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chiarialessandro
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domenica 13 settembre 2009
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l’armadio dei ricordi
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Avere 59 anni oggi significa averne avuti 18 quando è “scoppiato” il ’68 e lo scorrere delle immagini sul grande schermo ha inevitabilmente riportato la memoria alla giovinezza di quei giorni in cui si forgiava il carattere e si cominciava ad uscire timidamente dall’adolescenza per affrontare la vita (comprensiva di un mondo tanto affascinante quanto nebuloso chiamato sesso che, proprio in quegli anni, ha avuto la sua “rivoluzione” di cui Jasmine - Laura è stata la prima testimone ) in compagnia degli ideali (utopie?) che poi sarebbero rimasti compagni inseparabili per tutta la vita: socialismo, altruismo, giustizia, diritti, femminismo, indipendenza, autonomia, passione. Onore al merito del regista per essere riuscito a ricostruire la sua (nostra) storia con occhio sufficientemente lucido e distaccato da non farsi sopraffare dai ricordi personali ma, contemporaneamente, partecipando però quel tanto che permette allo spettatore di calarsi e di immedesimarsi nei personaggi (i quali altro non sono che la rappresentazione della nostra gioventù).
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Avere 59 anni oggi significa averne avuti 18 quando è “scoppiato” il ’68 e lo scorrere delle immagini sul grande schermo ha inevitabilmente riportato la memoria alla giovinezza di quei giorni in cui si forgiava il carattere e si cominciava ad uscire timidamente dall’adolescenza per affrontare la vita (comprensiva di un mondo tanto affascinante quanto nebuloso chiamato sesso che, proprio in quegli anni, ha avuto la sua “rivoluzione” di cui Jasmine - Laura è stata la prima testimone ) in compagnia degli ideali (utopie?) che poi sarebbero rimasti compagni inseparabili per tutta la vita: socialismo, altruismo, giustizia, diritti, femminismo, indipendenza, autonomia, passione. Onore al merito del regista per essere riuscito a ricostruire la sua (nostra) storia con occhio sufficientemente lucido e distaccato da non farsi sopraffare dai ricordi personali ma, contemporaneamente, partecipando però quel tanto che permette allo spettatore di calarsi e di immedesimarsi nei personaggi (i quali altro non sono che la rappresentazione della nostra gioventù). Ottima sceneggiatura con poche sbavature (come quando dovrebbe sembrarci normale passare una tenera, tranquilla ed appassionata notte d’amore - nell’università sconvolta dalla violenza – senza che nessuno si accorga dei piccioncini intenti a tubare). Ottima la recitazione di tutti gli interpreti, con una breve ma intensa apparizione di Silvio Orlando che riesce a cucirsi addosso i panni di qualunque personaggio gli vogliano assegnare ed un cameo di Laura Morante che mi sembra diventi sempre più bella man mano che passano gli anni; indimenticabile l’espressione dei due bambini i quali assistono impotenti a quello che (per loro, nella loro ingenuità, nella loro innocenza) non può essere che “l’incomprensibile”massacro di Avola. Impossibile in ultimo non fare un cenno, anche se breve, alla maestria con cui Placido sviscera le motivazioni che faranno passare dall’altra parte della barricata Scamarcio e Trinca nonché al modo in cui approfondisce le motivazioni che sveglieranno i germi di una violenza superflua e gratuita sia dall’una che dall’altra parte della barricata (il corteo alato sotto cui vengono spietatamente manganellati a freddo i ribelli come pure le molotov ed il terrorismo). Consigliato sia ai vecchietti (i quali forse cominciano a scordarsi di certi valori) che ai giovani (per alcuni dei quali forse questi valori sono del tutto sconosciuti).
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paapla
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domenica 13 settembre 2009
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frida il pastore maremmano, che fine ha fatto?
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Il primo tempo scorre come un documentario di Rai storia ma Gianni Minoli è molto più bravo. Il secondo tempo inizia con la scomparsa di Frida, un Pastore Maremmano che scappa dalla casa di campagna di Laura (Jasmine Trinca, molto brava). Stucchevole, banalmente prevedibile, noioso, brutto.
Una domanda per Michele Placido: Laura è finita in California; Giulio, è diventato un politico; Nicola, un attore; ma Frida il Pastore Maremmano, che fine ha fatto?
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rufio
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domenica 13 settembre 2009
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viva il cinema italiano
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Trovo che Michele Placido abbia fatto un film che non ha niente da invidiare agli americani. emozionante veloce conciso non annoia mai e sorprende per la bravura di tutti gli attori. jasmine trinca è perfetta. riccardo scamarcio dimostra di essere un attore con la A maiuscola. davvero un bellissimo film. finalmente qualcno che ama i giovani. GRAZIE.
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gioconda
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domenica 13 settembre 2009
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bravi gli attori ma
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Concordo sulla bravura degli attori ma ho trovato il film molto più incentrato sulla storia d'amore che non sul '68 e quello che ha rappresentato per la socità e la cultura. Diciamo che mi è sembrato di vedere il '68 sullo sfondo e le vicende amorose in primo piano. Mi aspettavo il contrario. Ottimo il modo di affronatare la crisi familiare, le lotte, gli affetti e i dolori.
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nnknk
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domenica 13 settembre 2009
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film bellissimo grandi attori
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film bellissimo grandi attori bellissima interpretazione di Scamarcio e Argentero
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paola d. g. 81
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domenica 13 settembre 2009
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il grande tonfo
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Cosa volesse rappresentare Placido con questo film si capisce solo alla fine: se stesso. Il grande sogno è un film puramente autobiografico ed autoreferenziale dove si stenta a trovare un significato più ampio, che si perde tra immagini affastellate e sincopate (basta con la camera a mano, per l'amor di Dio!!), scene di sesso e troppi "vaffanculo". La narrazione stessa è incerta e poco fluida, Scamarcio granitico come sempre, Trinca e Argentero non proprio al massimo della forma. L'unica scena simpatica è quella in cui uno studente di teatro propone ad un'arrabbiata professoressa (Laura Morante) di sostituire la parola "ahimè" con "porca troia". Il resto è silenzio.
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federer85
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domenica 13 settembre 2009
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i giovani hanno l'obbligo di vederlo
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Cominciamo subito col dire che in sala purtroppo venerdì sera nn c'era il pienone,anzi forse nn si arrivava alla metà dei posti disponibili..E qst nn mi fa piacere,perchè certo Drug me to hell o G.I.Joe nn meritano più di qst film.Forse il difetto principale è il non aver approfondito le dinamiche sociali e culturali di ql periodo,ma probabilmente nn c'era tempo...Cmq assolutamente da vedere soprattutto per i giovani,molto forse sapranno per la prima volta del '68 in qst modo...Grande interpretazione della Trinca,un futura star assoluta nn solo italiana,buona anche ql di Argentero e Scamarcio(meglio il primo,ma il secondo cmq è cresciuto tanto dai tempi in cui se ne stava 3 metri sopra il cielo).
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Cominciamo subito col dire che in sala purtroppo venerdì sera nn c'era il pienone,anzi forse nn si arrivava alla metà dei posti disponibili..E qst nn mi fa piacere,perchè certo Drug me to hell o G.I.Joe nn meritano più di qst film.Forse il difetto principale è il non aver approfondito le dinamiche sociali e culturali di ql periodo,ma probabilmente nn c'era tempo...Cmq assolutamente da vedere soprattutto per i giovani,molto forse sapranno per la prima volta del '68 in qst modo...Grande interpretazione della Trinca,un futura star assoluta nn solo italiana,buona anche ql di Argentero e Scamarcio(meglio il primo,ma il secondo cmq è cresciuto tanto dai tempi in cui se ne stava 3 metri sopra il cielo).Ottima regia di Placido,anke se un pò sotto a Romanzo Criminale.
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willison
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domenica 13 settembre 2009
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placido ci mostra l'iltalia del 68
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Placido ci mostra l'Italia del 68 e i gli eventi che hanno portato all'estremismo tutt'oggi presente.Il regista ci mostra il tutto dal punto di vista del poliziotto che era(interpretao secondo mio parere da un ottimo Scamarcio).Scamarcio molto migliorato, una Jasmine Trinca molto brava e invece un Luca Argentero un pò meno convincente.Trama forse un pò troppo romanzata ma sicuramente un film da vedere.
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step82
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sabato 12 settembre 2009
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lettera al maestro placido
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Gentile Placido,
non so se Le capiterà di leggere questa lettera, spero di sì. Ho partecipato per circa una venticinquina di giorni alle riprese del Suo film, in qualità di comparsa. Ora vedendo l'opera nella sua completezza mi sono accorto che non non possiede un'anima propria, un proprio carattere. Questo quesito mi ha attorcigliato i pensieri per tutta la serata dopo la visione del film, pensando: come è possibile che questa pellicola risulti così anonimo nonostante Placido sul set lottava che sembrava un gladiatore, che mai artista in passato avevo visto mettere tanta devozione e amore verso un suo lavoro?
La risposta, facendo riaffiorare i meravigliosi ricordi avuti sul set, mi è balenata alla testa con fermezza mista a dispiacere.
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Gentile Placido,
non so se Le capiterà di leggere questa lettera, spero di sì. Ho partecipato per circa una venticinquina di giorni alle riprese del Suo film, in qualità di comparsa. Ora vedendo l'opera nella sua completezza mi sono accorto che non non possiede un'anima propria, un proprio carattere. Questo quesito mi ha attorcigliato i pensieri per tutta la serata dopo la visione del film, pensando: come è possibile che questa pellicola risulti così anonimo nonostante Placido sul set lottava che sembrava un gladiatore, che mai artista in passato avevo visto mettere tanta devozione e amore verso un suo lavoro?
La risposta, facendo riaffiorare i meravigliosi ricordi avuti sul set, mi è balenata alla testa con fermezza mista a dispiacere. Per mio parere il film è stato montato con troppa velocità e avidità commerciale. Si nota che il prodotto non poteva durare più di 101 minuti e che il film risulta stringato, senza respiro, snaturato. Prevalgono le faccende amorose a quelle del sessantonto ed esse sono uno sfondo raccontanto troppo sommariamente, ma il problema, ripeto, è solo nel montaggio. Sottolineo questo, perchè dal set le problematiche dei giovani sessanttontini e dei loro grandi sogni emergevano con prepotenza e coscenza di conoscenza, ma la frenesia di questo montaggio, riduce tutto alla stregua di fattarelli adolescenziali privandoli di importanza e della sua vera autonomia. Ha tagliato troppo.
Peccato, poteva essere un capolavoro.
Con ammirazione, cordiali saluti
S.P.
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luther
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sabato 12 settembre 2009
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dargli del mediocre eppure assaie!
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un film mediocre ripetitivo gli attori tanto osannati e non si sa il perchè non dicono niente inespressivi una lagna entri ed esci dal cinema e ti domandi ma cosa ho visto e che è un film questo?
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