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Tutti i colori del Giallo/Argento

Il maestro dell'horror nelle sale dopo due anni di limbo.
di Marco Chiani

Adrien Brody in una scena del film Giallo/Argento di Dario Argento.
Adrien Brody (45 anni) 14 aprile 1973, New York City (New York - USA) - Ariete. Interpreta L'ispettore Enzo Lavia nel film di Dario Argento Giallo/Argento.

venerdì 1 luglio 2011 - Approfondimenti

Nelle sale dopo due anni di limbo, Giallo/Argento dichiara fin dal titolo un'appartenenza precisa: non un thriller, non un horror, ma precisamente un giallo, formula pregna di regole, stilemi, ossessioni, leggi scritte. Se accanto al nome di questo colore si affianca poi quello che identifica il più glorioso autore italiano del cinema nero, la discussione si fa davvero interessante. Adrien Brody è l'ispettore Enzo Avolfi, accompagnato passo passo nelle sue indagini da una risoluta Emmanuelle Seigner la cui sorella è stata rapita dal pericoloso serial killer di turno. Raccontata così, la storia rientra in quei puzzle che riconosciamo sotto la dicitura del titolo, ma se dietro alla macchina da presa si nasconde il regista di Tenebre, c'è da aspettarsi qualcosa di più forte e violento rispetto alla materia congeniale agli intrighi di Agatha Christie o Edgar Wallace.

Argento torna al giallo con Nonhosonno, Argento torna al giallo con Il cartaio, Argento torna così tanto al giallo da chiamarci il suo ultimo film: una specie di adagio buono per tutte le stagioni. Ma la verità è un altra. Partendo da premesse verosimili, nelle ambientazioni e nel funzionamento dei personaggi, il cineasta romano da sempre piega la struttura classica dell'enigma al limite estremo e alla ricerca di un'originalità che pur avendo portato al successo il cosiddetto “giallo all'italiana” se ne discosta ampiamente. Fondato da Mario Bava con La ragazza che sapeva troppo e Sei donne per l'assassino, il filone torna alla moda all'inizio dei Settanta grazie alla sua “trilogia degli animali” – L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio, composta però da tasselli ben diversi tra loro, uniti da una sola costante: l'esplorazione di tutto lo spettro del colore fino al Profondo rosso che anticipa i capolavori horror di Suspiria e Inferno.

Un giallo vero e proprio Argento non l'ha mai girato: troppo personale il suo stile per rientrare in una categoria prestabilita, troppo smaccata la voglia di andare oltre il genere ricreandolo da zero. Nei suoi film c'è spesso un elemento che sfugge, un particolare che il protagonista non riesce a mettere a fuoco, un trucco su cui si regge tutta la struttura e dietro al quale si nasconde anche l'identità dell'assassino. Il cineasta fornisce indizi, allude, si avvicina per poi discostarsi dalla verità, costruendo intorno a questo cruccio racconti problematici che si interrogano sullo stesso funzionamento che li muove, il giallo appunto, finendo col segmentarlo, studiarlo a fondo, senza mai restituirlo nella sua interezza. Invece di esplicitare l'identità di una singola pellicola, a ben vedere, la formula Giallo/Argento definisce con una semplice giustapposizione di colori quei film in bilico su più toni che il maestro alterna agli horror dichiarati.

Gallery


Adrien Brody con Dario Argento sul set del film Giallo/Argento.
Una scena del film Giallo/Argento di Dario Argento.
Una scena del film Giallo/Argento di Dario Argento.
Una scena del film Giallo/Argento di Dario Argento.
Una scena del film Giallo/Argento di Dario Argento.
Una scena del film Giallo/Argento di Dario Argento.
Una scena del film Giallo/Argento di Dario Argento.
Una scena del film Giallo/Argento di Dario Argento.
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