The Chronicles of Riddick

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Un film di David Twohy. Con Vin Diesel, Colm Feore, Thandie Newton, Judi Dench, Karl Urban.
continua»
Fantascienza, durata 119 min. - USA 2004. - Moviemax MYMONETRO The Chronicles of Riddick * * - - - valutazione media: 2,27 su 53 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Arianna Finos

Il Venerdì di Repubblica

Il divo più «coatto» di Hollywood. Cranio rasato, montagne di muscoli, tatuaggi come se piovesse, Vin Diesel, 37enne di New York, è specializzato nei ruoli di antieroe da blockbuster, pensati per trainare al cinema le generazioni globalizzate di Internet. Dopo il successo ottenuto come spericolato pilota di corse clandestine in Fast and Furious, e poi come uno 007 amante di rave e sport estremi in XXX Diesel si trasforma in fuorilegge stellare nel fantascientifico The Chronicles of Riddick, nei cinema italiani dalla settimana prossima.
Una carriera, la sua, iniziata In modo altrettanto «furioso»: a sette anni fu sorpreso a devastare un teatrino della periferia newyorkese e invece che una denuncia si procurò una scrittura dalla titolare. Figlio di un’astrologa irlandese trapiantata nella Grande Mela e di un padre «afro» mai conosciuto, Mark Vincent è cresciuto sui marcia-piedi del Greenwich Village con il sogno del cinema e il concreto bisogno di soldi soddisfatto lavorando come buttafuori nei locali notturni. Èdi questi tempi il soprannome Diesel. «Se ti capita di rompere il naso a qualcuno mica vuoi che la polizia sappia come ti chiami veramente», ha spiegato lui. In trasferta a Los Angeles per trovare ruoli, Diesel capisce rapidamente che stavolta non è lui a «gestire le porte» e ne riceve in faccia tantissime.
Torna a New York da mamma astrologa che gli regala un manuale di cinema fai-da-te dal titolo Come fare un film al prezzo di una macchina usata. «Questo libro mi ha fatto capire che l’unico modo per sfondare era controllare la mia carriera e produrre le pellicole», racconta l’attore che, racimolati 3000 dollari, nel 1994 gira Multi-facial, cortometraggio incentrato sui «tanti no» ricevuti dai produttori per il suo aspetto misto: chi lo scarta perché «troppo bianco», chi perché «troppo nero». Lasciato il lavoro di buttafuori per quello più redditizio di venditore telefoni, Diesel con il gruzzolo messo da parte produce il film Strays, ben accolto al Sundance Film Festival, ma rimasto invenduto. Nel frattempo però Multi-facial, selezionato per il Festival di Cannes, è notato da Steven Spielberg, che intuisce il carisma del ragazzo con troppi muscoli e lo sceglie per il ruolo del buon soldato Adrian Caparzo in Salvate il soldato Ryan.
Qualcosa Inizia a carburare. L’anno dopo, nel 1999, DIesel presta la sua voce profonda al gigante del cartone The Iron Giant e in quello successivo incontra finalmente Pitch Black, e il fuorilegge Richard B. Riddick, eroe di un universo da B-movie disegnato dal regista David Twohy. Canotta nera e occhialini da sub, Riddick è un galeotto capace divedere al buio. Naufragato su un pianeta ostile, sarà lui a guidare in salvo i superstiti minacciati da terribili creature notturne. Costato 23 milioni di dollari, Pitch Black ne incassa 39 ma soprattutto diventa un cult da videocassetta e apre le porte ai ruoli tutti azione di Diesel: seguono Fast and Furious e poi XXX Diesel da allora ha messo il turbo: «La mia carriera è iniziata a trent’anni e, come dice Tom Hanks, in questo lavoro conta quel che fai tra i 30 e i 40:
perciò devo darci dentro», spiega. È di nuovo lui, ora, che decide a chi aprire le porte. Si prende il lusso di rifiutare Daredevil perché la maschera del supereroe mette in risalto il suo naso, dice no a Fast and Furious 2, temporeggia sul seguito di XXX Prepara con Twohy un ritorno in grande stile di Riddick, che pure moriva alla fine del primo film. Abbandonato il basso budget e la trama horror nasce così Le cronache di Riddick, che propone una mitologia alla Guerre stellari, scenografie barocche ricostruite negli studi di Vancouver e un’apoteosi di effetti speciali che hanno fatto lievitare il costo a 104 milioni di dollari. In omaggio al primo film restano una bella fotografia, due personaggi minori e Riddick. Braccato da mercenari da fumetto, l’evaso è in realtà l’unico che può salvare l’universo dalla tirannia dei cattivi Necromanger, popolo dal look sadomaso che domina pianeti e anime. «Fino a che punto si può essere fedeli alla propria fede? «È questo il sottotesto del film», racconta furbescamente Diesel, tralasciando l’orgia di botti e di botte. «L’aspetto mitologico è importante», prosegue «perciò ho scelto di farlo raccontare a un’attrice come Judi Dench, capace di regalare alla storia un tocco shakespeariano». Già, perché con il carisma conservato da quand’era lo specialista della «chiamata a freddo» (si sceglie un tizio qualunque dall’elenco telefonico e gli si vende qualcosa), Diesel è riuscito a far debuttare la signora Dench nella fantascienza. «Questo giovanotto muscoloso mi ha riempito il camerino di fiori e supplicato di lavorare nel suo film. Mi sono ritrovata tra scenografie barocche a fare la veggente vestita di cristalli Swarovski», ha spiegato ridendo l’attrice inglese. Malgrado Judi Dench, il battage milionario, il videogame allegato e il cartone animato destinato all’home video, Le cronache di Riddick, finora, ha incassato in Usa la metà di quanto speso e ricevuto giudizi taglienti come «Riddickolo» e «Lucas con gli steroidi». Una bella porta in faccia alle ambizioni di Diesel, che è anche produttore del film. Soprattutto un ostacolo alla ricerca dei soldi necessari per realizzare il suo progetto più grande: portare al cinema le gesta di Annibale come il suo idolo Mel Gibson fece a suo tempo con Braveheart. «Mi servirebbero 200 milioni di dollari, dimostrerò quel che so fare con 40», dice Diesel che ha intenzione di girare lui stesso il film e da due anni si allena a cavalcare elefanti in una fattoria vicino Los Angeles: «Trovo assurdo», sostiene «che in Usa nessuno conosca le guerre puniche e il coraggio di un condottiero che, attraversando le Alpi per sconfiggere i romani, riuscì ad aprirsi un varco nella storia».
Da Il Venerdì di Repubblica, 13 agosto 2004


di Arianna Finos, 13 agosto 2004

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