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great steven
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martedì 22 dicembre 2015
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dramma corale d'intensità e sagacia impareggiabili
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VOLVER – TORNARE (SP, 2006) diretto da PEDRO ALMODOVAR. Interpretato da PENELOPE CRUZ, CARMEN MAURA, LOLA DUENAS, BLANCA PORTILLO, YOHANA COBO, CHUS LAMPREAVE, ANTONIO DE LA TORRE, CARLOS BLANCO, MARIA ISABEL DIAZ, NEUS SANZ
Premiato al Festival di Cannes 2006 per l’intero cast femminile, e la ragione è ben comprensibile osservando con attenzione la recitazione corale che lo permea dalla prima sequenza, in cui le donne spolverano e mettono in ordine le tombe dei loro cari al cimitero, fino alla scena conclusiva che, nel buio della vecchia casa della zia acciaccata che assurge quasi a personaggio immateriale della vicenda, vede l’anziana madre Irene che scompare su per le scale per curare Agostina, malata di cancro.
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VOLVER – TORNARE (SP, 2006) diretto da PEDRO ALMODOVAR. Interpretato da PENELOPE CRUZ, CARMEN MAURA, LOLA DUENAS, BLANCA PORTILLO, YOHANA COBO, CHUS LAMPREAVE, ANTONIO DE LA TORRE, CARLOS BLANCO, MARIA ISABEL DIAZ, NEUS SANZ
Premiato al Festival di Cannes 2006 per l’intero cast femminile, e la ragione è ben comprensibile osservando con attenzione la recitazione corale che lo permea dalla prima sequenza, in cui le donne spolverano e mettono in ordine le tombe dei loro cari al cimitero, fino alla scena conclusiva che, nel buio della vecchia casa della zia acciaccata che assurge quasi a personaggio immateriale della vicenda, vede l’anziana madre Irene che scompare su per le scale per curare Agostina, malata di cancro. È un film di donne nel quale la centralità della figura femminile è ribadita attraverso le storie, comuni ma comunque eccezionali e di straordinaria intensità emotiva, di tre generazioni che devono conciliare le esigenze del presente con un passato spesso ingombrante che fa ritorno nelle loro esistenze portando seco un carico non indifferente di tormenti e sofferenze. La stessa madre di Soledad (una C. Maura eccellente nell’abbinare un parlato disinvolto e spigliato a una strepitosa mimica facciale), parrucchiera illegale, e di Raimùnda (una P. Cruz più raggiante e solare che mai), ex cameriera che prende autonomamente in gestione il ristorante di un amico per adattarlo in occasione dei festeggiamenti di una troupe cinematografica, ricompare in sordina dopo esser stata creduta morta in un incendio nel quale è scomparsa in realtà la madre di Agostina, le cui ceneri sono state tumulate al suo posto. Il suo ritorno avviene, come lei stessa rivela, nel tentativo estremo ma pur sempre speranzoso, di raccontare a Raimùnda verità scottanti e scomode delle quali lei stessa non era a conoscenza, fra cui un terribile dramma famigliare a sfondo incestuoso e numerose incomprensioni che avevano allontanato fra loro le due donne, che per l’appunto non si sono parlate per anni. Molto forte la scena in cui Raimùnda rientra a casa e trova il cadavere del compagno riverso a terra in una pozza di sangue, ucciso dalla figlia Paola che viene a scoprire che non era il suo padre biologico: la potenza di una violenza sessuale solo tentata riesce a scaturire con un’energia autoalimentante senza essere mostrata, e proprio qui sta uno degli indiscutibili punti di forza del regista Almodòvar nella sua squisita veste di autore, ovvero la capacità di coinvolgere lo spettatore evitando di fargli vedere cose che però si intuiscono come se capitassero sotto i suoi occhi, e la trasparenza magnifica della messinscena filmica, coadiuvata anche dalle esigenze pur sempre imprescindibili dello spettacolo audiovisivo, fa tutto il resto, agendo sulla sensibilità del pubblico e levigando laddove è necessario smussare il dolore e rappresentare una verosimiglianza che mai e poi mai dev’essere nascosta. Un film stupefacente e irripetibile che assurge al titolo irrevocabile di capolavoro, soprattutto perché riesce a tener dietro a una materia narrativa davvero sconfinata senza ricorrere a nessuna forzatura e senza perdere di vista neanche un solo tassello per strada, tant’è che tutte le sottotrame vengono abilmente intessute e portate felicemente a compimento. Con un lavoro di limatura così stratosferico e imponente, Almodòvar ha superato sé stesso, consegnando alla storia del cinema spagnolo un’opera che meriterà indubbiamente di essere ricordata come caposaldo di quel genere drammatico con tendenze al grottesco che annovera fra le sue doti anche l’impiego della reminiscenza come mezzo di crescita interiore e di recupero di antichi valori che si credevano ormai perduti e inutilizzabili. L’importanza del ricordo e della memoria, intesi in senso particolarmente ampio e altruistico, è anche accreditata dallo stesso titolo della pellicola, che rimanda a quella canzone folkloristica che la Cruz (anche se doppiata, a onor del vero) interpreta nel corso della festa degli attori, accompagnata da una chitarra acustica e ascoltata con grande meraviglia dalla figlia e dalla sorella, entrambe ugualmente estasiate al suono melodico della sua voce. Non bisogna però credere che la compagine maschile venga trascurata, al contrario: il regista sa trarre il meglio anche dai compatrioti del suo sesso e lo dimostra fornendo un disperato e paradossalmente ridicolo recupero di dignità a Paco, il marito ubriacone e disoccupato di Raimùnda che cerca di assaltare sessualmente la figlia che ha riconosciuto ma della quale non è il padre biologico, e anche offrendo un senso di riscatto ad Emilio, il ristoratore che parte per l’estero confidando nei comportamenti equi e giusti di Raimùnda. Quello che non viene direttamente mostrato, ma solo rievocato mediante i racconti, assume comunque una rilevanza cruciale: la potenza della rimembranza è onnipresente e non manca mai di sorprendere specialmente per come affronta tutte quelle cose che, una volta svelate, provocano shock destabilizzanti ma al tempo stesso investono queste donne flagellate e tuttavia forti e capaci di rialzarsi di uno strumento in più per guardare con ottimismo al futuro e combattere le avversità di un destino sgarbato con tutta l’energia che soltanto loro, piccole persone dotate di cervello fino e tenacia inarrestabile in un mondo che non mostra certo clemenza, né mai la mostrerà, sanno di possedere in quantità industriali. Bellissimo, bellissimo davvero: da vedere più di una volta per capirne tutte le sfumature e anche quei dettagli significativi che ad una prima visualizzazione possono sfuggire. Nemmeno un’ombra oscura o una piccola imperfezione in un oceano immensamente stupendo e meraviglioso di brio, carisma recitativo, spirito di sacrificio, professionalità d’autore e stile inconfutabilmente personale e inimitabile.
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jack pummarolino
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sabato 3 giugno 2006
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il passato non esiste?
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Un intreccio di ricordi, che si mescolano con il presente reale e surreale, elementi che a loro volta si confondono e si fondono in un'unica forma lungo tutta la trama. Con questo film, splendidamente interpretato dalle bravissime attrici, si dimostra che il Passato non è mai davvero tale, che forse non esiste affatto, poichè condiziona il Presente in modo inesorabile.
Battute taglienti, occhi rigonfi di lacrime profonde e mai languide o banali, solidarietà tutta al femminile e intergenerazionale, fanno riscoprire all'osservatore gli affetti genuini di una Spagna tradizionalista e a tratti bonariamente superstiziosa; la casa, la famiglia, visti, però, dall'ottica di sguardi calcati da mascara e ombretto, appaiono valori inestimabili e imperituri, che nemmeno quel fortissimo vento di Levante, che spira sul paese per tutto il film, riesce a spazzare via.
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Un intreccio di ricordi, che si mescolano con il presente reale e surreale, elementi che a loro volta si confondono e si fondono in un'unica forma lungo tutta la trama. Con questo film, splendidamente interpretato dalle bravissime attrici, si dimostra che il Passato non è mai davvero tale, che forse non esiste affatto, poichè condiziona il Presente in modo inesorabile.
Battute taglienti, occhi rigonfi di lacrime profonde e mai languide o banali, solidarietà tutta al femminile e intergenerazionale, fanno riscoprire all'osservatore gli affetti genuini di una Spagna tradizionalista e a tratti bonariamente superstiziosa; la casa, la famiglia, visti, però, dall'ottica di sguardi calcati da mascara e ombretto, appaiono valori inestimabili e imperituri, che nemmeno quel fortissimo vento di Levante, che spira sul paese per tutto il film, riesce a spazzare via.
Questo piccolo microcosmo di donne bastevoli a se stesse è quasi una beffa per la figura maschile, che risalta negativamente in tutta la storia, soltanto come portatrice di dolore, inganno e, giusto perchè lo ha voluto Madre Natura, di spermatozoi.
Il finale è davvero toccante... "i fantasmi non piangono"...
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°isolina°
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domenica 18 giugno 2006
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volver
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un nuovo scioccante episodio della saga firmata Almodovar.
anche stavolta attraverso lo spioncino possiamo assistere ad uno squarcio di vita reale ed insieme brutale. come in tutti i film di Almodovar il cast(quello che conta), è tutto al femminile:protagonista una splendida Penelope Cruz,beniamina del regista, vigorosa e irruenta(temperamento tipico di quasi tutti gli attori iberici).questo film,come la mala educacion, tratta il raccapricciante tema dell'abuso sui minori stavolta unito all'incesto,alla morte e alla vita che continua.
mi aspettavo qualcosina in più ad esser sinceri..credo le scene siano poche fluide nel loro troppo repentino susseguirsi;che si tenda addirittura al surreale quando vengono tirate in ballo le tradizioni popolari del paesello in cui si svolge la scena e che la cara Penelope,per esigenze di copione, abbia gli occhi bagnati un pò troppo spesso.
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un nuovo scioccante episodio della saga firmata Almodovar.
anche stavolta attraverso lo spioncino possiamo assistere ad uno squarcio di vita reale ed insieme brutale. come in tutti i film di Almodovar il cast(quello che conta), è tutto al femminile:protagonista una splendida Penelope Cruz,beniamina del regista, vigorosa e irruenta(temperamento tipico di quasi tutti gli attori iberici).questo film,come la mala educacion, tratta il raccapricciante tema dell'abuso sui minori stavolta unito all'incesto,alla morte e alla vita che continua.
mi aspettavo qualcosina in più ad esser sinceri..credo le scene siano poche fluide nel loro troppo repentino susseguirsi;che si tenda addirittura al surreale quando vengono tirate in ballo le tradizioni popolari del paesello in cui si svolge la scena e che la cara Penelope,per esigenze di copione, abbia gli occhi bagnati un pò troppo spesso.
nel complesso il film è piacevole e anche molto ironico,consiglio agli amanti del genere di andarlo a vedere e a tutti gli altri di vederlo comunque perchè "i panni sporchi lavati in famiglia" non fanno altro che giustificare riprovevoli azioni!
un bel 9 alla trama;un 8 a Penelope;un 7e 1/2 al cast nel complesso e un 6 alla regia(l'ambientazione,le circostanze,gli stati d'animo cambiano con eccessiva rapidità)
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(di derek)
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alex
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giovedì 22 giugno 2006
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almodòvar...sei un vero genio!
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Caro Almodòvar, mi hai colpito al cuore!
..e pensare che mi aspettavo pure molto da questa pellicola, ..per cui .. mi son detto che sarei rimasto deluso... e invece no.
L'inizio fa ricordare il vecchio Almodòvar, che stupisce con i suoi colori accesi e con i suoi esagerati quadretti popolar/metropolitani.
...dopo i primi mi nuti il film ti prende allo stomaco e poi al cuore.
Ti parla di questi sentimenti così profondi, tragici, allegri, assurdi... ma estremamente VIVI e presenti nella vita di ognuno...che non credo ci siano persone che in bene o in male non vengano toccate da questo film.
Quest'ultimo Almodòvar sa parlare al cuore di chi lo guarda, e lo fa attraverso le sue muse, le sue attrici, le sue donne.
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Caro Almodòvar, mi hai colpito al cuore!
..e pensare che mi aspettavo pure molto da questa pellicola, ..per cui .. mi son detto che sarei rimasto deluso... e invece no.
L'inizio fa ricordare il vecchio Almodòvar, che stupisce con i suoi colori accesi e con i suoi esagerati quadretti popolar/metropolitani.
...dopo i primi mi nuti il film ti prende allo stomaco e poi al cuore.
Ti parla di questi sentimenti così profondi, tragici, allegri, assurdi... ma estremamente VIVI e presenti nella vita di ognuno...che non credo ci siano persone che in bene o in male non vengano toccate da questo film.
Quest'ultimo Almodòvar sa parlare al cuore di chi lo guarda, e lo fa attraverso le sue muse, le sue attrici, le sue donne.
Credo di avere capito solo ultimamente cosa significhi fare poesia attraverso un film .. e credo di poter annoverare Almodòvar tra i poeti del cinema.
Le situazioni a volte surreali che mostra hanno una forza così grande da toccare lo spettatore e portarlo dentro lo schermo insieme alle protagoniste le quali, man mano che il film si svolge nelle sue trame, ci parlano del diverso modo che abbiamo per guardare la stessa situazione, di approcciare gli stessi sentimenti.
Mi è piaciuto inoltre come mette in relazione i vari personaggi del film come li fa incontrare/scontrare/allontanare/sostenere.
Si vede proprio che Almodovar sa parlare alle donne di sè stesse e dei sentimenti che ci legano tutti.... è proprio una sua grande capacità!
Uno dei meriti che gli riconosco è che ha saputo, per l'ennesima volta, trasformare le sue attrici in "mostri" di bravura. Con questo non voglio minimamente torgliere qualcosa alla bravura delle singole attrici , ma qua posso vedere una Penelope Cruz fantasmagorica, bella, e soprattuto intensa (tanto per citarne una ..perchè posso dire qualcosa su oigni attirce del film).
Consiglio vivamente a tutti la visione di "Volver" e ne soprattuto consiglio di vederlo il più possibile con il cuore, permettendo a tutto quello che succede sullo schermo di farci toccare e farci anche piangere se è il caso.
... sicuramente ne vale la pena!
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(di armanesh)
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dr. o' le'
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giovedì 27 luglio 2006
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questi "fantasmi", spagnoli
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Volver significa ritornare, ed il ritorno è in un certo senso il tema fondante di tutto l'ottimo film di Almodòvar.
In uno sperduto paesino spagnolo, dove il continuo vento fa "impazzire" la gente, sono accaduti e accadono fatti strani. Come quell'incendio che colpì d'un tratto un tranquillissimo casolare, e di cui mai nessuno seppe la causa. O come il "fantasma" che sembra accudire e curare una povera vecchina abbandonata, che tanto sta a cuore alla giovane Raimunda (Penelope Cruz), madre dal passato difficile. Per non parlare poi della stessa infanzia della giovane e del suo presente, costellato dai maltrattamenti di un marito scansafatiche che finirà col morire mentre molestava la sua "figliastra".
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Volver significa ritornare, ed il ritorno è in un certo senso il tema fondante di tutto l'ottimo film di Almodòvar.
In uno sperduto paesino spagnolo, dove il continuo vento fa "impazzire" la gente, sono accaduti e accadono fatti strani. Come quell'incendio che colpì d'un tratto un tranquillissimo casolare, e di cui mai nessuno seppe la causa. O come il "fantasma" che sembra accudire e curare una povera vecchina abbandonata, che tanto sta a cuore alla giovane Raimunda (Penelope Cruz), madre dal passato difficile. Per non parlare poi della stessa infanzia della giovane e del suo presente, costellato dai maltrattamenti di un marito scansafatiche che finirà col morire mentre molestava la sua "figliastra".
Tante storie si intrecciano fortemente, in questo delizioso spaccato di Spagna moderna seppur antica, che l'ottimo Pedro ci disegna con tratto deciso e mai eccessivamente melenso.
Ogni cosa, anche la più apparentemente sovrannaturale, sarà spiegata nel più razionale dei modi.
Non esistono fantasmi, non esistono misteri. Esistono solo vite che si intrecciano drammaticamente.
Il finale per qualche istante ci fa dubitare delle nostre convinzioni riguardo la "fisicità" della esistenza della madre di Raimunda (la protetta di Almodòvar, Carmen Maura), che sembra scomparire nel corridoio della casa in cui, ancora una volta, accudirà una donna che la crede un fantasma tornato per espiare le sue antiche colpe.
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ennio
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venerdì 16 marzo 2018
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film valido per leggersi un buon libro
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Che senso ha questo film? Unicamente quello di autocelebrazione di un regista ormai datato e megalomane, che ripete ogni volta le stesse cose, con gli stessi attori negli stessi ambienti. Tra l'altro le protagoniste sono tutte donne, ne conseguono dialoghi di una noia mortale. I pochi uomini sono relegati a ruoli meschini o insignificanti. Del resto è noto l'astio di Almodovar verso gli uomini che ricoprono ruoli tradizionali, se non sono un pò particolari a lui non piacciono.
A un certo punto ho interrotto la visione, dedicandomi alla lettura. Ormai i miei pensieri erano indipendenti da ciò che appariva sullo schermo. Passi la noia, ma a metà del film salta fuori anche l'americanata, si restaura l'eterna musa del regista, Carmen Maura, per farla riapparire da morta.
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Che senso ha questo film? Unicamente quello di autocelebrazione di un regista ormai datato e megalomane, che ripete ogni volta le stesse cose, con gli stessi attori negli stessi ambienti. Tra l'altro le protagoniste sono tutte donne, ne conseguono dialoghi di una noia mortale. I pochi uomini sono relegati a ruoli meschini o insignificanti. Del resto è noto l'astio di Almodovar verso gli uomini che ricoprono ruoli tradizionali, se non sono un pò particolari a lui non piacciono.
A un certo punto ho interrotto la visione, dedicandomi alla lettura. Ormai i miei pensieri erano indipendenti da ciò che appariva sullo schermo. Passi la noia, ma a metà del film salta fuori anche l'americanata, si restaura l'eterna musa del regista, Carmen Maura, per farla riapparire da morta. Et voilà, che genietto originale!
Un biasimo anche ai redattori della critica: alcuni scrivono film "drammatico", altri "commedia", evidentemente anche loro ci hanno capito poco.
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eleum�s
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domenica 6 dicembre 2015
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sempre il solito almodòvar (connotazione negativa)
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"Grandioso, poderoso e doloroso, proprio come un enorme pino piantato su per il giardino"
Come ogni opera partorita dall'utero confuso del semi-genio Almodovar, anche "Volver" si dimostra ridondante nella sua maestosità.
Sono anni che continuo a chiedermi come si faccia a non notare, che il signor Pedro puntualmente, in ogni sua "magistrale" prova artistica, giunga ai limiti del sublime, salvo poi oltrepassarlo ostentando una drammaticità eccessiva e totalmente fuori luogo. (Volver ne è un esempio discreto. Abusi peggiori ve ne sono stati e ve ne saranno negli anni a venire).
In questo caso specifico è evidente l'utilizzo dello stesso espediente narrativo (il tentativo di stupro e lo stupro stesso, a danno prima della figlia-sorella e poi della stessa protagonista) in maniera del tutto caotica, per non dire casuale.
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"Grandioso, poderoso e doloroso, proprio come un enorme pino piantato su per il giardino"
Come ogni opera partorita dall'utero confuso del semi-genio Almodovar, anche "Volver" si dimostra ridondante nella sua maestosità.
Sono anni che continuo a chiedermi come si faccia a non notare, che il signor Pedro puntualmente, in ogni sua "magistrale" prova artistica, giunga ai limiti del sublime, salvo poi oltrepassarlo ostentando una drammaticità eccessiva e totalmente fuori luogo. (Volver ne è un esempio discreto. Abusi peggiori ve ne sono stati e ve ne saranno negli anni a venire).
In questo caso specifico è evidente l'utilizzo dello stesso espediente narrativo (il tentativo di stupro e lo stupro stesso, a danno prima della figlia-sorella e poi della stessa protagonista) in maniera del tutto caotica, per non dire casuale. Sono scioccato dall'enorme quantità di imbarazzanti elementi superflui e privi di utilità pro-attiva ai fini dello sviluppo della vicenda stessa.
Altri elementi caratteristici dell'approccio "Almodovarico" sono: La dozzinale caratterizzazione dei propri personaggi, la strumentalizzazione di QUALSIASI tipologia di evento al fine di ricondurre il tema generale dell'intreccio, alla solita ed unica tematica cara al regista ed infine la sconcertante mancanza di CONSEGUENZE a lungo termine nell'agire dei suoi soffici ed inattacabili protagonisti. Spesso mi domando se Almodovar viva nella stessa realtà in cui io sono presente, ossia quella in cui gli uomini (non necessariamente antagonisti) e le donne, combattono costantemente contro i demoni dei propri errori, disperandosi e fallendo; differentemente dalla leggerezza tipica del "modus vivendi" dei personaggi cari a Pedro.
Sono addolorato e stanco.
Ogni qualvolta io speri in un approccio soft, ma più riflessivo ed attento, Almodovar riesce sempre a ricacciarmi le lacrime fin dentro l'apparato. Film dopo film, anno dopo anno, non mi capacito come errori grossolani ed evidentissimi, complici di un atteggiamento infantile nei riguardi del cinema e dello spettatore, risultino capolavori della cinematografia mondiale.
Nonostante l'evidente ridondanza di drammaticità patologica e tipica dei film di Almodovar, "Volver" si dimostra comunque figlio di un maestro della tecnica e dell'intreccio, capace di grandi prodezze stilistiche, così come di pessimi PENSIERI, PAROLE E SOVRABBONDANZE.
In alternativa, si può semplicemente considerarlo un genio, maestro indiscusso della cinematografia europea e mondiale, primo tra i primi, patriarca di tutto il blablaba ed il resto, così, per sentito dire.
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furio
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domenica 21 maggio 2006
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il tempo e le donne in almodòvar
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Il nuovo film di Pedro, un Almodramma come lo chiamerebbe la Bignardi, è VOLVER - RITORNARE ed è splendido in quanto recupera totalmente la poesia assurda e grottesca dei suoi migliori lavori, COSA HO FATTO IO PER MERITARMI QUESTO? e LEGAMI! e sopratutto perchè parla tanto bene delle usanze e tradizioni storiche di una Spagna popolana e delle sue donne colme di segreti e mistero. Con la canzone popolare che dà titolo al film, VOLVER si dichiara perfetta commedia nera dagli influssi mélo e metafisici. La protagonista Raimunda, interpretata dalla Penelope Cruz migliore di questi anni, è attorniata da un cast quasi tutto al femminile ,che pullula di vitalità e nostalgia. Di uomini se ne vede solo due e costituiscono un mondo totalmente periferico e inutile all'universo di questo film (questa caratteristica anche se è utile a far procedere la trama, è anche la maggiore mancanza e falla di VOLVER, che esclude a colpi d'ascia l'assoluzione in toto del genere maschile).
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Il nuovo film di Pedro, un Almodramma come lo chiamerebbe la Bignardi, è VOLVER - RITORNARE ed è splendido in quanto recupera totalmente la poesia assurda e grottesca dei suoi migliori lavori, COSA HO FATTO IO PER MERITARMI QUESTO? e LEGAMI! e sopratutto perchè parla tanto bene delle usanze e tradizioni storiche di una Spagna popolana e delle sue donne colme di segreti e mistero. Con la canzone popolare che dà titolo al film, VOLVER si dichiara perfetta commedia nera dagli influssi mélo e metafisici. La protagonista Raimunda, interpretata dalla Penelope Cruz migliore di questi anni, è attorniata da un cast quasi tutto al femminile ,che pullula di vitalità e nostalgia. Di uomini se ne vede solo due e costituiscono un mondo totalmente periferico e inutile all'universo di questo film (questa caratteristica anche se è utile a far procedere la trama, è anche la maggiore mancanza e falla di VOLVER, che esclude a colpi d'ascia l'assoluzione in toto del genere maschile). Il primo uomo, il marito Paco, patrigno della figlioletta di Raimunda, è una figura triste e ingombrante, dunque scompare dalla circolazione ben presto per motivi che è meglio non svelare; il secondo è un personaggio marginale che però ronza intorno a Raimunda desideroso di diventare il suo amante, lei cortesemente (ma forse nemmeno tanto) lo rifiuta. La superficie del film è quella della commedia dunque, il sottostrato invece è quello di un melodramma familiare a tinte forti, con tanto di agghiaccianti vicende di omicidi passionali e abusi...
Carmen Maura, regina del cinema di Almodovar, ex protagonista di COSA HO FATTO IO.. qui ritorna nelle vesti senili di Irene, la madre morta di Raimunda e Paula, che torna sotto le sembianze di un fantasma... Ma è sul serio un fantasma? Il film, tramite l'inserimento furbesco dell'elemento fantasmatico, vuole quindi parlare delle tradizioni e superstizioni della Spagna popolana in grado di pensare che le persone anche dopo essere decedute continuino a vivere fra di noi cercando di darci supporto morale ma sopratutto materiale. Senza dubbio più fresco e compatto dei recenti PARLA CON LEI e TUTTO SU MIA MADRE, il nuovo film di Almodovar vuole coniugare la spontaneità e originalità dei suoi primi e più convincenti lavori con la nuova tendenza ad essere involuto nella costruzione narrativa della pellicola, come accade nel bellissimo LA MALA EDUCACION, esempio perfetto di film metacinematografico (ossia un caso in cui si parla direttamente di cinema e si pongono davanti al pubblico multiple visioni di due mondi distinti - realtà e finzione - che però si mescolano apparentemente in modo confuso, ma in realtà con grande tecnica) e anche CARNE TREMULA, tratto da Ruth Rendell, grande romanziera ispiratrice di svariati film del grandissimo Chabrol. VOLVER, seppur un po' troppo prolisso in qualche momento finale, fa piacevolemente dimenticare i disastri che sono stati film come TUTTO SU MIA MADRE (vergognosa, intricata e pretenziosa soap opera intrisa di patetici drammi femminili e materni coniugati con apparizioni goffe e deprimenti di odiosi padri travestiti e trans) come pure DONNE SULL'ORLO DI UNA CRISI, TACCHI A SPILLO e IL FIORE DEL MIO DESIDERIO non hanno saputo aggiungere quasi niente ad un autore interessante come Almodovar, se non un po' di notorietà fra il pubblico mondiale che si accontenta grazie alle belle presenze di Penelope Cruz e Antonio Banderas, attualmente le più strapagate star latine di Hollywood.
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antonello villani
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venerdì 26 maggio 2006
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cruz, maura e portillo dirette da almodovar
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Dopo oratori, collegi e preti pedofili, Pedro Almodovar riprende il tema degli abusi sessuali parlando di incesti, assassini, e strane sparizioni. “Volver”, ovvero il ritorno del passato ed il ritorno di una madre creduta morta, è l’ultimo capolavoro presentato al 59esimo Festival di Cannes dal regista spagnolo. Almodovar esplora l’universo femminile lasciando sullo sfondo quello maschile fatto di violenza e tradimenti, rende omaggio alle donne con spirito femminista riunendo attorno a sé personaggi diversi grazie agli incastri della sceneggiatura; tanti fili da tenere legati eppure il film riesce a superare i limiti del dramma alternando umorismo e tragedia con grande disinvoltura. Scenografie kitsch e confessioni dell’ultima ora, “Volver” si conferma uno dei film più belli della stagione, un melodramma che strappa qualche sorriso anche quando a parlare ci sono bambine abusate dai genitori.
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Dopo oratori, collegi e preti pedofili, Pedro Almodovar riprende il tema degli abusi sessuali parlando di incesti, assassini, e strane sparizioni. “Volver”, ovvero il ritorno del passato ed il ritorno di una madre creduta morta, è l’ultimo capolavoro presentato al 59esimo Festival di Cannes dal regista spagnolo. Almodovar esplora l’universo femminile lasciando sullo sfondo quello maschile fatto di violenza e tradimenti, rende omaggio alle donne con spirito femminista riunendo attorno a sé personaggi diversi grazie agli incastri della sceneggiatura; tanti fili da tenere legati eppure il film riesce a superare i limiti del dramma alternando umorismo e tragedia con grande disinvoltura. Scenografie kitsch e confessioni dell’ultima ora, “Volver” si conferma uno dei film più belli della stagione, un melodramma che strappa qualche sorriso anche quando a parlare ci sono bambine abusate dai genitori. D’altra parte il regista madrileno preferisce la teatralità non politacally correct ai chiaroscuri dei perbenisti perchè in ogni sua storia la madre è sempre pronta ad accogliere i figli, il sesso forte si macchia di colpe inenarrabili e la Chiesa diventa complice se non addirittura responsabile di tali misfatti. In quest’ultimo film tre generazioni a confronto, un “fantasma” che aggiunge un pizzico di mistero, una provincia ridicolizzata con le signore riunite al capezzale per spogliare il defunto. Immagini oleografiche impreziosite da attrici formidabili –Penelope Cruz interpreta pure la canzone che dà il titolo al film; Carmen Maura torna dopo quasi vent’anni ad essere diretta dal regista spagnolo; Blanca Portillo e Lola Duenas si meritano un plauso speciale per la superba recitazione- e da un regista troppo impegnato a tenere in equilibrio diversi generi cinematografici. Le questioni irrisolte dei protagonisti hanno già convinto i giurati di Cannes: qualcuno si commuoverà, qualcun altro sorriderà. Bentornato, Pedro.
Antonello Villani
(Salerno)
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tiziano
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mercoledì 22 agosto 2007
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donne uber alles !!
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Ho visto altri film di Almodovar, e sempre con vivo piacere.
Pellicole stralunate, ricche di metafore ed allegorie.
Perso Bunuel, ecco un talento vivace, fuori dagli schemi.
E pazienza se nella sua visione il maschile è relegato a ruoli secondari, quando non esecrabili.
Ad ognuno la sua visione di sé e del suo stare al mondo e nelle relazioni, se il prodotto “artistico” comunque emoziona.
Ho visto “Volver” e mi sono annoiato: banale, prevedibile, non mi ha regalato mai un pizzico di magia, di stralunamento. E lì, poi, il maschile non ha via di scampo; o è bestia ottusa e brutale o è allocco istupidito e manovrabile da un paio di seni.
Così ho sentito ancor più forte, insopportabile, la voce che mi urlava dentro.
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Ho visto altri film di Almodovar, e sempre con vivo piacere.
Pellicole stralunate, ricche di metafore ed allegorie.
Perso Bunuel, ecco un talento vivace, fuori dagli schemi.
E pazienza se nella sua visione il maschile è relegato a ruoli secondari, quando non esecrabili.
Ad ognuno la sua visione di sé e del suo stare al mondo e nelle relazioni, se il prodotto “artistico” comunque emoziona.
Ho visto “Volver” e mi sono annoiato: banale, prevedibile, non mi ha regalato mai un pizzico di magia, di stralunamento. E lì, poi, il maschile non ha via di scampo; o è bestia ottusa e brutale o è allocco istupidito e manovrabile da un paio di seni.
Così ho sentito ancor più forte, insopportabile, la voce che mi urlava dentro. La voce che mi urlava che la violenza non ha sesso, è tale fin da quando nasce nel cuore umano. La violenza, la brutalità, è del cuore. Da lì si esplicita tramite l’uso della forza fisica ma anche in modo strisciante negli infiniti modi in cui occultamente la violenza può essere agita. Che il maschile è anche dono, è anche sapersi donare, è anche sacrificio.
E ho pensato alla vita incompleta, lacerata e malata nelle relazioni , di un uomo, di un artista, che non sa comprendere ed accettare il mare in tutte le sue correnti, che non sa apprezzare (ironia della sorte !?) l’altro da sé.
Sarà che, alla lunga, tanto disprezzo per il maschile lo porterà a film – documentario in cui denunciarne la brutalità, la sozzeria, la cattiveria ?
Un novello Michael Moore, dai film di argomento tanto interessante quanto trattato senza alcuna vena poetica ?
Ci dobbiamo aspettare qualche mediocre film propagandistico, tipo “Berretti verdi” (quant’è bella la guerra in Vietnam) o “Fearless” (fate Wushu e sarete tutti saggi e santi) contro il maschio brutto e sozzo ?
Aiuto !! Spero che a salvarmi ci sia sempre una Penelope Cruz, attrice di grande qualità e dagli occhi incantevoli.
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(di delfo)
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