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Captain Propaganda contro il male assoluto

Il film di Johnston recupera l'eroe antinazista delle origini.
di Roy Menarini

Chris Evans in una scena del film Captain America: Il primo vendicatore.
Chris Evans (Christopher Robert Evans) (38 anni) 13 giugno 1981, Boston (Massachusetts - USA) - Gemelli. Interpreta Steve Rogers / Capitan America nel film di Joe Johnston Captain America: Il primo vendicatore.

lunedì 25 luglio 2011 - Approfondimenti

Captain America è un film che ne contiene molti altri. Ci sono momenti e sequenze in cui potrebbe prendere tutta un’altra piega, e talvolta ci si rammarica che non sia così. Per esempio, quando ancora il suo eroismo deve essere dimostrato sui campi di battaglia, costretto a spettacoli e siparietti teatrali e fasciato da un costume risibile, Capitan America sembra per un attimo far parte della nuova genia cinematografica dei supereroi quotidiani e depressi – stile Defendor, Kick-Ass e Super, per intenderci. In altre sequenze, nel pieno della lotta contro il gruppo Hydra e contro il suo capo dal teschio rosso, le vicende della Seconda Guerra mondiale divengono talmente fantasiose da trascinarci nei terreni cari al Tarantino di Bastardi senza gloria, di cui però il film non possiede né la spregiudicatezza storiografica né la talentuosa ribalderia.

Quel che rimane è, né più né meno, Captain America, un blockbuster che si posiziona tatticamente nello scacchiere Marvel con qualche astuzia di troppo e che intensifica i legami con gli altri film dei Vendicatori, vista la presenza delle Stark Industries e la consueta apparizione di Nick Fury. Il fatto che sfiori così tante sotto tracce interessanti, senza voler (o poter) prendere nessuna di esse obbedisce alla logica del prodotto collettivo, cosicché un regista in odor di (semi) autorialità come Joe Johnston si contenta a sua volta di iniettare qua e là piccole dosi di qualità in un contesto a lui famigliare (i punti di contatto con il suo ottimo Le avventure di Rocketeer sono evidentissimi).

Ciò che, tuttavia, più intriga è l’aspetto della propaganda. Come noto, le prime apparizioni di Capitan America (fumetto) risalgono proprio alla Seconda Guerra mondiale, in funzione propagandistica. Il film di oggi recupera, attraverso la rilettura storica della Marvel, l’eroe antinazista, ma sente il dovere di raccontare – grazie a uno strano intreccio di realtà e finzione – le prime apparizioni del supereroe come figura di propaganda anni Quaranta, giungendo persino a mostrare il vero e proprio fumetto del 1941 nelle mani di un ragazzino. Perché questo accenno allo sfruttamento patriottico della figura di Capitan America? Si tratta di un divertito gioco di fumetto-nel-fumetto e di satira del mito? Sorprende che il film di Johnston faccia fare al suo eroe un percorso contrario a quello di tante star, che cominciano dalla celebrità e poi diventano parodie di se stessi, in contesti spettacolari sempre più deprimenti e posticci. Captain America, infatti, comincia dal baraccone e dal varietà, e finisce col diventare un vero eroe: un po’ il contrario di Buffalo Bill o dei grandi crooner dell’epoca d’oro, costretti a concludere la propria vita al circo o nei casinò di Las Vegas.

Tra gli storici del cinema, si dibatte intorno al rilancio dei personaggi Marvel, e si pensa che Iron Man, Thor e Captain America rispondano alla richiesta degli spettatori americani di eroi possenti ma ironici, patriottici ma in qualche modo amichevoli. In grado, insomma, di rassicurare gli Stati Uniti sul fatto che, nell’epoca Obama, la nazione è gentile ma ancora forte nel mondo. In questa ottica, dunque, potremmo azzardare che Captain America faccia parte di quella “propaganda democratica” che attraversa Hollywood da sempre.

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