panni della moglie bigotta del sindaco, la quale vuol distruggere il cliché che accompagna il binomio Los Angeles / rock, con il classico contorno di sesso e droga organizzando, in giro per la città, una serie di sermoni danzanti davvero simpatici, tra i quali spicca un non troppo velato omaggio a Michael Jackson ed ai mitici passetti visti nel video di Beat it. Ben integrati nell' opera anche i due protagonisti attorno ai quali gira la storia, ovvero il messicano Diego Boneta e la cantante country Juliannne Hough (rispettivamente Drew e Sherry), bravi nel canto e nella fisicità ben delineata ma mai troppo ostentata supportati da un gruppo di ottimi caratteristi (Cranston) e giovani on fire (Russell Brand). 
 
Ma un discorso a parte meritano due attori che negli ultimi tempi hanno spesso prestato il volto a ruoli sui generis a metà strada tra il grottesco e la macchietta: Tom Cruise e Paul Giamatti. Iniziando dal secondo, l' interprete italo-americano ci ha oramai abituati ad ogni tipologia di personaggio, riuscendo sempre e comunque a farsi apprezzare non solo per lo stile ma soprattutto per i tempi comici. Davvero ben congeniata la parte di Paul Gill, manager sfrontato di una rockstar viziata che cerca nuovi talenti dopo essere stato scaricato. Imperdibili i duetti con Baldwin al telefono e con la scimmietta di Stacee, onnipresente durante il pazzo tour della band. Ma se Giamatti, truccato con baffoni anni 80 e coda di cavallo forzata, sembra essere il perfetto outsider della pellicola, a rubare letteralmente la scena ci pensa Tom Cruise. L’ attore di Syracuse si presta ad un ruolo molto particolare con un’ impressionante presenza scenica ed una straripante fisicità, oltre che permettersi il lusso di mostrare un’ inaspettata dote canora magari non eccelsa, ma efficacemente “rockeggiante”. Tom smette di essere Cruise ed entra totalmente nelle vesti di una rockstar in declino, dedita all’ alcool ed al sesso spicciolo, vestito di pelle e pellicciame, con tanto di già citata scimmietta a seguito (altro omaggio al compianto Jackson, visto che si parla di anni 80), una morale discutibile ma che si rivelerà, poi, più onesta di quanto si possa immaginare. Tutto ciò il ragazzo dal sorriso d’ oro lo interpreta magistralmente, in un folgorante ruolo svolto con accattivante realismo che raggiunge il culmine assoluto in una sequenza che secondo il mio più che modesto parere entrerà (col tempo) nella leggenda, ovvero l’ interpretazione di “Pour some sugar on me” (altra hit dei Def Leppard) in una performance straordinaria, seppur in playback per ovvie ragioni di opportunità: difficile girare una scena del genere con centinaia di comparse (il pubblico, la band al completo) e al contempo interpretare un cantante rock sul palco, al culmine della carriera, impegnato tra ancheggiamenti vari e l’ eccitare la folla. Non a caso ci scappa pure l’ errore, quando al minuto 2 della canzone Tom allontana il microfono dalla bocca nel momento sbagliato, perdonabile. Un personaggio, il suo, che ricorda in quanto a teatralità il funambolico Frank T.J. Mackey di Magolia (1999), mentre per comicità Cruise torna ai livelli di Les Grossman, divertentissimo produttore megalomane visto in Tropic Thunder (2008).
 
Frattanto la storia d’ amore tra Drew e Sherry prende strade in salita, fa la sua entrata in scena la brava Mary J. Blidge mentre il film scorre godibilissimo tra una canzone anni 80 e l’ altra con tanti titoli conosciut. La scena cult della pellicola è l’ imperdibile l’ abbraccio tra Cruise e Baldwin all’ ingresso secondario del locale, durante il quale parte un esilarante dialogo sul fatto che “neanche gli scarafaggi sono sopravvissuti alla bomba, tranne noi” o del tipo “dopo il concerto daremo fuoco a questo posto”. Ma vanno menzionati anche la surreale intervista nel backstage con la giornalista del Rolling Stone Malin Akerman (bella e talentuosa, apprezzata in Lo spacca cuori al fianco di Ben Stiller) iniziata con un “dov’ è Mick?” oltre che alla divertente scena di sesso tra i due sulle note della mitica I want to know what love is dei Foreigner, nella quale non si cade mai nel volgare ma, anzi, si sfiora il ridicule.
 
 
Shankman è prima di tutto un coreografo ed infatti il suo adattamento è ben curato sotto l’ aspetto dei costumi e degli ambienti: il Bourbon sembra davvero un locale decadente d’ epoca, le camere d’ albergo sono follemente addobbate per accontentare i viziacci di Jaxx. Il tutto accompagnato da una fotografia perfetta.
 
 
Due ore ottimamente spese, anche per i non amanti dei musical. Sottoscritto compreso.
Voto: 7.5

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