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Potere, paradossi e decadenza di Margaret Thatcher

The Iron Lady. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti

In foto l'attrice Meryl Streep nel film diretto da Phyllida Lloyd, The Iron Lady.
Meryl Streep (Mary Louise Streep) (70 anni) 22 giugno 1949, Summit (New Jersey - USA) - Cancro. Interpreta Margaret Thatcher nel film di Phyllida Lloyd The Iron Lady.

lunedì 30 gennaio 2012 - Focus

Nell'era recente è come se il cinema si applicasse a una memoria dell'Occidente. Alludo a titoli come Il Discorso del re, della scorsa stagione, J. Edgar e The Iron Lady. Una sorta di recupero di qualcosa di sicuro e garante, tradizionalmente civile, un'identità che la storia recente ha sfuocato e confuso. Un'identità univoca, magari triste o decadente, ma univoca. La crisi dell'Occidente. Nel corso del film su Margaret Thatcher passa una sequenza della caduta del muro di Berlino. Un nodo fondamentale quell'89, come lo era stato due secoli prima. La caduta delle identità, l'identificazione perduta di un antagonista palese che comunque aggregava il mondo libero.

Ambiziosa
Margaret Thatcher, conservatrice ambiziosa, in politica dagli anni Cinquanta, attraversando la storia inglese del dopoguerra, fra il 1979 e il 1990, fu Primo ministro del Regno Unito, unica donna. Fu donna e politico dai grandi paradossi. Il primo sono le origini, suo padre era un droghiere e la casta non glielo perdonò mai: del resto una delle due camere la cosiddetta "alta", è denominata Camera dei lord, appunto. Non so se l'immagine di un parlamento di soli uomini, trasmessa dal film sia appropriata: Thatcher/Streep è la sola macchia femminile e chiara, tutti sono terribilmente e uniformemente scuri. Quota rosa... ridicola dunque, anzi, assente. Unica donna e una popolana. Per emergere forse non bastava neppure l'"iron", l'acciaio. Occorreva essere un unicum, un fenomeno. E lei lo era.

Un altro paradosso è il gradimento. Pochissimi politici inglesi, forse nessuno, sono stati contestati come la Thatcher. Eppure continuamente eletta. Se si intende evocare in immagini di getto le sue amministrazioni, appaiono scontri violenti, schieramenti di operai che contrastano la polizia, negozi e macchine dati alle fiamme, corpi senza vita sulla strada. Anche il cinema si esprime in quel senso, tanto da aver creato un vero e proprio genere, il cinema cosiddetto tatcheriano, appunto. Titoli esemplari sono Full Monty, Grazie, signora Thatcher, Billy Elliot. Sono storie di inglesi in difficoltà, impiegati, minatori, giovani, che lottano per la sopravvivenza. Full Monty viene integrato da un sottotitolo, "squattrinati organizzati", eloquente e realistico. Era quella la situazione, era l'indicazione, l'incentivo della Lady: inventate, organizzatevi, abbiate coraggio e fantasia. In una riunione coi suoi collaboratori le frasi sono "la gente non riesce a pagare i mutui e si vede sequestrare la casa dallo Stato, le famiglie non arrivano alla fine del mese". Come suonano queste parole, come "ci" suonano? In chiave di giudizio storico retrospettivo, anche qui vale il paradosso: il Primo ministro si impegnò, con azione radicale, magari violenta, a sanare la caduta economica che attanagliava l'Inghilterra. Forse c'è riuscita, ma i detrattori non mancano. C'è una dichiarazione programmatica precisa e anche questa "ci suona": "chiederò un sacrificio enorme, doloroso, è l'unica strada per sopravvivere".

Intensa
Dovendo raccontare una vita, e così intensa, la regista Phyllida Lloyd è costretta alla selezione. Ecco dunque i grandi episodi: i dieci irlandesi appartenenti all'IRA che la Lady lasciò che morissero per lo sciopero della fame. La vicenda delle Falkland, del 1982, quando rispose all'invasione di quelle isole, territorio inglese, da parte della giunta militare argentina. Fu durissima, in nome sopratutto del principio che non si deve mai cedere. Scatenò una vera guerra e la vinse. Quel successo e la relativa sproporzionata popolarità le servirono per la rielezione. Fu ancora favorita in un'altra elezione dalla frattura interna al Partito Laburista. Dunque paradosso e fortuna. Represse con la forza azioni di picchettaggio dei minatori in sciopero. Fu, per tutti i suoi mandati, nemica implacabile dei sindacati. E il film non può ignorare l'attentato dal quale si salvò miracolosamente, nell'ottobre del 1984, quando gli estremisti dell'IRA fecero saltare il Grand Hotel di Brighton dove si svolgeva un congresso del partito.Verso la fine della sua amministrazione era diventata intransigente, quasi cattiva, anche verso i suoi più fedeli collaboratori. E alla fine ne pagò le conseguenze.

Temporali
Il film è costruito sui soliti piani temporali, salti continui. Da quando Margaret è studentessa in tempo di guerra: una lettera le annuncia di essere stata accettata a Oxford, il padre è felice, la madre non la legge neppure perché è in cucina e ha le mani bagnate. Poco più che ventenne Margaret, nata Roberts, incontra Dennis Thatcher, elegante e snob, senza grandi qualità ma inserito negli ambienti alti. Phyllida Lloyd ne fa, e forse lo era, un utile giullare, un compagno complementare all'ambizione di Margaret che, alla domanda di matrimonio risponde "sarò una moglie, ma soprattutto una donna che fa politica". Perfeziona il concetto dicendo che la vita di una donna non può risolversi fra figli, marito e fornelli, ma deve essere impiegata per qualcosa di utile e importante. Dennis è sempre pronto a sdrammatizzare, a scherzare, a mimare Charlot, a cambiare giacca a cravatta secondo l'ordine della moglie. Toccata da un principio di alzheimer, la Thatcher ha rimosso la morte del marito e trasfigurato i tempi della sua vita pubblica e privata. Ha una figlia che quasi non sopporta, è rimasta sola con ricordi confusi e un potere che non c'è più. Tristissima è la vita domestica quando l'azione non c'è più e c'è solo ... la vita domestica. The Iron Lady è un compito correttamente eseguito. Quando devi affrontare vite come quella è facile smarrirsi in un mare troppo grande. Allora, come è avvenuto, si punta sul fenomeno, che è Meryl. E lei naturalmente carica tutto sopra di sé, e quasi non serve altro. Sopra ho detto: paradosso. E con un paradosso voglio concludere. La Streep ha ottenuto l'ennesima nomination all'Oscar. È brava, è perfetta, lo è tradizionalmente e inevitabilmente. Il ruolo poi è studiato come esatto esercizio da Oscar. È tutto così vero, scontato e ineluttabile che... spero che vinca un'altra.

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