Nickname: enigmista |
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Un film di Jeff Wadlow.
Con Jared Padalecki, Julian Morris, Jon Bon Jovi, Lindy Booth, Paul James.
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Titolo originale Cry_Wolf.
Horror,
Ratings: Kids+13,
durata 90 min.
- USA 2005.
uscita venerdì 25 novembre 2005.
MYMONETRO
Nickname: enigmista ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
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Un thriller alla "Scream" poco credibile
di Alan RubinoFeedback: 4892 | altri commenti e recensioni di Alan Rubino |
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mercoledì 27 aprile 2011 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Trasferitosi al Westlake College (Virginia, USA), Owen (Julian Morris), un giovane problematico, si aggrega ad un gruppo di sette ragazzi il cui passatempo serale preferito è sfidarsi a "l'enigmista": uno di loro sceglie di nascosto chi deve fare il cosiddetto "enigmista", e i rimanenti devono scoprirne l'identità. Quando una studentessa viene ritrovata uccisa nei pressi dell'università, gli otto ragazzi, dalla sensibilità di un iceberg, decidono di estendere il loro gioco all'intero College e così diffondono via e-mail la notizia che nel campus si aggira un assassino dotato di giacca mimetica, maschera arancione e coltello da caccia, che è pronto a colpire di nuovo. Ma ben presto, lo stesso Owen inizia a ricevere dei messaggi minatori e il killer ideato si materializza davvero. Già dall'assunto s'intuisce che il film in questione è un thriller alla "Scream", e non alla "Saw" come invece si è voluto far credere in Italia attraverso una svergognata strategia di marketing volta a rendere accattivante un prodotto altrimenti appetibile ai soli teenagers. Il titolo originale dell'opera è "Cry_Wolf" (gridare al lupo), ovvero il gioco praticato dai ragazzi e il maniaco si fa chiamare "The Wolf" (il lupo), diventato in italiano "enigmista"; da notare anche la frase di lancio: "Questa volta il puzzle è in rete", che richiama palesemente quella del primo capitolo della fortunata saga creata da James Wan e Leigh Whannell "Ogni puzzle ha i suoi pezzi". Peccato che in questa pellicola non ci sia alcun puzzle, né tantomeno un enigmista, ma soltanto i soliti personaggi stereotipati, spocchiosi e antipatici. La vicenda appare fin da subito lambiccata a causa dei dialoghi a dir poco surreali, e avanza in modo sempre meno credibile per via di una sceneggiatura farraginosa, alternando momenti di paura ad altri più noiosi senza presentare alcunché di innovativo rispetto ai vari slasher del genere, con la sola differenza di non essere truculenta. La duplice soluzione finale, oltre che poco plausibile (per usare un eufemismo), è, nei confronti dello spettatore, più derisoria che sorprendente, e conferma la brutta piega che il cinema horror ha preso nell'ultimo decennio, sempre più fastidiosamente vuoto e insulso.
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