Advertisement
Cella 211: Cinema infiltrato

Carcere, politica e spettacolo per il film trionfatore ai premi Goya.
di Edoardo Becattini

Galeotto fu il film
Luis Tosar - Bilancia. Interpreta Malamadre nel film di Daniel Monzón Cella 211.

mercoledì 14 aprile 2010 - Incontri

Galeotto fu il film
Al cinema, capita molte volte di raccontare storie di innocenti, presunti colpevoli o sorvegliati speciali finiti in carcere per un errore o un eccesso di giustizia. Molto più raro è vedere questi stessi innocenti costretti a fingersi valenti criminali per la propria sopravvivenza. Da questo rovesciamento di posizione e da un ribaltamento dell'ordine costituito all'interno di un carcere di massima sicurezza dopo l'esplosione di una rivolta, si costruisce Cella 211. Esibendo con fierezza gli importanti riconoscimenti ottenuti sia nel suo paese d'origine, la Spagna (dove ha vinto tutti i principali premi Goya), che all'estero (ottimo successo alle ultime Giornate degli Autori veneziane e a Toronto) come fossero i tatuaggi del carismatico co-protagonista Malamadre, il film arriva adesso nelle sale italiane in un momento in cui le carceri stanno tornando argomento di grande dibattito, dentro e fuori dai cineforum.
Cella 211 è in effetti un film politico, spettacolare e vagamente anarchico come i film di genere del cinema indipendente americano degli anni Settanta. Proprio come nei film di quel periodo aureo per il cinema di genere, anche nel film di Daniel Monzón i buoni possono farsi cattivi, i cattivi possono dimostrarsi saggi e ragionevoli e, soprattutto, non si fa molta differenza in termini di moralità fra autorità e prigionieri ribelli. La lezione ce la spiega in questa intervista lo stesso Malamadre, alias l'attore Luis Tosar: "Non fidatevi delle autorità!".

Come si colloca il film rispetto alla realtà?
Jorge Guerricaechevarría (sceneggiatore): Prima di realizzare il film, c'è stato un lungo processo di ricerca all'interno delle carceri spagnole. Una volta un carcerato ci ha detto che le prigioni sono come il mondo esterno in mp3, ovvero che al loro interno si ripetono le stesse esperienze, le stesse dinamiche e le stesse pulsioni di chi vive fuori dal carcere, solo in una versione più compressa, più intensa e racchiusa in uno spazio più piccolo. In un certo senso credo che il cinema carcerario, sia che si tratti di pellicole differenti come la nostra o come Il profeta, sia un buon veicolo per raccontare questo mondo, sia che punti sul realismo o sul noir o sullo spettacolo.

Luis Tosar: Come spettatore mi sono sempre interessato a tutti i generi, preferendo alcuni film più particolari che cercassero di uscire da determinati confini. Questa predilezione si riflette anche sulle mie scelte di lavoro: come attore prediligo personaggi minoritari e radicali, figure ai margini che di solito compaiono solo in un certo cinema improntato all'analisi sociale. I miei ruoli sono di solito personaggi che incontri normalmente per strada ma che non riconosci, che non attirano la tua attenzione o che la rigettano, in un certo senso. Malamadre è forse fra i personaggi più marginali e allo stesso tempo carismatici e spettacolari che abbia mai interpretato. Rispetto ai miei ruoli precedenti, è forse il primo personaggio negativo a generare simpatia e a far scattare un'identificazione nello spettatore.

E rispetto al romanzo?
Jorge Guerricaechevarría: Anche se il film è basato su un romanzo, ci pareva fondamentale che la versione cinematografica avesse un fondo di verità ulteriore, anche perché al cinema riesci a coinvolgere lo spettatore in maniera maggiore se la storia che racconti è plausibile. Nel nostro caso, era perciò importante raccontare questa storia di azione assieme alla condizione delle carceri vissute dagli internati. Anche se è vero che la condizione delle prigioni in Spagna è molto migliorata negli ultimi anni, succedono ancora cose terribili là dentro, soprattutto nelle infermerie, dove i detenuti vengono trattati come spazzatura. La nostra idea era prendere tutti questi elementi e narrativizzarli all'interno di un film che si rivolgesse al grande pubblico. Anche se questa può sembrare una formula vicina al cinema americano, non ci siamo ispirati a nessun film in particolare, ma solo al desiderio di raccontare alcuni episodi che ci sono riportati dai vari detenuti.

Luis Tosar: Abbiamo avuto il privilegio di poter parlare a lungo con alcuni detenuti. In un'occasione in particolare mi sono fermato per più di tre ore ad ascoltare un ergastolano che nella sua vita era stato il principale fomentatore di varie rivolte e di episodi di violenza, arrivando perfino ad uccidere uno dei carcerieri, e che solo negli ultimi anni aveva capito il valore dei suoi gesti. A suo modo di vedere, in carcere vivi sotto costante pressione e in un perenne stato di psicosi, vedi ogni cosa come una minaccia e per questo anche ogni tua reazione può essere estremamente più violenta.

Come hanno lavorato i due attori protagonisti?
Maria Etura: Capita poche volte nelle vita di ricevere sceneggiature così appassionanti. Anche se il mio è certamente un ruolo marginale, è stata un'esperienza importante lavorare con il regista e con attori come Alberto Ammann. Ci siamo incontrati una volta per parlare del lavoro e ho capito subito che sarebbe stato facile lavorare con lui.

Alberto Ammann: Era importante rendere il fatto che questa coppia vive in un momento molto particolare, un amore intenso, un figlio in arrivo e nuove prospettive di lavoro. La mia idea era di rendere il protagonista Juan Oliver come un bravo ragazzo dal basso profilo, senza particolari ambizioni o difetti, uno che desidera restare nel proprio ambito e ottenere successo solo per se stesso. La forza che gli consente il passaggio così veloce e improvviso da carceriere a carcerato doveva arrivare tutta da lì: dall'interno, dal momento di serenità interiore e di fiducia che vive verso il mondo. Come gli altri, anch'io non ho guardato ad altri film in particolare per cercare una particolare ispirazione, se non alla serie televisiva argentina Tumberos, un ottimo prodotto sul carcere dove non ci sono eroi e dove la vita in prigione viene descritta in modo crudo e realistico.

Ci sono state delle polemiche riguardo alla rappresentazione dell'ETA nel film?
Jorge Guerricaechevarría: Non ci sono state molte polemiche, ma anzi, direi piuttosto reazioni positive per il semplice fatto che finalmente si potessero infrangere in un film alcuni temi tabù come il terrorismo e l'anomalia dell'ETA. Certo, nel film questi aspetti non hanno un ruolo centrale, ma era per noi importante inserirle dal momento che sono problemi che si presentano normalmente in tutte le carceri spagnole. Ci hanno suggerito più volte in fase di sceneggiature di sostituire i membri dell'ETA con una qualsiasi organizzazione che opera fuori dalla Spagna e dall'Europa, ma per noi era fondamentale che il nostro carcere rappresentasse un microcosmo credibile. Certo, magari non tutto è propriamente realistico all'interno del film: ad esempio, nessun detenuto sfiderebbe mai un membro dell'ETA perché saprebbe di ricevere indietro dieci volte il danno inflitto.

Che idea vi siete fatti dalla visita delle prigioni in Spagna?
Jorge Guerricaechevarría: Riguardo alle condizioni carcerarie, a guardare i numeri sembrerebbe che le morti avvenute in prigione non siano così elevate, ma dobbiamo tener conto che queste cifre sono falsate. Molto spesso infatti un detenuto in fin di vita viene rilasciato in libertà così da poter falsare le statistiche sulle morti in carcere. Però su un punto particolarmente inquietante si trovano delle affinità fra le morti in carcere e quelle fuori dal carcere: sulle percentuali di suicidi. Quando noti che i suicidi in carcere sono pari quasi a quelli dei dipendenti di France Telecom, ti rendi sempre più conto di come il carcere sia realmente lo specchio dei mali della nostra società.

Gallery


Alberto Ammann . Interpreta Juan Oliver nel film di Daniel Monzón Cella 211.
Come si colloca il film rispetto alla realtà?
Luis Tosar - Bilancia. Interpreta Malamadre nel film di Daniel Monzón Cella 211.
E rispetto al romanzo?
Alberto Ammann . Interpreta Juan Oliver nel film di Daniel Monzón Cella 211.
Come hanno lavorato i due attori protagonisti?
Marta Etura (42 anni) 28 ottobre 1978, San Sebastián (Spagna) - Scorpione. Interpreta Elena nel film di Daniel Monzón Cella 211.
Ci sono state delle polemiche riguardo alla rappresentazione dell'ETA nel film?
news correlate
in Primo Piano

{{PaginaCaricata()}}

Home | Cinema | Database | Film | Calendario Uscite | MYMOVIESLIVE | Dvd | Tv | Box Office | Prossimamente | Trailer | Colonne sonore | MYmovies Club
Copyright© 2000 - 2021 MYmovies.it® - Mo-Net s.r.l. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale. P.IVA: 05056400483
Licenza Siae n. 2792/I/2742 - Credits | Contatti | Normativa sulla privacy | Termini e condizioni d'uso | Accedi | Registrati