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Adèle e l'enigma del faraone: l'avventuriera della Belle Époque

Besson adatta in formato kolossal il celebre fumetto.
di Edoardo Becattini

Mummie a Parigi
Louise Bourgoin (Ariane Bourgoin) (38 anni) 28 novembre 1981, Vannes (Francia) - Sagittario. Interpreta Adèle Blanc-Sec nel film di Luc Besson Adèle e l'enigma del faraone.

giovedì 30 settembre 2010 - News

Mummie a Parigi
Mentre in patria sta per uscire l'ultima parte della sua saga dedicata ad Arthur e al popolo dei Minimei, Luc Besson arriva in Italia a presentare un'altra avventura per tutta la famiglia e l'inizio di un nuovo possibile franchise. Dai primi due volumi di un graphic novel disegnato da Jacques Tardi e molto popolare in Francia, Besson ha tratto Adèle e l'enigma del faraone: una storia che vede confluire, nella Parigi della Belle Époque, uno pterodattilo in cima alla Tour Eiffel, un gruppo di mummie in giro per il Louvre e una gentildonna con bustino, cappello e boa di piume intenta a profanare tombe per salvare la sorella. Settimo dei tredici film diretti da Besson ad avere come protagonista una donna sfrontata e risoluta, Adèle e l'enigma del faraone è l'occasione per parlare con il regista francese di fumetti, femminilità e futuri progetti.

Un'altra eroina nella sua filmografia?
Luc Besson: Sì, prima di tutto perché le donne sono estremamente affascinanti. Nella vita mi interesso delle debolezze degli uomini e della forza delle donne perché penso che non esista niente come il “sesso forte” e il “sesso debole”. Credo che le donne abbiano una conoscenza migliore dei valori della vita perché sono capaci di generarla. Una donna non ha mai dichiarato guerra proprio perché conosce meglio dell'uomo il valore della vita. Del personaggio di Adèle Blanc-Sec mi interessava questa particolare sfrontatezza femminile, il fatto di essere eroina solo per se stessa e non per gli altri. È un personaggio disposto a fare di tutto per salvare la sorella, ma se le chiedessero di salvare il mondo probabilmente resterebbe tranquilla a fumare nella sua vasca.

È stato difficile adattare un fumetto così popolare?
Luc Besson: In realtà, non vedo una grande differenza fra un fumetto e un romanzo. Magari un fumetto è più popolare di un libro e lo si può leggere più volentieri, ma il principio della narrazione è lo stesso: i fumetti sono dei romanzi con delle immagini. Nel caso dei romanzi a fumetti di Tardi, la difficoltà maggiore è stato convincerlo a cedermi il suo personaggio. Tardi è geloso di Adèle come un padre siciliano di sua figlia e per riuscire ad ottenere il suo consenso ci ho messo più di sei anni. Una volta ottenuto il consenso però, gli ho fatto leggere la prima stesura della sceneggiatura e mi ha lasciato moltissima libertà nell'adattamento. Per questo motivo sono stato molto fedele allo spirito, ai colori e all'anima del fumetto, ma meno nei confronti della storia, dove ho fatto confluire molti elementi diversi. Un film è sempre un mondo a parte rispetto a un fumetto: deve costruire una realtà alternativa che viva di vita propria e appassionare anche coloro che non hanno letto le storie su carta. La maggiore distanza l'abbiamo presa nel giocare coi cliché: ci siamo divertiti a concepire una donna visibilmente più emancipata, una mummia cordiale e sofisticata, uno pterodattilo che può diventare innocuo come un uccellino in gabbia, e così via... Ho cercato, sia in fase di sceneggiatura che di riprese, di fare un lavoro molto sofisticato: girare un film d'intrattenimento come se fosse un film molto serio, con una comicità un po' alla Jacques Tati.

Cosa la attrae della Belle Époque?
Luc Besson: È un'epoca che conoscevo poco ma che mi affascinava moltissimo. Penso che Parigi a quel tempo sia stata realmente la città più bella del mondo, prima che si diffondessero le automobili e che il paesaggio cambiasse completamente con le due Guerre mondiali. Tuttavia, non bisogna dimenticare che a quel tempo le donne non avevano diritto di voto, non potevano fumare, fare sport e dovevano portare degli scomodi bustini. Per questo ho voluto mettere nel film delle scene che tematizzassero la forte emancipazione del personaggio di Adèle, come quando fuma nuda nella vasca, oppure gioca a tennis passando dai movimenti aggraziati del balletto a uno scontro fra le sorelle Williams.

Come ha scoperto la protagonista?
Luc Besson: Ho scoperto Louise Bourgoin quando conduceva uno strampalato programma di previsioni meteo, dove ogni giorno riusciva a inventarsi un modo nuovo e folle per annunciare il tempo. Quando l'ho incontrata ho potuto confermare le mie impressioni e ho deciso di proporle la parte di Adèle. Louise è una persona incredibilmente dedita al lavoro e al di fuori di ogni logica delle attrici dello star system. Ogni giorno, durante le pause di lavorazione, si sedeva a fianco dell'uscita del set e si metteva a ripetere la sua parte. Tutta la gente che passava la scambiava per qualcuno della sicurezza...

Prevede già un seguito?
Luc Besson: Il personaggio di Adèle è affascinante perché con lei il lettore sa che c'è un'avventura dietro ad ogni angolo. Tuttavia non ho al momento in progetto di realizzare un sequel del film. Anche se dietro alla storia c'è un fumetto di dieci libri, non mi impegnerò mai nella realizzazione del seguito prima di aver trovato delle idee originali e di aver scritto una sceneggiatura adeguata. E questo, nonostante riceva continuamente le pressioni di Louise, che non vede l'ora di poter tornare ad essere Adèle...

I suoi progetti futuri?
Luc Besson: Ho molti progetti in questo momento, sia come regia che come produttore. La nostra società, Europacorp, si è ormai ben avviata e abbiamo idee grandi ed ambiziose. Si stanno concludendo le riprese di Colombiana, una versione sudamericana di Nikita con Zoe Saldana diretta da Olivier Megaton, il regista di Transporter 3; mentre sono in partenza quelle di Lock Out, un thriller fantascientifico con Guy Pearce e Maggie Grace che segna l'esordio di due giovani registi irlandesi. Inoltre, tra poco uscirà in Francia una commedia poliziesca che ribalta gli stereotipi razzisti sugli immigrati algerini: Halal police d'Etat.
Per quanto riguarda i miei progetti, dopo Arthur e la guerra dei due mondi, voglio dedicarmi a film importanti, dal momento che i mezzi tecnologici ormai ci permettono di fare qualsiasi cosa. L'unico limite è l'immaginazione e in questo momento non mi manca.

E che dice a riguardo del desiderio espresso da Natalie Portman di tornare a lavorare con lei per un seguito di Leon?
Luc Besson: Sì, ho letto le dichiarazioni ma non ho alcuna intenzione di girare un film in cui un avatar di Leon venga ricostruito dalle tracce di dna... Però sono contento perché con Natalie siamo sempre rimasti in buoni rapporti. Quando ha girato Leon era al suo primo film ed era solo una bambina. Ricordo che i suoi genitori mi chiesero dei consigli sulle possibilità della sua carriera. Gli scrissi una lista di cinquanta nomi di registi con i quali Natalie avrebbe potuto lavorare senza problemi e, a giudicare dalla sua carriera successiva, mi pare l'abbia sempre tenuta a mente.

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