La bestia nel cuore

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Un film di Cristina Comencini. Con Giovanna Mezzogiorno, Alessio Boni, Stefania Rocca, Angela Finocchiaro, Giuseppe Battiston.
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Drammatico, durata 120 min. - Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna 2005. - 01 Distribution uscita venerdì 9 settembre 2005. MYMONETRO La bestia nel cuore * 1/2 - - - valutazione media: 1,99 su 92 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Natalia Aspesi

La Repubblica

C’è un babbo, pur professore, in pigiama che ogni notte s’accosta al figlioletto addormentato e si immagina che gli faccia brutte cose; e un paio di volte, con terrorizzanti effetti musicali, abbraccia con le peggiori intenzioni anche la figlia davvero piccina, mentre la mamma, pure lei professoressa, fa finta di niente, sferruzza, corregge i compiti.
Sarà pure un cupo sogno da indigestione, o un angoscioso incubo da trauma infantile sfumato dal tempo, ma sarebbe comunque il virtuoso pretesto per fare un po’ di sempre gradito casino alla Mostra.
Invece: alla fine della proiezione di La bestia nel cuore, secondo film italiano in concorso, che Cristina Comencini ha tratto dal suo romanzo dallo stesso titolo pubblicato da Feltrinelli, applausi su applausi, poi ovazioni, lacrime («film magnifico, sorprendente, di grande valore civile»), anche alla conferenza stampa dove gli attori, belli e giovani, si commuovono: scampato pericolo, dopo il terrore diffuso l’altro giorno, alla proiezione per la stampa di I giorni dell’abbandono dell’innocente Roberto Faenza, a causa di un solitario fischio trasformato in tragico fiasco per eccitare gli animi mal sazi di scarseggianti polemiche.
Ieri il film della Comencini è uscito in più di duecento sale e può darsi che prima o poi qualche brava persona, un’associazione di genitori, o insegnanti, o teocon,o addirittura padri incestuosi non pentiti. salti su a protestare. Ci aveva già provato la censura, ricorda la regista:
«Mi sono trovata davanti a un tavolo con tanti signori gentili che mi facevano gentili domande, Ero sicura che fosse tutto a posto, invece poi m’informano che il film sarà vietato ai minori di 14 anni perché, dice più o meno la motivazione, suggerisce la demolizione della famiglia, centro positivo fondamentale della società. Come se l’incesto lo avessi inventato io, come se, al solito, se di una tragedia non ne parli, non esiste. Facciamo una gran scenata e una più vasta e autorevole commissione rivede il film e si ricrede, togliendo ogni divieto». E cancella anche un altro precedente dubbio censorio, quello che si riferiva all’inopportunità di rappresentare, tra Angela Finocchiaro e Stefania Rocca «un rapporto saffìco con baci e amplessi», vergognoso in quanto descritto come molto armonioso e felice. Forse i nuovi buoni esaminatori hanno pensato che se una cinquantenne (ancora!) piantata dal marito per una ventenne (ancora!), s’innamora di una più giovane donna che a sua volta l’ama (è lesbica e soprattutto cieca!) è umano e generoso lasciar correre.
Giovanna Mezzogiorno, doppiatrice, e Alessio Boni, attore di teatro costretto a fare fiction, sono marito e moglie e si amano: lei confida all’amica d’infanzia cieca che la bacia sulla bocca, di non avere ricordi. Ha invece un incubo notturno in cui si rivede bambina, seduta su un letto, l’ombra vasta di un pigiama che si china su di lei. Messo aspetta un bambino, vuole chiarire quel nero grumo di vuoto che la tormenta, e raggiunge il fratello Luigi Lo Cascio, docente in un’università americana, sposo e pacche apparentemente felice. In una festosa notte di Capodanno, lui spiegherà alla sorella, piangendo, perché non è mai riuscito ad abbracciare i suoi figli: «Ci sono dolori da cui è impossibile guarire: il nostro è uno di questi». E racconta di quel padre irreprensibile di giorno e lupo mannaro di notte,del danno che li ha privati dell’infanzia e ha reso doloroso il loro crescere. «E mi sono chiesto a cosa gli serviva tutto quello che sapeva, se ha fatto quello che ha fatto».
Cristina, una delle quattro figlie di Luigi Comencini, romanziera e regista di successo al suo ottavo film (il primo invitato in concorso a un festival) tre figli da due matrimoni, di quieto rigore protestante (è valdese) dice di essersi chiesta «che tipo di adulto diventa chi ha subito una violenza come quella incestuosa, quale ferite lascia una simile sopraffazione». Negli anni 70, in tempi di rivolta contro i padri, si tentò di decretare la morte della famiglia, sbandierandone i possibili orrori. «Ma oggi tutto si è ricomposto, sotto il potere enorme della Chiesa che difende l’idea di un nucleo ideale rifiutando la realtà delle sue distorsioni o dei suoi mutamenti. Io ho tentato di scoperchiare quella pentola sigillata che si vuole sia la famiglia, per parlare liberamente di quel limite tra amore e sopraffazione, da non superare, oltre il quale si producono ferite non rimarginabili».
L’accoglienza clamorosa a La bestia nel cuore lo avvia, se anche la giuria internazionale ne sarà folgorata, verso il Leone d’Oro: però si sa che sino a ora si sono formati schieramenti irriducibili attorno alla proba biografia del giornalista americano che lottò negli anni 50 contro il maccartismo (Good night and good luck di Clooney), alla storia di delusioni e opportunismi del postcomunismo polacco (“Persona non grata” di Zanussi), e anche alla scabra memoria delle illusioni sessantottine (Les amants .réguliers di Garrel). Quanto agli attori, una valanga, maschi, dal vecchio e solenne divo polacco dal nome impronunciabile del film di Zanussi, al magnifico, elegante, fervido protagonista dei film di Clooney a noi sconosciuto, alla coppia di bei cowboy (Heath Ledger e Jake GylIenhaal) che nel film di Ang Lee, Brokeback Mountain si amano senza speranza. E le signore? Con buona volontà ci potrebbe essere posto per la Mezzogiorno o anche Margherita Buy: però Isabelle Huppert adultera non pentita, e Charlotte Rampling, matura acquirente d’amore, sono rivali molto toste.
Da La Repubblica, 9 settembre 2005


di Natalia Aspesi, 9 settembre 2005

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