Miracolo a Sant'Anna

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Un film di Spike Lee. Con Derek Luke, Michael Ealy, Laz Alonso, Omar Benson Miller, Matteo Sciabordi, John Leguizamo.
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Titolo originale Miracle at St. Anna. Drammatico, durata 160 min. - USA 2008. - 01 Distribution uscita venerdì 3 ottobre 2008. MYMONETRO Miracolo a Sant'Anna * * - - - valutazione media: 2,42 su 180 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Ma è davvero un film di Spike Lee? Valutazione 1 stelle su cinque

di Paolo T.


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domenica 19 ottobre 2008

Un brutto film. Noioso, senza personaggi a cui affezionarsi o di cui condividere le pene, senza momenti drammatici. Una continua alternanza di spiegoni, gravati per giunta da una ridondanza che denuncia una scarsa convinzione del regista stesso nel progetto. Nessuna tensione. Momenti potenzialmente alti, come il rapporto affettivo tra il soldato religioso e la bella del paese, o quello tra il soldato tonto e il bambino, o quello tra il padre fascista e la figlia simpatizzante dei partigiani, vengono risolti con la stessa intensità di un teatro di pupi. Chi sono questi uomini sperduti sulle montagne dell'Italia Centrale durante una guerra non loro? Sappiamo solo che sono dei neri. Maltrattati a casa, disprezzati al fronte. Ma chi sono realmente? Lee ha sempre giocato con lo stereotipo, che in film come Jungle Fever diventa un potente espediente narrativo: lo scontro fra stereotipi scolpisce grezzamente lo sfondo del conflitto etnico, su cui si dipana la storia cesellata dei protagonisti. In questo caso l'unico strumento è lo scalpello, ed è difficile distinguere i protagonisti per un loro comportamento specifico. Un soldato mastica uno stuzzicadenti, un altro è uno sciupafemmine, un altro ancora è "il negro più grosso che si sia mai visto", la ragazza è una che mostra le tette al primo che passa, il vecchio padre è un vecchio brontolone e il bambino è un bambino. Tutto qui. Considerata l'assenza di effetti speciali, ci si chiede su cosa dovrebbe appoggiarsi una storia di tre ore. Mi è dispiaciuto non vedere risolte due occasioni di riscossa degli umiliati - i neri e i partigiani. L'unica rivalsa che i neri prendono contro i bianchi razzisti è un atto di prepotenza armato, senza effettiva umiliazione del bianco (l'unica "guerra" psicologia è il disprezzo dichiarato per il luridume del locale del bianco - capirai che affronto, fatto da quelle che vengono considerate "sporche scimmie"). Eppure ci sarebbero state tante occasioni, magari con un gioco di sponda tra gli avventori presenti nel locale razzista: come in "Witness", la complicità di un bambino sarebbe stata lì a portata di mano, e sarebbe stata la più formidabile vittoria dei neri sul bianco. I partigiani, che vengono solo abbozzati come rivali-alleati dei neri americani, passano senza storia. All'ideologia del film non interessa, del resto, mostrarli dotati di alcun pregio: sono traditori, vigliacchi, militarmente inetti. Che contrasto con i tedeschi, sempre corretti e sempre pieni di rimorsi (eccetto quelli che non vediamo, e che danno ordini terribili al telefono)! Lo zampino della consulenza di Rai Cinema (nei panni di Cardini?) è decisamente evidente. Il film non riesce nemmeno ad essere perfido. È semplicemente ingenuo. Americani e italiani si capiscono subito, parlano la stessa lingua, e capiscono addirittura il reciproco dialetto o slang. Il partigiano buono si allontana dalle sue armi, lasciando il cattivo armato fino ai denti. Un solo soldato americano tiene a bada mezzo esercito tedesco (ad Anzio le cose andarono un po' diversamente...). Il bambino con una gamba maciullata da una trave ha solo un po' di febbre, e poi scappa via zompettando. Un disastro, di cui non faccio l'intera colpa a Lee. Che certo avrebbe potuto dedicare un po' più di cura ad una storia che li era nel cuore, e a quella che è nel cuore di altri.

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la sese martedì 17 febbraio 2009
non credo
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50%

o io sono un'ochetta, o questo film è molto drammatico. nella mia ignoranza ammetto che non ha sfruttato a pieno i momenti "potenzialmente alti" ma mi ha lasciato molto a cui riflettere.

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