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lindo
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sabato 25 febbraio 2012
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dicesi forum
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Ma possibile che nessuno sa la differenza tra forum e recensione? ormai sono anni che leggo il forum di mymovies, difficilmente ho letto discussioni nei forum..direzione di mymovies cosa combinate?
a me non interessa sapere di che parla il film, quello lo leggo nella scheda in prima pagina, il forum deve essere utilizzato come una discussione su cosa ti ha lasciato il film dentro..
scrivete solo recensioni pallose noiose e incomprensibili, sti cazzi.. io voio sapè se il film è noiso, è bello, è brutto, se ti incolla o se ti devi mettere la borsa del ghiaccio sotto le palle durante la visione..
So bene di cosa tratta il film!
c'è qualcuno che con parole spicciole è in grado di dirmi se è un film che pur lento, ti inchioda al divano o qualcos'altro?
qualcuno che mi dica cosa a percepito, cosa a sentito, cosa gli è rimasto dopo la visione.
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Ma possibile che nessuno sa la differenza tra forum e recensione? ormai sono anni che leggo il forum di mymovies, difficilmente ho letto discussioni nei forum..direzione di mymovies cosa combinate?
a me non interessa sapere di che parla il film, quello lo leggo nella scheda in prima pagina, il forum deve essere utilizzato come una discussione su cosa ti ha lasciato il film dentro..
scrivete solo recensioni pallose noiose e incomprensibili, sti cazzi.. io voio sapè se il film è noiso, è bello, è brutto, se ti incolla o se ti devi mettere la borsa del ghiaccio sotto le palle durante la visione..
So bene di cosa tratta il film!
c'è qualcuno che con parole spicciole è in grado di dirmi se è un film che pur lento, ti inchioda al divano o qualcos'altro?
qualcuno che mi dica cosa a percepito, cosa a sentito, cosa gli è rimasto dopo la visione...
scrivete solo stronzate dette e ridette dai recensori, dalla critica, dalle persone che escono dal cinema a l'una di notte e corrono a casa come ebeti, solo per scrivere di cosa tratta il film... sti cazziiiii...piuttosto discutiamone di questo film.
Dicesi FORUM: un luogo fisico o virtuale di scambio di pensieri i toni possono variare dal cortese al meno cortese, ma lo scopo ultimo è il confronto "civile" (per quanto possibile)
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[+] gli si può dare un'occhiata
(di kronos)
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[+] se ti sta bruciando la casa...
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sa305
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mercoledì 8 febbraio 2012
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o ti innamori, o lo odi
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Penso che sia il classico film del quale si possa dire "o lo ami o lo odi". In questo caso amare il film significa amare il protagonista principale, su cui è incentrata tutta la trama. La vicenda della ricerca dell'uomo che ha umiliato il padre di Cheyenne non risulta essere altro che un motivo in più per capire il personaggio. E' vero che la successione degli eventi è abbastanza lenta, ma questo ha una spiegazione. L'obiettivo principale del film non è quello di raccontare l'episodio di una vita, quanto quello di raccontare il personaggio stesso. Ogni dialogo, ogni situazione, anche la più tranquilla, sembra illuminare un lato nuovo della sua interiorità.
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Penso che sia il classico film del quale si possa dire "o lo ami o lo odi". In questo caso amare il film significa amare il protagonista principale, su cui è incentrata tutta la trama. La vicenda della ricerca dell'uomo che ha umiliato il padre di Cheyenne non risulta essere altro che un motivo in più per capire il personaggio. E' vero che la successione degli eventi è abbastanza lenta, ma questo ha una spiegazione. L'obiettivo principale del film non è quello di raccontare l'episodio di una vita, quanto quello di raccontare il personaggio stesso. Ogni dialogo, ogni situazione, anche la più tranquilla, sembra illuminare un lato nuovo della sua interiorità. La prima parte del film è molto descrittiva e lo presenta nell'ambiente della sua casa, con la donna che sta al suo fianco da anni e anni, con le amicizie che ormai coltiva da diverso tempo, ovvero nell'ambiente della sua quotidianità post carriera da rockstar. Emerge un individuo sicuramente particolare, fedele, ben predisposto ad aiutare il prossimo, sincero, introverso e insoddisfatto. Viene "accusato" di essere rimasto un bambino per certi aspetti e questo è decisamente vero. Il motivo viene spiegato nella parte successiva del film, quella che segue la morte del padre. Cheyenne ha sempre avuto un rapporto di contrasto con il padre, evidentemente per le sue scelte estetiche poco comuni. Solo in quel momento, però si renderà conto di come un padre, nonostante in disaccordo, non potrà mai odiare o non voler bene a un proprio figlio. Per questo motivo il senso di colpa per non essere statao vicino al padre per lunghi anni lo attanaglia e lo porta al desiderio di volerlo rivendicare. Lì comincia un vero e proprio viaggio introspettivo, che si conclude con una scena che lascia ampio spazio all'interpretazione personale. Cheyenne si spoglia del suo travestimento, che non è essenziale per dimostrare chi è veramente e allo stesso tempo matura, dopo moltissimi anni perde la "patina" da ragazzino e trasmette speranza in chi crede che con il passare del tempo un cambiamento difficilmente possa verificarsi. Ho sentito numerose contestazioni sul fatto che il rito di passaggio dal vecchio al nuovo Cheyenne sia sancito dal "fumare una sigaretta". Il "fumare una sigaretta" viene legato in genere al nervosismo della persona e quindi sembra quasi aver segnato il momento in cui egli abbia cominciato a preoccuparsi dei "problemi degli adulti tradizionali" , per questo è visto come rito di transizione. Non credo che l'intento di Sorrentino sia stato quello di incitare al fumo.
Il mio giudizio complessivo sul film è sicuramente molto positivo. Consigliato a tuttii, tranne a coloro che cercano azione e avventura
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fuser62
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giovedì 26 gennaio 2012
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incredibile!!
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Ho dato una stella per fare media. Al di là di questo è un film inguardabile, Sorrentino vuole mettere in scena la depressione ma Sean Penn più che depresso sembra autistico.
Lentezza esasperante con la sensazione, per me, di "già visto". Con quel budget si è persa una buona occasione per confezionare un film migliore. Nel paese di Fellini, De Sica, Antonioni, Pasolini, Visconti, Comencini, Risi ecc. non si riesce a trovare un regista che potendo lavorare con ottimi attori e con bel portafoglio faccia un film, almeno, sufficente.
Tempo e soldi buttati.
[+] non è incredibile
(di mrs hide)
[ - ] non è incredibile
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weach
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martedì 10 gennaio 2012
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e dio prima creò il sogno a stento seguì la realtà
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-testo defintivo-
This must be the Place
di Paolo Sorrentino-anno di produzione 2011
Parliamo di sensibilità allo stato puro senza spazio per l'intelletto ?
Forse di un movimento energetico che ci rapisce nel suo inteso "rumore d'amore"?
Sono solo due ore armoniche, malinconiche, appassionate,struggenti?
Il protagonista è alla ricerca dell'amore che non ha potuto avere o dare mentre ascolta un silenzio esistenziale ricolmo di dolore fisco e materiale?
Si intravede sullo sfondo una società arida , senza ethos ne pathos , dove si contrappone una spiritualità battagliera che non accetta di essere fagocitata da un motu di dissoluzione ; una spiritualità che si aggrappa ad un valore non manipolabile “ la capacità di "sentire ".
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-testo defintivo-
This must be the Place
di Paolo Sorrentino-anno di produzione 2011
Parliamo di sensibilità allo stato puro senza spazio per l'intelletto ?
Forse di un movimento energetico che ci rapisce nel suo inteso "rumore d'amore"?
Sono solo due ore armoniche, malinconiche, appassionate,struggenti?
Il protagonista è alla ricerca dell'amore che non ha potuto avere o dare mentre ascolta un silenzio esistenziale ricolmo di dolore fisco e materiale?
Si intravede sullo sfondo una società arida , senza ethos ne pathos , dove si contrappone una spiritualità battagliera che non accetta di essere fagocitata da un motu di dissoluzione ; una spiritualità che si aggrappa ad un valore non manipolabile “ la capacità di "sentire ".
Tante domande, tante porte aperte; in realtà è un film minimalista molto efficace che ci abbracciatutti invitandoci a " viaggiare dentro noi stessi".
-Home is where i want to be-(la mia casa è dove voglio essere della canzone dei Talking Haed che da sapore all''opera di Paolo Sorrentino).
Una canzone dei Talking Haed dice più meno cosi :" E Dio prima creò il sogno mentre a stento seguì la realtà".
L'"apnea "esasperata di Cheyenne è quella di un giovane vecchio che fatica a dirige il suo passo, sospeso fra una realtà che lo sfiora e l'eco di una fiaba ammuffita che ancora lo avvolge : dentro c'e'un punk , la droga , la trasgressione, un occhiale da divo che lo nasconde dalla sua vera essenza , un' oscurità ricercata che obnubila il pensiero; la lentezza espositiva trova un punto d focalizzazione esoterico nel trucco da clown che in qualche modo assorbe tutta una generazione fatta di follie , eccessi, esasperazioni , musica ripetitiva ed ossessiva.
Imbattibile Sean Penn che gioca mirabilmente nel ruolo di Cheyenne!!!!!!!!!.
La storia di Cheyenne non ha analogie con "Il Divo", diverso l'argomento , differente il contesto e gli input; se proprio vogliamo collegarli possiamo solo dire che è un film di Paolo Sorrentino :basta.
Poi mi devo correggere , dopo una più attenta osservazione appaiono numerosi i punti di contatto: lo stile di Sorrentino richiama se stesso in quella tendenza ad isolare i personaggi dal contesto favorendone l'' introspezione ,riflessione , generando un mondo sospeso fra il surreale ed un passato che interagisce con il presente , una realtà apparentemente indeterminata che comunque alimenta ancora il pensiero in fieri ;strumentali sono l'uso dei primi piani che parlano spesso più della parola come del resto i silenzi che vengono disegnati e le inquadrature che si soffermano sugli occhi che osservano.
Alla fine del film qualcosa mi si è incollata all'anima; in quell' attimo, ho sentito sossurri e grida insieme ed un movimento energetico che mi ha invitato a ricercare una risonanza con questa splendida opera.
Non tutto deve avere un senso ; si può anche essere semplicemente osservatori di accadimenti che ci capitano addosso.
Non tutto deve avere indirizzo, proposito,messaggio, magari può essere un semplice esercizio di stasi volta ad assimilare una profondità che si è persa.
La dilatazione dello spazio e del tempo nell'opera di Sorrentino confluisce in un luogo indeterminato dove tutto può evolvere verso una crescita.
Ma non basta .
Come non apprezzare la sinergia esponenziale che genera l'amalgama fra suoni ed immagini!!!!!!!
Questo film è contesto dove si ramifica idee e propositi; dove una metamorfosi dovrebbe procedere; mentre si snoda la pellicola"restano tanti lumicini"come delle bolle di idee ,pensieri abbozzati che potrebbero fruttificare ;queste bolle di idee, abbozzi, quando fruttificano possono divenire un bagliore di luce cristallina ed il sogno divenire vivida realtà.
Ma quando il sogno diviene vivida realtà?
Solo nell'attimo in cui il contenitore fatuo svanisce ed i cimeli del passato, coccolati da Cheyenne con dedizione ipnotizzante , come per incanto, perdono forma e sostanza; in quell'attimo ,il tempo di un battito d'ali di una farfalla,il clown vede riaffiorare la sua completezza sopita mentre si strucca;
l'apparenza evapora e la sostanza riaffiora come un bagliore di luce cristallina.
Restano tanti richiami ", apparentemente generici o trattati con troppo pudore; ma non è così, si scivola sul molto per apprezzarne i primi sapori, per poi gettarsi dentro una cascata turbinosa ,la vita!!!
In apparenza"frigido" questo this must be the Place , è invece severissimo nella denuncia contro la società occidentale che palesa il suo degrado , putridume, avidità maniacale: lascio a voi i moltissimi richiami lanciati un poco ovunque nella pellicola.
Il clown senza trucco è ora un uomo ? Forse,ma potrebbe nuovamente smarrire la via e cadere ancora nell'incantesimo:la regia sembra concedere una lettura di evoluzione: la metamorfosi dovrebbe procedere.
Alla fine parliamone bene , molto bene di questa ultima opera di Paolo Sorrentino,una fucina di esperimenti,un intelligente brodo primordiale dove si ramificano idee e propositi.
Un progetto di fiore sembra sbocciare.
Vale sicuramente quattro stelle d'oro , tutto da vedere !!!!!
buona visione appagante
weach illuminati
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weach
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venerdì 6 gennaio 2012
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e dio prima creò il sogno a stento seguì la realtà
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This must be the Place
di Paolo Sorrentino-anno di produzione 2011
Parliamo di sensibilità allo stato puro senza spazio per l'intelletto ?
Forse di un movimento energetico che ci rapisce nel suo inteso "rumore d'amore"?
Sono solo due ore armoniche, malinconiche, appassionate,struggenti?
Il protagonista è alla ricerca dell'amore che non ha potuto avere o dare mentre ascolta un silenzio esistenziale ricolmo di dolore fisco e materiale?
Si intravede sullo sfondo una società arida , senza ethos ne pathos , dove si contrappone una spiritualità battagliera che non accetta di essere fagocitata da un motu di dissoluzione ; una spiritualità che si aggrappa ad un valore non manipolabile “ la capacità di "sentire ".
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This must be the Place
di Paolo Sorrentino-anno di produzione 2011
Parliamo di sensibilità allo stato puro senza spazio per l'intelletto ?
Forse di un movimento energetico che ci rapisce nel suo inteso "rumore d'amore"?
Sono solo due ore armoniche, malinconiche, appassionate,struggenti?
Il protagonista è alla ricerca dell'amore che non ha potuto avere o dare mentre ascolta un silenzio esistenziale ricolmo di dolore fisco e materiale?
Si intravede sullo sfondo una società arida , senza ethos ne pathos , dove si contrappone una spiritualità battagliera che non accetta di essere fagocitata da un motu di dissoluzione ; una spiritualità che si aggrappa ad un valore non manipolabile “ la capacità di "sentire ".
Tante domande, tante porte aperte; in realtà è un film minimalista molto efficace che ci abbracciatutti invitandoci a " viaggiare dentro noi stessi".
-Home is where i want to be-(la mia casa è dove voglio essere della canzone dei Talking Haed che da sapore all''opera di Paolo Sorrentino).
Una canzone dei Talking Haed dice più meno cosi :" E Dio prima creò il sogno mentre a stento seguì la realtà".
L'"apnea "esasperata di Cheyenne è quella di un giovane vecchio che fatica a dirige il suo passo, sospeso fra una realtà che lo sfiora e l'eco di una fiaba ammuffita che ancora lo avvolge : dentro c'e'un punk , la droga , la trasgressione, un occhiale da divo che lo nasconde dalla sua vera essenza , un' oscurità ricercata che obnubila il pensiero; la lentezza espositiva trova un punto d focalizzazione esoterico nel trucco da clown che in qualche modo assorbe tutta una generazione fatta di follie , eccessi, esasperazioni , musica ripetitiva ed ossessiva.
Imbattibile Sean Penn che gioca mirabilmente nel ruolo di Cheyenne!!!!!!!!!.
La storia di Cheyenne non ha analogie con "Il Divo", diverso l'argomento , differente il contesto e gli input; se proprio vogliamo collegarli possiamo solo dire che è un film di Paolo Sorrentino :basta.
Poi mi devo correggere , dopo una più attenta osservazione appaiono numerosi i punti di contatto: lo stile di Sorrentino richiama se stesso in quella tendenza ad isolare i personaggi dal contesto favorendone l'' introspezione ,riflessione , generando un mondo sospeso fra il surreale ed un passato che interagisce con il presente , una realtà apparentemente indeterminata che comunque alimenta ancora il pensiero in fieri ;strumentali sono l'uso dei primi piani che parlano spesso più della parola come del resto i silenzi che vengono disegnati e le inquadrature che si soffermano sugli occhi che osservano.
Alla fine del film qualcosa mi si è incollata all'anima; in quell' attimo, ho sentito sossurri e grida insieme ed un movimento energetico che mi a invitato a ricercare una risonanza con questa splendida opera.
Non tutto deve avere un senso ; si può anche essere semplicemente osservatori di accadimenti che ci capitano addosso.
Non tutto deve avere indirizzo, proposito,messaggio, magari può essere un semplice esercizio di stasi volta ad assimilare una profondità che si è persa.
La dilatazione dello spazio e del tempo nell'opera di Sorrentino confluisce in un luogo indeterminato dove tutto può evolvere verso una crescita.
Ma non basta .
Cone non apprezzare la sinergia che si fa assaporare fra suoni ed immagini??
Questo film è contesto dove si ramifica idee e propositi; dove una metamorfosi dovrebbe procedere; mentre si snoda la pellicola"restano tanti lumicini"come delle bolle di idee ,pensieri abbozzati che potrebbero fruttificare ;queste bolle di idee, abbozzi, quando fruttificano possono divenire un bagliore di luce cristallina ed il sogno divenire vivida realtà.
Ma quando il sogno diviene vivida realtà?
Solo nell'attimo in cui il contenitore fatuo svanisce ed i cimeli del passato, coccolati da Cheyenne con dedizione ipnotizzante , come per incanto, perdono forma e sostanza; in quell'attimo ,il tempo di un battito d'ali di una farfalla,il clown vede riaffiorare la sua completezza sopita mentre si strucca;l'apparenza evapora e la sostanza riaffiora come un bagliore di luce cristallina.
Restano tanti richiami ", apparentemente generici o trattati con troppo pudore; ma non è così, si scivola sul molto per apprezzarne i primi sapori, per poi gettarsi dentro una cascata turbinosa ,la vita!!!
In apparenza"frigido" questo this must be the Place , è invece severissimo nella denuncia contro la società occidentale che palesa il suo degrado , putridume, avidità maniacale: lascio a voi i moltissimi richiami lanciati un poco ovunque nella pellicola.
Il clown senza trucco è ora un uomo ? Forse,ma potrebbe nuovamente smarrire la via e cadere ancora nell'incantesimo:la regia sembra concedere una lettura di evoluzione: la metamorfosi dovrebbe procedere.
Alla fine parliamone bene , molto bene di questa ultima opera di Paolo Sorrentino,una fucina di esperimenti,un intelligente brodo primordiale dove si ramificano idee e propositi.
Un progetto di fiore sembra sbocciare.
Vale sicuramente quattro stelle d'oro , tutto da vedere !!!!!
buona visioneappagante
weach illuminati
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davidearte
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lunedì 2 gennaio 2012
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il road movie visto da un italiano
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Una ex rock star in pensione vive una vita agiata e apparentemente piatta in una Dublino preoccupata della crisi economica. Il suo mondo viene stravolto quando scopre che il padre, ebreo deportato in un campo di concentramento, cercava ancora vendetta dopo più di 60 anni dalla fine della guerra. Sarà compito del figlio (un grandioso Sean Penn alias Cheyenne) cercare il nazista in bizzarre località americane, ma come ogni buon road movie, la vera meta del viaggio è un’altra: i personaggi in cui si imbatte e le storie che scaturiscono da questi incontri lo faranno crescere e trasformeranno il viziato, annoiato e a tratti depresso musicista in un uomo capace di affrontare la vita. Ma nell’intreccio non mancano (anzi ce ne sono parecchi) esilaranti eventi al limite dell’impossibilità statistica (come l’autocombustione della macchina o la chiacchierata con l’inventore del trolley).
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Una ex rock star in pensione vive una vita agiata e apparentemente piatta in una Dublino preoccupata della crisi economica. Il suo mondo viene stravolto quando scopre che il padre, ebreo deportato in un campo di concentramento, cercava ancora vendetta dopo più di 60 anni dalla fine della guerra. Sarà compito del figlio (un grandioso Sean Penn alias Cheyenne) cercare il nazista in bizzarre località americane, ma come ogni buon road movie, la vera meta del viaggio è un’altra: i personaggi in cui si imbatte e le storie che scaturiscono da questi incontri lo faranno crescere e trasformeranno il viziato, annoiato e a tratti depresso musicista in un uomo capace di affrontare la vita. Ma nell’intreccio non mancano (anzi ce ne sono parecchi) esilaranti eventi al limite dell’impossibilità statistica (come l’autocombustione della macchina o la chiacchierata con l’inventore del trolley). Cheyenne è un personaggio dalle mille sfumature, ben costruito e credibilmente inserito nella realtà contemporanea, interpretato da un premio oscar che merita per questo un’altra statuetta. Fisicamente è evidentemente ispirato a Robert Smith (frontman dei Cure), ma negli atteggiamenti, per il vocabolario che usa, per come si veste in casa e per il vivace rapporto con la moglie assomiglia inequivocabilmente a Ozzy Ozbourne, protagonista di un reality di Mtv con tutta la sua famiglia. La fotografia è straordinaria e totalizzante in tanti momenti del film e la colonna sonora è azzeccatissima: spesso un attento mix di queste due cose dona uno spessore e un carattere incisivo alla storia, molto più di mille parole e di mille racconti. La qualità di questo film di Paolo Sorrentino dimostra che il cinema italiano non è morto e non è neppure solo cinepanettoni &co., ma è di alto livello e sta a testa alta nell’Olimpo della settima arte. Ottimo sotto tutti i punti di vista.
Due scene da incorniciare: Cheyenne riesce a zittire cinque donne impegnate in alte discussioni estetiche (come far durare tutto il giorno il rossetto) e la partita a ping pong con il giovane americano.
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abigeil
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giovedì 22 dicembre 2011
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come liberarsi dagli schelerti del passato
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Si riconosce la presenza di Sorrentino dietro questo film nei lunghi momenti di silenzio e frasi memorabili ,del tipo:'Mi dispiace ma l'ho fatto apposta'
di un personaggio alquanto eccentrico, vestito come se fosse pronto a salire sui palcoscenici non cavalcati da almeno vent'anni.Il protagonista segue tutto un procedimento per preparasi da rock star per stare in una casa iper accessoriata,con la moglie sempre indaffarata tra le cose più varie dallo yoga allo spegnere incendi;all'opposto Cheyenne non leva neppure ul celofan dalla cyclette,
trascorre una vita abitudinaria, che lo spinge a uscire di casa per recarsi a un centro commerciale e incontrarsi con,forse,con la sua unica amica una ragazza triste corteggiata dal cameriere del bar, a cui Cheyenne cerca di dare una una mano.
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Si riconosce la presenza di Sorrentino dietro questo film nei lunghi momenti di silenzio e frasi memorabili ,del tipo:'Mi dispiace ma l'ho fatto apposta'
di un personaggio alquanto eccentrico, vestito come se fosse pronto a salire sui palcoscenici non cavalcati da almeno vent'anni.Il protagonista segue tutto un procedimento per preparasi da rock star per stare in una casa iper accessoriata,con la moglie sempre indaffarata tra le cose più varie dallo yoga allo spegnere incendi;all'opposto Cheyenne non leva neppure ul celofan dalla cyclette,
trascorre una vita abitudinaria, che lo spinge a uscire di casa per recarsi a un centro commerciale e incontrarsi con,forse,con la sua unica amica una ragazza triste corteggiata dal cameriere del bar, a cui Cheyenne cerca di dare una una mano. Il film ha una svolta dalla telefonata che avverte Cheyenne della morte del padre, che non aveva mai accettato la trasformazione del figlio in star con il rossetto,(memorabile a proposito è il consiglio che da in ascensore su come mantenere il fissaggio del rossetto per tutta la giornata, passando sulle labbra un pò di talco). Cheyenne, dopo essere venuto a conoscenza dell'intento del padre di uccidere l'ss che lo aveva umiliato nel campo di concentramento, decide di continuare questa sua aspirazione come per redimersi degli anni in cui non ha avuto alcun rapporto con il padre. Il film prende una piega on the road, Cheyenne durante il viaggio per l'America, per ricercare l'ss ormai centenario, incontra una serie di personaggi tra cui la sua insegnante di storia che poi si scopre esere la moglie dell'ss.Nella scena finale Cheyenne sveste i panni della rock star per diventare se stesso, come se si fosse alleggerito togliendosi quella maschera che lo ancorava al passato, infatti nell'ultima immagine accenna un sorriso
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meti451
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domenica 18 dicembre 2011
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la pubblicità rovina i giovani
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Film di maniera, ben girato, ottime location, lentezze ingiustificate, sceneggiatura carente. In poche parole: noia mortale.
Maria Teresa
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francesca meneghetti
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martedì 13 dicembre 2011
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che tenerezza quel bambino-cheyenne
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“This must be the place” suscita soprattutto emozioni, tante, specialmente visive (grazie all’ottima fotografia, ai movimenti di macchina a diversa velocità, le inquadrature per nulla scontate se non sorprendenti) e acustiche (una straordinaria colonna sonora). Ma anche emozioni, tante, che si innestano nel vissuto del protagonista. Talmente tante che diventa difficile analizzare: operazione questa che coinvolge la razionalità dello spettatore, che può entrare in scena, ma in punta di piedi, e non per prima. Parto dal personaggio: caricaturale fin che si vuole, ma non tanto se suscita la tenerezza di un bambino, fragile, timido, ma dotato dello sguardo limpido di chi vede, e sa dirlo, che il re è nudo.
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“This must be the place” suscita soprattutto emozioni, tante, specialmente visive (grazie all’ottima fotografia, ai movimenti di macchina a diversa velocità, le inquadrature per nulla scontate se non sorprendenti) e acustiche (una straordinaria colonna sonora). Ma anche emozioni, tante, che si innestano nel vissuto del protagonista. Talmente tante che diventa difficile analizzare: operazione questa che coinvolge la razionalità dello spettatore, che può entrare in scena, ma in punta di piedi, e non per prima. Parto dal personaggio: caricaturale fin che si vuole, ma non tanto se suscita la tenerezza di un bambino, fragile, timido, ma dotato dello sguardo limpido di chi vede, e sa dirlo, che il re è nudo. Cheyenne non parla e non risponde mai in modo scontato, è diretto e sincero, rivolge uno sguardo curioso e partecipe alla varia umanità in cui si imbatte in questo suo viaggio, proprio come un bambino (ricorda a tratti l'Amedeus di Forman). Cheyenne ha la pelle dark, ma non fuma, non beve, è legatissimo alla moglie sposata 35 anni prima, che non intende tradire, ha una coscienza (porta ogni settimana dei fiori dei ragazzi suicidatisi, lui crede, per colpa della musica depressiva che suonava in tempo). Potrebbe trascinare la propria esistenza giocando un po’ in borsa, restando imbozzolato nella percezione della propria inettitudine a vivere, se non lo riscuotesse la morte del padre e la scoperta della missione che il genitore, un ebreo sopravissuto ad Auschwitz, ha lasciato in sospeso: un’impresa di giustizia o di vendetta, dipende dai punti di vista. Cheyenne prende in testimone e, nel proseguire questa missione, che si traduce in un classico on the road,si trasforma, e, pur senza perdere la sua buona educazione e la schiettezza, diventa adulto, padre del proprio padre e si libera dalla pelle posticcia.
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michela papavassiliou
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sabato 10 dicembre 2011
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this must be the place . magico sean penn
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"I guess i must be having fun" "suppongo che dovrei divertirmi" dice la canzone "this must be the place" dei Talking Heads. Sottotitolo perfetto per un grande Sean Penn protagonista del capolavoro di Sorrentino. Dovrebbe divertirsi a vivere Cheyenne che ha raggiunto in passato con le sue canzoni, un successo assoluto, che economicamente puo' permettersi qualsiasi cosa. Ma cosi non e'. "Ci sono molti modi di morire il peggiore e' rimanere vivi" sembra la colonna sonora di ogni suo passo quotidiano. Memorabile l'incedere lento, appesantito dal troller che si trascina ovunque al posto della sua affaticata ombra. Quasi totalmente assente ogni mimica facciale, centellinate e simili ad un rantolo moribondo le frasi pronunciate.
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"I guess i must be having fun" "suppongo che dovrei divertirmi" dice la canzone "this must be the place" dei Talking Heads. Sottotitolo perfetto per un grande Sean Penn protagonista del capolavoro di Sorrentino. Dovrebbe divertirsi a vivere Cheyenne che ha raggiunto in passato con le sue canzoni, un successo assoluto, che economicamente puo' permettersi qualsiasi cosa. Ma cosi non e'. "Ci sono molti modi di morire il peggiore e' rimanere vivi" sembra la colonna sonora di ogni suo passo quotidiano. Memorabile l'incedere lento, appesantito dal troller che si trascina ovunque al posto della sua affaticata ombra. Quasi totalmente assente ogni mimica facciale, centellinate e simili ad un rantolo moribondo le frasi pronunciate. Anoressica la parola ed il sentimento e' reso ancora piu' malinconico da una risata minimale in costante difetto di forma e suono. Soffia per scacciare un ciuffo di capelli che ricade sempre tra lui e l' interlocutore, tra lui e le cose. Un soffio all' insu', tentativo meccanico di rimuovere pensieri fastidiosi quanto difficili da interpretare. "Qualcosa mi ha disturbato non so esattamente che cosa ma qualcosa mi ha disturbato" dice come in un ritornello. Eterno adolescente, sposato a una ex figlia dei fiori che lo fa giocare cercando inutilmente di distrarlo dai suoi spettri. Sono quei ragazzi che ascoltando le sue canzoni hanno perso la vita nel tentativo di aderire ad un modello che oggi lui rinnega con forza. Sono quel rapporto che non ha mai avuto col padre. Sono il Male di Vivere. Latitanti ormai da decenni le passioni, ma ancora pulsante e straziante la rabbia per un passato che preme al fianco sigillandolo contro le sue disillusioni. La valigia con le rotelle e' trascinata come lui e arranca tra gli accidenti del selciato sconnesso alla stregua del suo vissuto. E' impossibile non voler bene a Cheyenne, fin dai primi fotogrammi. Pura calamita quei limpidi occhi azzurri da eterno ragazzimo, come non vederci riflessa la nostra anima? Truccarsi lo faceva a quindici anni ed e' stato rituale necessario perpetuato per tutta una vita. Lo riconoscono per strada,mentre una parte di se' vorrebbe essere invisibile al mondo. Arriva in ritardo alla morte paterna ma in anticipo per sbirciare alla fine della sua vita. "Il dolore non e' la destinazione finale". Lo sa bene. Il viaggio per quella America dimenticata alla ricerca del nazista ossessione paterna, e' un muoversi attraverso uno spazio a tratti surreale. Un passaggio a livello si trasforma nella sagoma di una gigantesca bottiglia di whisky da insegna pubblicitaria. Un bisonte osserva il protagonista attraverso il vetro distogliendolo da pensieri omicidi, un vecchio indiano si fa portare in mezzo ad una steppa, allontandosi verso le montagne all' orizzonte, senza proferire parola. La casualita' in questo viaggio e' solo apparente, il filo da seguire diventa presto una serie di coincidenze significative con un unico protagonista. Il palco e' la vita piena, fatta di elementi straordinari. "Ultimamente mi sono capitate cose rare" dice e alla domanda della moglie "Perche' dovrei essere alla ricerca di me stesso? Non sono mica in India, sono in America" lui sa che e' vero esattamente il contrario e cio' rappresenta il preludio ad una rinascita. Alle bugie dette per far piacere risponde con un sorriso liberato "Non e' vero ma e' bello che tu me lo dica" perche' la vita e' splendida ora, accettabilmente imperfetta. Gettata maschera trucco e filtri non resta che viverla tutta, fino in fondo. michela papavassiliou dicembre 2011
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