Attenberg

Un film di Athina Rachel Tsangari. Con Yorgos Lanthimos, Vangelis Mourikis, Evangelia Randou, Ariane Labed Drammatico, durata 95 min. - Grecia 2010. MYMONETRO Attenberg * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Eros e Thanatos...a strapiombo dall'Acropoli Valutazione 3 stelle su cinque

di gianleo67


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mercoledì 1 luglio 2015

Figlia di un architetto affetto da un mare incurabile con cui convive nell'assenza di una figura materna, la giovane Marina è una ragazza introversa che non ha mai avvicinato gli uomini e che vive una relazione morbosa ed infantile con la più disinvolta e spregiudicata amica Bella. Allorquando si avvicina la fine per il genitore, la ragazza manifesta i sintomi di un disagio e di una irrequietezza interiori che la portano a concedersi ad un giovane ingegnere che ha conosciuto per motivi di lavoro. Benchè importante e sconvolgente questa tardiva esperienza si rivelerà per lei ormai assolutamente inutile.
Sullo sfondo di una desolazione industriale e urbanistica di un'Acropoli a strapiombo sul mare, la cosmopolita regista (e teatrante) greca Athina Rachel Tsangari ambienta questo dramma della solitudine e dell'inadeguatezza che utilizza, con proprietà di linguaggio e lucidità di sguardo, il registro di un'allegoria civile e politica ormai divenuto un marchio di fabbrica del nuovo cinema ellenico da Lanthimos (Kynodontas - 2009; Alpeis - 2011) ad Alexandros Avranas (Miss Violence - 2013) e capace di compendiare con straordinaria efficacia tanto le istanze naturalistiche del racconto sociale quanto le suggestive astrazioni del discorso teorico. Questa nuova sintassi del linguaggio filmico fa il paio con lo scimmiottamento di un'apprendistato sentimentale e sessuale di una giovane protagonista cresciuta nella cattività di una relazione parentale senza sbocco, quale stadio terminale di una inevitabile deriva familiare in cui si riflette la crisi irreversibile della società greca costretta tra il retaggio di una tradizione pastorale e le macerie di una civiltà post-industriale ("Abbiamo costruito una colonia industriale su un recinto di pecore...e pensato che stavamo facendo la rivoluzione."). La morte del padre diventa quindi il paradigma di una sconfitta generazionale ove abbandonare figli inesperti ed inadeguati alla loro incapacità relazionale e civile, in una regressione antropologica in cui non serve nemmeno studiare i rudimenti dell'etologia dei primati per recuperare il senso e la riscoperta dell'essere uomini, per risollevarsi dalla prostrazione di una disfatta morale che spreca il seme e disperde le ceneri, adagiandosi inerti nel letto dell'amore senza scopo come nel rimirare l'uniforme squallore di un orizzonte senza speranza. Ma la malattia del padre è anche la malattia della Nazione, un corpo inutile e inoperoso che non è più in grado di agire, genitore ormai impotente di una prole sterile destinata all'estinzione ("Sto boicottando il XX secolo. E' sopravvalutato e non mi dispiace per niente lasciarlo. Sono un vecchio uomo ateo. Un residuo tossico del modernismo...del post-Illuminismo...e ti lascio nelle mani del nuovo secolo senza averti insegnato nulla."). Coacervo di suggestioni umorali e di rimandi ancestrali al fatalismo di un paesaggio mediterraneo che diventa fondale scenico di un lucido sogno ad occhi aperti, la Tsangari ordisce la trama di un discorso politico non banale, concedendosi qua e là il vezzo di qualche vivace contrappunto pop (l'intermezzo di una civettuola formazione sentimentale sulle note di 'Tous Les Garçons Et Les Filles' e l'isterico balletto di una veglia funebre al ritmo della 'Be bop kid ' dei Suicide) e di una grottesca pantomima marziale ma facendo tesoro del rigore di una lontana tradizione cinematografica che rimanda alla potenza ed alla lezione di mostri sacri del cinema ellenico quali Angelopoulos e Damianos. Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile alla 67ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia per l'attrice franco-greca Ariane Labed la cui bellezza è difficile da camuffare persino dagli ingombranti pullover di lana e grande prova per Vangelis Mourikis nel ruolo dell'anziano padre morente. Da segnalare il cameo di Giorgos Lanthimos nel ruolo del giovane ingegnere per cui la Labed reciterà nel successivo Alpeis del 2011.

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