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Un film di Nicholas Stoller. Con Kristen Bell, Jason Segel, Mila Kunis, Russell Brand, Bill Hader.
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Titolo originale Forgetting Sarah Marshall. Commedia, durata 112 min. - USA 2008. - Universal Pictures uscita venerdì 22 agosto 2008. MYMONETRO Non mi scaricare * * 1/2 - - valutazione media: 2,85 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Dove vai tutto nudo?

di Silvia Bizio La Repubblica

Un maschio perdente. Piagnucoloso. Senza difese. Lasciato alla partner. Così maschio di "Forgetting Sara Marshall" sbanca il botteghino. Da Ernest Borgnine in "Marty" a Jon Favreau in "Swingers", Hollywood ha spesso ritratto con gusto quasi sadico la figura patetica del maschio sensibile e insicuro fatto a pezzetti da donne supersexy e dal cuore gelido. Ma il brutale benservito con cui l'attrice Kristen Bell liquida il malcapitato Jason Segel nella commedia “anti romantica” “Forgetting Sarah Marshall" non sembra avere precedenti. Prodotto dal nuovo mogul della commedia americana Judd Apatovv, diretto Nicholas Stroller, il film sta spopolando al botteghino Usa, dopo un'astuta campagna pubblicitaria con grandi cartelloni che hanno incuriosito i passanti con scritte del tipo. "Sapessi quanto non me ne frega più niente di te, Surah Marshall! "Oppure: “I jeans ti fanno il culo grosso, Sarah Marshall”
La commedia è diventata un fenomeno anche per via della sequenza iniziale, in cui il pene di Segel viene ripreso in primissimo piano e in tutta la sua Moria mentre l'attore, nudo come mamma l'ha fatto, piange come un bebé di fronte alla Bell mentre questa - una starlette tv - gli comunica non solo di volerlo mollare dopo una lunga relazione, ma di essersi presa una cotta per la rockstar inglese di turno (Russell Brand). L'incensurata esibizione fallica, che fa da controcanto alla disperazione dell'innamoratissimo protagonista, viene regolarmente salutata dal pubblico con fragorose risate.
Segel, 28 anni, scritturato dallo stesso Apatow nel 1999 per la serie televisiva 'Treaks and Geeks”, poi passato al cinema con "Slackers", è apparso l'anno scorso in "Molto incinta" di Apatow, della cui scuderia di successi si sente ormai parte integrante. Altri attori famosi hanno esibito i loro attributi: da Torn Grosse in “Il ribelle", a Bruce Willis in “Il colore della notte", da Daniel Day-Levvis in "Un gentleman a New York", a Harvey Keitel in "Lezioni di Piano”. Ma il nudo integrale di Segel in “Forgetting Sara Marshall”, insolito per un film commerciale di Hollywood, è un'ilare provocazione intesa, si dice, a strapazzare la rigidezza moralista e conservatrice promossa dal presidente Bush. Ma ottiene anche un altro effetto: smentire l'idea che la fabbrica comica di Apatow sia un club maschilista e sensista. “Forgetting Sara Marshall” punta crudelmente il dito sui fallimenti erotico-sentimentali degli uomini, non delle donne. P- il maschio che nel film piange a dirotto, che si rivela debole, ingenuo, insomma un asino. Nel film l'abbandonato Segel si reca per cercare un po' di sollievo, in un lussuoso resort delle Hawaii, dove il destino vuole che incontri proprio la causa dei suoi incubi, Sarah Marshall, in vacanza col suo nuovo spasimante. Ne deriva una serie di comici disastri, anche se alla fine il personaggio di Segel ritroverà se stesso e la sua autostima grazie a una bellissima ragazza del luogo (Mila Kunis).
«Caos in paradiso: mi è sembrata una buffa contrapposizione», dice Jason Segel, attore e sceneggiatore, intervistato da "L'espresso" in quella stessa TurtIe Bay, alle Hawaii, dove il film è stato in gran parte girato. «Nella mia vita non ho mai incontrato una vera Sarah Marhall ma per il film mi sono ispirato ai rapporti strani con le donne e relative rotture da me vissuti. Le separazioni mi interessano più degli incontri. Quando una donna ti lascia infatti ricevi la solidarietà degli amici, che si dispiacciono per te», continua Segel. Che spiega così il successo delle commedie di Apatow: «Nessuno dì noi è un vero macho e siamo in fondo dei romantici-. le donne hanno un potere terribile su di noi e non ci fanno sentire degni di loro, un tenia esplorato in vari film di Judd, pur attraverso la risata. Mentre scriveva la sceneggiatura, Judd mi ripeteva di non cedere alle pressioni della comicità, ma di sentirmi libero di trasformare il film in un dramma: le sue commedie funzionano perché sono reali dal punto di vista umano, e toccano nell'intimo lo spettatore. Non sono solo stupide vignette comiche, volgari o adolescenziali, di cui ti dimentichi dopo un'ora, ma al centro sono dei drammi, e questo li rende diversi».
Kristen Bell, che dopo il successo in tv si sta imponendo come una delle più promettenti giovani attrici americane, conferma la tesi di Segel: «Nelle commedie di Apatow quando due personaggi litigona il pubblico simpatizza con entrambi e non sa per chi tifare. Il nudo, maschile o femminile che sia, non fa che sottolineare la vulnerabilità dei personaggio: a volte non solo è giustificabile, è essenziale allo sviluppo dell'intreccio. Altman inquadrò Julianne Moore nuda per tutta la durata della scena del litigio coniugale in "America oggi": perché Jason Segel non dovrebbe mostrarsi nudo quando Sarah gli comunica che lo vuole lasciare?». Anche Segel non sembra aver provato nessun imbarazzo per girare il suo nudo: «Sono nato senza vergogna e non ho nessun problema a mostrarmi nudo e giocarci sopra», dice: «Del resto Judd è andato per gradi: in "Treaks and Geeks" mi ha messo ìn scena con nient'altro che un piccolo Speedo, ora è riuscito a spogliarmi del tutto. Ma non è un nudo gratuito, non è lì per provocare una risata facile: è in una scena drammatica, in cui il mio personaggio è nel momento più vulnerabile della sua vita».
Apatow ha così reinventato la commedia vietata ai minori proprio nel momento in cui il genere aveva bisogno di venir reinventati: «L'America ha paura dei pene», spiega il produttore, «e sono intenzionato a fargli passare questa fobia. Sono davvero tentato di far saltar fuori un pene nudo in ogni mio film: trovo esilarante che al giorno d'oggi, con tutta la follia vera che c'è in giro, ci si turbi ancora alla visione di una certa parte del corpo umano». Da L’Espresso, 25 Maggio 2008

di Silvia Bizio, 25 Maggio 2008

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