Madagascar

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Cesare Cosulich

L'Espresso

Che ci faceva un patologo del linguaggio negli studi Pdi di San José, 'fabbrica dell'animazione' consociata alla DreamWorks di Spielberg, Katzenberg e Geffen da cui sono usciti l'orco 'Shrek' e gli squali di 'Sharktale'? Il medico era stato chiamato da Eric 'Z la formica' Darnell e Tom McGrath, sceneggiatori e registi di 'Madagascar' perché, per il loro nuovo lungometraggio, su cui sono al lavoro ormai da quattro anni e che uscirà negli Stati Uniti alla fine di maggio, non si accontentavano del normale lavoro di 'lip sinch', per sincronizzare il movimento delle labbra dei personaggi alle battute degli attori che danno loro la voce: volevano indicazioni sui diversi modi di parlare, in una ricerca che ha poi generato il personaggio di una scimmia che si esprime con il linguaggio dei sordomuti.
Una ricercatezza eccessiva? Semplicemente la consapevolezza che il duello con la Pixar per il dominio del mercato del cartoon digitale è combattuto su diversi piani: dalla capacità di narrare storie adatte a spettatori d'ogni età, fino a imprevedibili raffinatezze grafico-espressive. Del resto 'Madagascar' promette di stravolgere tutte le regole conosciute della computer grafica. Si tratta di un buffo apologo, interpretato dal leone Alex (costruito per essere doppiato da Ben Stiller), la zebra Marty, la giraffa Melman e l'ippopotamo Gloria: quattro amici che vivono nello zoo di New York, intrattenendo i bambini ed essendo rifocillati dal personale umano. Un giorno, per una serie di bizzarre coincidenze, scatenate dal desiderio di cambiar vita di Marty e dai complotti di un gruppo di pinguini psicopatici intenzionati a raggiungere l'Antartide, i quattro sono catapultati nella selvaggia natura africana. La novità è che in 'Madagascar', di cui 'L'espresso' ha potuto vedere una breve anteprima, si tenta di ammorbidire la linea 'pupazzosa', tipica della computer grafica, con quelle deformazioni (in gergo si chiamano 'squash & stretch'), da sempre patrimonio dell'animazione disegnata a mano, che producono personaggi schiacciati, allungati, deformati, per enfatizzarne movimenti e stati d'animo.
"La prima fonte d'ispirazione del nostro film, per quanto riguarda il tema degli animali in cattività, è stato il cortometraggio in plastilina 'Creature Comforts': quelle esilaranti interviste agli ospiti di uno zoo, con cui Nick Park ha vinto il suo primo Oscar", rivela il regista Eric Darnell: "Dal punto di vista visivo, il nostro modello è la follia visionaria di Tex Avery e dei suoi cartoon degli anni '40, con cui ha meravigliosamente definito personaggi come Bugs Bunny e Daffy Duck". Quello che per Avery e i suoi collaboratori era un lavoro manuale, in questo caso ha visto la necessità di un confronto tra le idee degli animatori e le potenzialità del software messo a loro disposizione dagli ingegneri della Pdi, che hanno dovuto faticare non poco per rendere al meglio il pelo di centinaia di migliaia di lemuri, permettere un raffinato controllo muscolare delle espressioni facciali dei protagonisti (grazie al programma 'Emotion') e, soprattutto, visualizzare lo splendore della natura selvaggia del Madagascar con una foresta in cui è stata creata la vegetazione più varia: una sola inquadratura accumula fino a quattro milioni di foglie.
L'avventura comincia con 'Toy Story' (1995) di John Lasseter, primo lungometraggio animato in computer grafica 3D della storia, che incassa 362 milioni di dollari sorprendendo i 'geni' del marketing, incapaci di prevedere un simile successo. Da allora il cammino della computer grafica è una marcia trionfale: ben 12 dei 14 film realizzati hanno passato la soglia dei 100 milioni di dollari d'incasso negli Usa, e solo uno è stato un flop. I film d'animazione, sul mercato statunitense, sono passati in soli dieci anni da meno di 400 milioni di dollari (nel 1994) a un miliardo e 180 milioni (2004). La lotta per la supremazia è tra la Pixar (miglior risultato 864,6 milioni di dollari con 'Finding Nemo') e la Pdi, che detiene per ora lo scettro del potere, con i 918,5 milioni di dollari di 'Shrek 2'.
Da L’Espresso, 2 giugno 2005


di Cesare Cosulich, 2 giugno 2005

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