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Il Festival di Venezia ricorderà Fernanda Pivano

Una grandissima italiana. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti

Fernanda Pivano 18 luglio 1917, Genova (Italia) - 18 Agosto 2009, Milano (Italia). Nel film di Teresa Marchesi Pivano Blues - Sulla strada di Nanda.

lunedì 8 agosto 2011 - Focus

A due anni dalla morte, il Festival di Venezia ricorderà Fernanda Pivano. Anzi di più, sarà una commemorazione, un giubileo, e mi si perdoni l'enfasi. Non riusciremo mai a "dare a Fernanda ciò che è di Fernanda", ha capito e agito troppo, e se mai ci riusciremo, ci vorrà del tempo. Un passo in quel senso lo compie la Mostra, che presenterà Pivano Blues – Sulla strada di Nanda, un film di Teresa Marchesi. Certo che la Pivano argomenti te ne dava. Letteratura, musica, cinema, rapporti, intuizioni e coraggio. Nel film ci sono tanti suoi amici, per affinità e per arte, anzi, arti, appunto. Non potrà esserci il suo grande amore Fabrizio De André, che musicò alcune liriche dello Spoon River di Lee Masters, da lei tradotto - introdotto nel nostro paese. Era la sua prima traduzione, correva il 1943. Nel "cast" anche Vasco Rossi che legge "Urlo", il canto di Ginsberg, recuperato recentemente dal film di Rob Epstein. E poi ancora Guccini e Jovanotti, che chiude il suo pezzo col rep "Nanda, Nanda, Nanda". A Venezia arriverà anche Patti Smith, icona del rock. Patti dedica a Fernanda la canzone "Wing".

Coraggio
Sopra ho scritto "coraggio". Fu quello mostrato da Nanda quando in quello stesso '43 tradusse "Addio alle armi", di Hemingway. Quel libro raccontava anche episodi di disorganizzazione e di ottusità di alcuni ufficiali italiani nella Grande guerra. Soprattutto raccontava di Caporetto. Il regime fascista diffidò la traduttrice, ma Fernanda non cedette e finì in prigione. La Pivano portò da noi i grandi autori della generazione nata alla fine dell'Ottocento, i Fitzgerald, gli Hemingway e i Faulkner fra gli altri, ma divenne trasversale nei decenni, mai rimanendo su un'unica cultura. Fu la signora della beat generation: i Jack Kerouac, Burroughs e Corso fra gli altri. Ma arrivò fino ai contemporanei. Cito Bret Easton Ellis, idolo "giovanile", quello di American Psycho e The Informers, diventati film.

Grande amore
Qualche anno fa Fernanda Pivano mi fu presentata dal mio amico Andrea Pinketts, c'era un grande amore fra loro. Lei frequentava il Trotoir, il locale che "apparteneva" a Pinketts. Lì, in corso Garibaldi, il giovedì sera Andrea ricreava, se c'era Fernanda, una sorta di circolo che poteva senz'altro ricordare le riunioni di New York, di Parigi o di Cap Ferrat negli anni Venti. Certo, non c'erano Hemingway e Fitzgerald, neppure Corso e Ferlingetti, ma c'era la Pivano, e tutto veniva legittimato in alto in quelle serate. Molte generazioni devono moltissimo alla Pivano. L'educazione sentimentale e intellettuale di molti di noi deriva anche da un'iniziativa editoriale strepitosa, che si connette alla Pivano. Alludo agli Oscar Mondadori. La prima uscita fu proprio "Addio alle armi", seguirono altri "Hemingway", e poi il cofanetto coi tre romanzi fondamentali di Fitzgerald, "Di qua dal paradiso", "Il grande Gatsby", "Tenera è la notte". Tutti quei titoli appartenevano ai rispettivi autori, ma anche a Fernanda Pivano. Chi ha maneggiato quei libri non può non ricordare le lunghe prefazioni firmate da lei. Una soprattutto ha fatto, e fa ancora, testo: La generazione perduta. Che era quella degli scrittori citati sopra, e di altri personaggi, americani e del mondo (Picasso, Joyce, Stein, Porter, Vidor fra gli altri) che frequentavano Parigi e la Costa Azzurra in quegli anni dorati. Quegli scrittori scrissero libri che cambiarono ... intelligenza e sentimenti (appunto) di chi li leggeva. Da quei libri furono tratti film che portarono i contenuti a un'utenza ancora più vasta, praticamente a tutta l'utenza. Ed erano contenuti completi, non certo rassicuranti, sulle vicende personali, d'amore, di ricerca, di dolore, e sui grandi fatti dell'epoca, come la guerra di Spagna per esempio. Se li hai letti, e li hai letti, quei libri non possono che far parte della tua dotazione perenne, e non è una ... cattiva dotazione. E la Pivano, che li aveva assunti prima di te, che ne aveva fatto parte attiva, che ne aveva favorito l'abbrivio, te li spiegava e te li "connaturava". Davvero le dobbiamo molto, lo dico ancora. Un paio di volte venne a casa mia. Non poteva non amare il cinema. Non mi ci volle molto perché si fidasse di me. Le citavo a memoria certi suoi stralci, soprattutto mi accreditai come "americanista" e "hollywoodista". E una sera tutti insieme ci guardammo Per chi suona la campana, libro&film prediletto. Hemingway era sempre il suo "centro". Non poteva mancare, anche quella sera, la solita memoria di Hemingway a Cortina, quando Fernanda lo aveva incontrato nel '48. E qualcuno, anche quella volta, come sempre accadeva, le domandò del suo rapporto con lo scrittore di Chicago. Pinketts le disse "dai, qui siamo tutti amici, niente giornalisti o microfoni, puoi dirci come andò. Insomma... "è successo?" "Cazzo no!" Rispose lei "che occasione ho perso...". Era un'entusiasta, toni alti, sempre interessata, sempre intensa. Se la conoscevi era subito una tua amica, indispensabile. Grande, grandissima donna italiana. Doveroso ricordarla.

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