Non è mai troppo tardi

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Un film di Rob Reiner. Con Jack Nicholson, Morgan Freeman, Sean Hayes, Beverly Todd, Rob Morrow.
continua»
Titolo originale The Bucket List. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 96 min. - USA 2007. - Warner Bros Italia uscita venerdì 25 gennaio 2008. MYMONETRO Non è mai troppo tardi * * 1/2 - - valutazione media: 2,59 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Ragazzi terribili. L’ultima sfida di Nicholson: ridere in faccia alla morte

di Silvia Bizio La Repubblica

Malato terminale in «Non e mai troppo tardi», da oggi nei cinema, l'attore guida la carica del film di Hollywood che rompono un altro tabù. Facendo della vecchiaia e della malattia senza speranza un buon soggetto.
Se c'è uria cosa erta, a Hollywood, è questa: il pubblico di tutti i blockbuster è giovane, fra i 18 e i 30 anni. Ma in questa stagione cinematografica, in clima di Oscar e premi vari, sono spuntati alcuni film che affrontano - fra il serio e il faceto - il problema della vecchiaia, della malattia mentale e della morte. In Away from Her, diretto dall'attrice canadese Sarah Polley (al suo primo film come regista) e tratto da un breve racconto di Alice Munro, Julie Christie interpreta una donna malata di Alzheimer. In La famiglia Savage, di Tamara Jenkins, due fratelli, interpretati da Philip Seymour Hoffman e Laura Linney, molto diversi tra loro, devono venire a patti per prendersi cura del loro padre malato, interpretato da Philip Bosco. E in The Bucket List, (in Italia nelle sale con il titolo Non è mai troppo tardi), diretto da Rob Reiner, Jack Nicholson e Morgan Freeman, grandi amici nella vita reale, sono due malati terminali di cancro: di fronte all'avvicinarsi della morte, superano le enormi differenze che li separano per realizzare, come in un'estrema sfida, tutte le cose che non avevano mai fatto prima.
«Non mi interessano i film sui "malati"» ha detto Julie Christie. «Away from Her è, in realtà, un film sull'amore e su come una relazione possa reggere nonostante immense difficoltà». Philip Bosco, invece, riconosce che la follia del suo personaggio è il centro intorno al quale ruota la storia della Famiglia Sauage, follia che porta i figli a decidere di ricoverarlo in una casa per anziani. «Non volevamo renderlo un vecchio bastardo adorabile» dice l'attore «ma mostrare la sua natura cattiva, arrabbiata fino alla fine, e l'effetto che una vecchiaia docile ha sulle persone più giovani».
In verità, già alcuni anni fa, il tema dell'amore e del sesso fra anziani - argomento, questo, a lungo tabù a Hollywood - era stato affrontato da Jack Nicholson, con Diane Keaton, in un film come Tutto può succedere. E ricordiamo Judi Dench, 72 anni, alle prese, in Diario di uno scandalo, con una storia di ricatti sessuali con la assai più giovane Cate Blanchett; e, ancora Peter O'Toole, 74 anni, in Venus, protagonista di un romantico flirt geriatrico.
«Ma, in realtà, Hollywood non è interessata ai drammi della mezza età e tanto meno della vecchiaia» dice Jack Nicholson, 70 anni, che non si è spaventato, in Non è mai troppo tardi, di mostrarsi vulnerabile: la testa rasata in seguito a un'operazione chirurgica, la nausea dovuta alla chemioterapia, l'incontinenza. «Per un uomo della mia età, questo film è stata un'opportunità per interpretare, in modo più raffinato, di nuovo il ruolo del ribelle». L'attore (tredici volte candidato all'Oscar, un record), arriva al Four Seasons Hotel di Beverly Hills scusandosi per il ritardo: «Con la vecchiaia ho bisogno di dormire molto più di una volta» dice, sedendosi su una poltrona, senza togliere gli occhiali da sole, per lui ormai quasi un marchio di fabbrica (li usa anche di notte).
Questo film l'ha costretta a riflettere sulla sua condizione di settantenne, per quanto in grande forma...
«Mi ha permesso di sbraitare contro i danni del tempo. E di riderci sopra. Godo di buona salute, anche se di recente mi sono dovuto ricoverare in ospedale per un'infezione alla ghiandola salivare, malamente operata vent'anni fa».
E come sta adesso?
«Benissimo. È stata una sciocchezza, anche se mi ha creato qualche fastidio all'inizio delle riprese di questo film .Ero stato a letto per più di un mese, mi sentivo stanco. L'energia è tornata poco a poco. Ma è stata un'esperienza che mi ha dato un surplus di ispirazione per il film. Credevo che sarei stato il paziente ideale. Invece...».
Dica la verità, che effetto le ha fatto compiere 70 anni?
«Per la prima volta, mi sono sentito giovane rispetto alla mia età... Scherzi a parte, tendiamo quasi tutti a non fare caso al passare degli anni, eppure t'ha qualcosa in questo numero, 70, che ti fa dire: "E adesso?". Ma la verità è che mi sento in ottima forma Vado ancora forte. La mia insopprimibile inquietudine mi mantiene giovane. E continuo a fumare, cosa che fa arrabbiare tanto i miei amici iperigienisti di Hollywood».
Ultimamente, sono usciti vari film che affrontano temi come la malattia elamorte. Sono eccezioni o pensa riflettano un pubblico più consapevole?
«Il pubblico cinematografico è fatto di giovani, quindi la gente scrive storie che non hanno a che fare con la vecchiaia: e questa, per noi attori di una certa età, è stata sempre la limitazione più grande. Quando mi sono accorto dell'assenza del tema
della sessualità fra gli anziani, ho voluto fare flutto può succedere. Per gli stessi motivi mi sono buttato in The Bucket List e, prima, in About Schmidt (uscito in Italia con il titolo A proposito di Schmidt, ndr). Come forse si è capito da tempo, con le idee radicali io ci vado a nozze».
Ha mai pensato alla sua «Bucket list», alla lista di cose che vorrebbe fare prima di morire?
«Sono fortunato, ho fatto tanto nella mia vita, anche cose che non si possono raccontare sui giornali. Ma non sono un avventuriero né un viaggiatore come il mio amico Morgan Freeman, che quando non lavora vive su una barca a vela. Sono un casalingo, un abitudinario. Certo, ci sono posti nel mondo che vorrei visitare, tipo le piramidi d'Egitto, libri che vorrei leggere, angoli dentro di me che vorrei ripulire. Donne che vorrei accarezzare. Ciò detto, la prima cosa che uno desidera, a questo punto della vita, è la salute. Che altro posso volere? La pace nel mondo? La felicità per tutti? Sono cose talmente ovvie che neanche le dico. Basta che tutti mi lascino in pace nella mia casetta su Mulholland Drive e io possa girare nudo per casa senza che mi scoccino».
Da Il Venerdì di Repubblica, 25 gennaio 2008

di Silvia Bizio, 25 gennaio 2008

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