Cinema Komunisto

Film 2010 | Documentario +13 100 min.

Titolo originaleCinema Komunisto
Anno2010
GenereDocumentario
ProduzioneSerbia
Durata100 minuti
Regia diMila Turajlic
Uscitagiovedì 4 giugno 2015
TagDa vedere 2010
DistribuzioneCineclub Internazionale
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Mila Turajlic. Un film Da vedere 2010 Titolo originale: Cinema Komunisto. Genere Documentario - Serbia, 2010, durata 100 minuti. Uscita cinema giovedì 4 giugno 2015 distribuito da Cineclub Internazionale. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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La storia di un Paese morto ancora giovane, raccontata attraverso la sua immagine ufficiale al cinema.

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La storia della Jugoslavia è la storia del suo cinema, per la regia di Josip Broz Tito.
Recensione di Marianna Cappi
Recensione di Marianna Cappi

Josip Broz, meglio noto come Tito, era un cinefilo incallito. Al tempo del suo incarico come proiezionista presso la residenza del maresciallo, Aleksandar Leka Konstantinovi? gli ha mostrato ben 8801 pellicole in trentadue anni. Tito commentava a penna le sceneggiature, subiva il fascino di John Wayne e Kirk Douglas, e per interpretare se stesso volle niente meno che Richard Burton. Dai sovietici aveva compreso l'importanza del cinema come arma di propaganda e non badò a spese per edificare la mitologia della guerra partigiana della Jugoslavia contro il nemico nazista.
La storia raccontata da Mila Turajlic in Cinema Komunisto è la storia di un'immagine. Di come sia costruita, di quanto sia potente, della memoria di sé che lascia un'immagine: in questo caso quella della Jugoslavia, un paese unito solo e soltanto sotto il governo liberticida di Tito, che è collassato rovinosamente poco dopo la sua morte. Forse, dice tra le righe il documentario, la Jugoslavia che abbiamo conosciuto dall'estero era davvero questo, solo un'immagine, inconsistente nella sostanza civica e politica, magnificente nella retorica dello sforzo collettivo di un popolo per provare la bontà del socialismo.
Oggi, le rovine storiche e ideologiche di quel tempo e di quello Stato coincidono con le rovine della città del cinema di Belgrado, teatro negli anni Sessanta di colossali coproduzioni (destinate e portare dollari nel paese) e passerella di divi eterni, da Alain Delon a Orson Welles, da Hitchcock a Sophia Loren. (Il nostro Giuseppe De Santis ci girò La strada lunga un anno)
Mentre le gigantesche scenografie e le sartorie zeppe di costumi di scena accumulano la polvere e perdono il senso, la regista interroga, tra gli altri, Leka, il proiezionista del dittatore, e Veljko Bulaji?, il regista de La battaglia della Neretvna (con Yul Brinner e Franco Nero), e soprattutto offre al pubblico del suo film una quantità straordinaria di materiale di repertorio, spezzoni di film, fotografie, ricordi di prima mano, che ancora una volta raccontano la coincidenza tra storia nazionale e storia del cinema, la leggenda di "un paese che non c'è più, se non nei film."
Pur mancando il contraddittorio, ovvero l'altra faccia della medaglia con l'effige del maresciallo - le storie di chi magari il cinema non l'ha potuto fare perché inviso al regime, di chi è scappato, di chi ha sofferto -, non è la nostalgia il sentimento del film. I fasti dell'Avala Film erano destinati a finire, ad un certo punto la finzione doveva lasciare il posto alla realtà (nonostante l'impegno di Tito per confondere le acque, come nell'episodio del ponte vero fatto crollare per un set). Rimane se mai l'orgoglio di chi, al di là del contesto e delle brutture retoriche, il cinema lo sapeva fare davvero, lo sapeva fare in grande.

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Dal 1946 al 1948, attraverso le testimonianze di alcuni dei suoi protagonisti, la storia del cinema della Iugoslavia - "un Paese che non esiste più se non nei film" - che coincide con quella del suo padre-padrone, il maresciallo Tito (1892-1980): i primi film su modello sovietico, l'apertura al cinema americano dopo la rottura con Stalin, la costruzione della città del cinema a Belgrado, l'istituzione del Festival del cinema di Pola, le produzioni internazionali di kolossal degli anni '60, fino all'apogeo di La battaglia della Neretva (1969), nomination all'Oscar per il miglior film straniero, e Sutjeska (1973), per il quale Tito volle Richard Burton a interpretarlo. Il regista tradisce la nostalgia per un socialismo dal volto (almeno apparentemente) umano e soprattutto per un Paese non ancora straziato dagli odi etnici, ma non nasconde il dispotismo, per quanto illuminato, di Tito, il quale non solo guardava un film ogni giorno ma leggeva e glossava tutte le sceneggiature dei film di produzione iugoslava, per la maggior parte di ricostruzione agiografica di episodi della guerra partigiana contro i nazifascisti.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 18 gennaio 2016
robroma66

La storia della Jugoslavia attraverso il cinema di regime. Tito fu un vero cinemane (non credo che la parola esista), tanto che aveva il suo proiezionista personale (Aleksandar Leka Konstantinović) che ogni sera gli mostrava un film -a volte faticando non poco a trovare qualche buon prodotto-. Konstantinović ha tenuto un diario di tutte le proiezioni e per la prima volta ha parlato [...] Vai alla recensione »

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