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stefano94
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domenica 2 settembre 2012
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strizza l'occhio allo spettatore
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Matthew, americano in vacanza a Parigi, conosce due fratelli, Theo e Isabelle, e se ne innamora, andando poi a trascorrere un mese in casa loro, data l'assenza temporanea dei genitori dei due ragazzi. Dopo un po' di tempo, Matthew viene trascinato dai due gemelli in un ossessionato e ossessivo dramma erotico. L'idea di partenza era ottima, e Bertolucci avrebbe potuto fare di meglio.
A contrario di quanti critici bigotti affermano, il difetto del film non è l'ossessiva insistenza dell'erotismo, ma il fatto che non sia stato omologato al dramma; di conseguenza, si hanno scene di commedia a sfondo amaro, e scene soft, completamente scollegate da ogni realtà, anche quella a se del film.
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Matthew, americano in vacanza a Parigi, conosce due fratelli, Theo e Isabelle, e se ne innamora, andando poi a trascorrere un mese in casa loro, data l'assenza temporanea dei genitori dei due ragazzi. Dopo un po' di tempo, Matthew viene trascinato dai due gemelli in un ossessionato e ossessivo dramma erotico. L'idea di partenza era ottima, e Bertolucci avrebbe potuto fare di meglio.
A contrario di quanti critici bigotti affermano, il difetto del film non è l'ossessiva insistenza dell'erotismo, ma il fatto che non sia stato omologato al dramma; di conseguenza, si hanno scene di commedia a sfondo amaro, e scene soft, completamente scollegate da ogni realtà, anche quella a se del film. Come se non bastasse, il film strizza più volte l'occhio allo spettatore, cercando di sembrare scandaloso, anticonformista, rivoluzionario, ma è pur sempre un opera commerciale, girato con un budget di 15 milioni (e siamo in Europa), quindi anche a costo abbastanza alto. Non è tuttavia un film da buttare, con due grandi attori (Garrell e Green) al meglio della loro forma. Quindi accettando queste premesse risulta anche un gradevole, in contrario rischia di annoiare, e il finale troppo brusco di lasciare di stucco lo spettatore.
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jaky86
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lunedì 28 febbraio 2011
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fantastici sognatori
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Theo e la sorella Isabelle (una splendida Eva Green) sono due giovani parigini borghesi che ospitano a casa loro Matthew un giovane studente americano. Il loro rapporto morboso verrà stravolto dalla presenza del nuovo ospite, instaurando un triangolo amoroso carico di un erotismo mai volgare. Sotto lo scenario delle rivolte del '68, i tre vivono la loro rivoluzione, più sessuale che politica. Bertolucci ci regala alcune scene memorabili (il bagno a tre sotto le schitarrate di Hey Joe) e tanti omaggi alla storia del cinema (la corsa al Louvre). La politica entra nel film solo alla fine, sconvolgendo di fatto la magica armonia che si era creata tra i 3. Scorrono le scene di rivolta e di lotta contro la polizia accompagnate dalla incantevole voce di Edith Piaf.
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Theo e la sorella Isabelle (una splendida Eva Green) sono due giovani parigini borghesi che ospitano a casa loro Matthew un giovane studente americano. Il loro rapporto morboso verrà stravolto dalla presenza del nuovo ospite, instaurando un triangolo amoroso carico di un erotismo mai volgare. Sotto lo scenario delle rivolte del '68, i tre vivono la loro rivoluzione, più sessuale che politica. Bertolucci ci regala alcune scene memorabili (il bagno a tre sotto le schitarrate di Hey Joe) e tanti omaggi alla storia del cinema (la corsa al Louvre). La politica entra nel film solo alla fine, sconvolgendo di fatto la magica armonia che si era creata tra i 3. Scorrono le scene di rivolta e di lotta contro la polizia accompagnate dalla incantevole voce di Edith Piaf. La violenza, la lotta di classe.."Je ne regrette rien" ci dice il regista.
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rob8
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venerdì 27 luglio 2018
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omaggio alla nouvelle vague
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Bernardo Bertolucci torna nella Parigi del suo ultimo tango e di nuovo propone una rilfessione sulle passioni e sui sensi.
Ma questa volta ambienta la storia di un triangolo amoroso tra uno studente americano, una ragazza francese e suo fratello nel pieno delle rivolte studentesche del maggio ’68. E lo fa servendosi della materia che conosce meglio: il cinema.
Le citazioni e gli omaggi alla stagione della Nouvelle Vague si fanno infatti qui espliciti per rievocare la temperie culturale di quei giorni, che già avevano visto il regista coinvolto stilisticamente con la sua opera seconda, “Prima della rivoluzione”.
Ma quarant’anni dopo, Bertolucci ormai sa com’è andata dopo la rivoluzione e il personaggio nel quale egli latamente si identifica, il ragazzo americano, finisce per ritrarsi sia dalle trasgressioni erotiche che dagli empiti di rivolta.
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Bernardo Bertolucci torna nella Parigi del suo ultimo tango e di nuovo propone una rilfessione sulle passioni e sui sensi.
Ma questa volta ambienta la storia di un triangolo amoroso tra uno studente americano, una ragazza francese e suo fratello nel pieno delle rivolte studentesche del maggio ’68. E lo fa servendosi della materia che conosce meglio: il cinema.
Le citazioni e gli omaggi alla stagione della Nouvelle Vague si fanno infatti qui espliciti per rievocare la temperie culturale di quei giorni, che già avevano visto il regista coinvolto stilisticamente con la sua opera seconda, “Prima della rivoluzione”.
Ma quarant’anni dopo, Bertolucci ormai sa com’è andata dopo la rivoluzione e il personaggio nel quale egli latamente si identifica, il ragazzo americano, finisce per ritrarsi sia dalle trasgressioni erotiche che dagli empiti di rivolta.
Pur anche nella professione simbolica sui titoli di coda di un significativo Je ne regrette rien.
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elgatoloco
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giovedì 1 aprile 2021
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il 68 e il cinema
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IN questo"The Dreamers"(Bernado Bertolucci, sceneggiatura e racconto originale di Gilbert Adair, "THe Holy Innocents", 2003)racconta di uno studente USA che arrva a Parigi nel 1968 per studiare il francese, ma, avendo qualche inizilae difficolta a "socializzare"si rintava nei cinema(Cinémathèque, sopratuttto)da cinéphile appassionato; qui conosce due gemielli suoi coetanei(ventenni), uno maschio, l'altro donna, presso cui vivrà, entrando da amico-anche conflittuale-nei loro segreti, che sono anche scopertamente sessuali. Dopo un drammatico ritorno a casa dei geniitori, che li scoprono nudi nello stesso letto in posizione inequivocabile, i ragazzi pianificano un suicidio con il gas, ma li salva il"Dans la rue!", ossia l'invito a scenderea nella "realtà"da parte degli studenti ribelli.
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IN questo"The Dreamers"(Bernado Bertolucci, sceneggiatura e racconto originale di Gilbert Adair, "THe Holy Innocents", 2003)racconta di uno studente USA che arrva a Parigi nel 1968 per studiare il francese, ma, avendo qualche inizilae difficolta a "socializzare"si rintava nei cinema(Cinémathèque, sopratuttto)da cinéphile appassionato; qui conosce due gemielli suoi coetanei(ventenni), uno maschio, l'altro donna, presso cui vivrà, entrando da amico-anche conflittuale-nei loro segreti, che sono anche scopertamente sessuali. Dopo un drammatico ritorno a casa dei geniitori, che li scoprono nudi nello stesso letto in posizione inequivocabile, i ragazzi pianificano un suicidio con il gas, ma li salva il"Dans la rue!", ossia l'invito a scenderea nella "realtà"da parte degli studenti ribelli. Interessante , il tentativo di rileggere il Sessantotto attraverso il cinema, ossia l'escapismo fantasmatico, la"non realtà"che si sa porre, però, come"realtà alternativa". Ma, se il trmaite di comunicazione tra i due "rivoluzionari"francesi(in particolare Théo, che cita Mao e lo emblematizza in ogni modo- bella e opportuna la citazione integrale del famoso"La rivvoluzione non è un pranzo di gala, non è un'opera letteraria, un disegno, un ricamo..."giustamente in francese,e l'americano"Impolitico"(anche se critica l'gggre3ssione imperailsita-invasione al/del Vietnam)è il cinema, lo è anche poi, a fortiori, il rapporto erotico, tra l'altro come ménage à trois, dove i due fratelli gemelli lo coltivano in maniea incestuosa, coinvolgendo però anche l'amico. Film intelligentemente senza soluzione vede anche il contrasto tra i due mschi sulla grandezza di Hendrix versus Eric Clapton, di CHaplin versus Buster Keaton, in una dialettica dell'irrisolto che risulta complessivamente intelligente quanto azzeccata, pur se il fil non atinge né il livello esistenziale di"The Last Tango in Paris"(Ultimo Tango a Parigi)né la pregnanza storico.politica di"Novecento", volendo però Bertolucci"ritrarsi"da una mischia che l'avrebbe visto coinvolto troppo direttamente... Efficaci le musiche, che vanno dai Doors a Charles Trenet, da François Hardy a Janis Joplin, con il protagonista Michael Pitt che canta"Hey Joe". Pitt, si diceva, insieme a Eva Green e Louis Garrel, formano un trio"maudit", ma anche, in realtà, "castissimo", che forse non si rivedrà mai più se non nel fantasma filmico, appunto. El Gato
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ediesedgwick
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martedì 27 marzo 2018
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bertolucci, tanta roba
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Uno dei primi film che ho visto del cineastissimo Bernardo Bertolucci. Credo vivamente, forse dopo aver visionato questa pellicola ancora di più, in un imprinting dei registi a proposito della loro passione e opere prime in generale: primi che vedi, ossia, è probabile che ti rimangano impressi quali classici e/o intoccabili esempi della poetica dell'autore in causa. Al di là di questo, bellissimo film sui bollenti spiriti della Parigi primaverile e cinematografica del '68, fotografato da dio anche nello smitizzare, sfatare un certo racemo di sessantottini, da un capo all'altro degli aspetti dell'estrema maturazione personale (bertoluccian) ed estrema immaturità rilevata (basti vedere i tre che entrano bellamente nel corteo di protesta alla fine, salace invenzione di scarto della sottoveste borghesuccia) le mille citazioni, i rintocchi artistici (la Venere di Milo) e la rifrazione psico-sessuale dei personaggi (la genialata dello specchio a tre ante sulla vasca, dove tutti e tre sono a nudo e si interescano in prospettiva rispetto alla volta della macchina da presa) i deliziosi intarsi musicali seventies, i genitori esacerbati e inadeguati al mondo che sboccia attorno a loro dalle mani dei figli (la stupenda scena in cui rincasano allibiti, e staccano un altro assegno).
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Uno dei primi film che ho visto del cineastissimo Bernardo Bertolucci. Credo vivamente, forse dopo aver visionato questa pellicola ancora di più, in un imprinting dei registi a proposito della loro passione e opere prime in generale: primi che vedi, ossia, è probabile che ti rimangano impressi quali classici e/o intoccabili esempi della poetica dell'autore in causa. Al di là di questo, bellissimo film sui bollenti spiriti della Parigi primaverile e cinematografica del '68, fotografato da dio anche nello smitizzare, sfatare un certo racemo di sessantottini, da un capo all'altro degli aspetti dell'estrema maturazione personale (bertoluccian) ed estrema immaturità rilevata (basti vedere i tre che entrano bellamente nel corteo di protesta alla fine, salace invenzione di scarto della sottoveste borghesuccia) le mille citazioni, i rintocchi artistici (la Venere di Milo) e la rifrazione psico-sessuale dei personaggi (la genialata dello specchio a tre ante sulla vasca, dove tutti e tre sono a nudo e si interescano in prospettiva rispetto alla volta della macchina da presa) i deliziosi intarsi musicali seventies, i genitori esacerbati e inadeguati al mondo che sboccia attorno a loro dalle mani dei figli (la stupenda scena in cui rincasano allibiti, e staccano un altro assegno). Perfetta la condensazione dell'ambiente circostante, universitario, sociale, così come l'esibizionismo sessuale, tutto fortunatamente affatto didascalico ed impegnativo, ottimo davvero. Il padre dei siamesi spirituali è un poeta che non ha più vece, se non quella di ruolo esautorato come per Dio che non esiste a cui andrebbe a supplire, per Theo. Oltre tutto si susseguono una miriade sono scene cult che valgono la piena attenzione verso Bertolucci ancora ora, esempio del consumo sensuale, della tavola dis-imbandita, della sfida e umiliazione, le riprese umilianti, il cinema come reato di un voyeur, in cui tutto passa sulle bocche di tre sconosciuti aggemellati dalla sperimentazione erotica, film forbito, vero cinema fino all'osso, fino all'ultimo. Una poesia che nel suo scollamento, per davvero, per una volta riflette in pieno quello spirito di affrontazione dei personaggi, giovanile, informale, disinibito e non (a guardare bene), irrispettosamente appassionato e plasmato da cineteca, nello spreco, disimbarazzo, ma sempre con qualcosa di più, un quid che fa la differenza, uno spunto in chiave di riflesso sociologico che lo rende avanzato, pienamente amabile, non solo provocatorio. Il significato principe è già inscritto in un particolare di una scena che può non sembrare così significativa ma lo è, invece, simbolicamente, quella in cui Isabelle non è veramente legata al cancello, ma solo per finta, da lì nasce la pubescenza del quadretto con l'incomodo della realtà esterna, come a dire che i sessantottini sono ologrammi, che i maoisti sono tutti comparse, un singolo adito del film della storia, tutti con il medesimo libretto rosso tra le mani, tutti uguali con gli stessi motti sulle labbra, stesse istruzioni, slogan e anelito al largo di un presumibile valore storiologico.
Voto: 7.5 / 10
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mr pink
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giovedì 30 giugno 2005
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sesso, cinema e rivoluzione
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Cari utenti,
ho scoperto da poco un film bellissimo "The dreamers". Il film è un capolavoro non solo per Eva Green ma per l'intensità e le emozioni che percorrono lo spettatore che si trova catapultato nel '68 francese. Non credo che Bertolucci sia un grande regista, ma in questo film ha tirato fuori il meglio di se stesso: la rivelato le sue ossessioni. Non a caso, le emozioni che si provano guardando "The dreamers" sono diverse da quelle che si vivono guardando "Ultimo tango a Parigi" e la differenza sta in questo: Bertolucci ha raccontato se stesso. Gli altri film sembravano quasi stilizzati nei movimenti, mentre questo ha un'intensità e uno spessore artistico non da poco. Il regista ha espresso i suoi sogni.
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Cari utenti,
ho scoperto da poco un film bellissimo "The dreamers". Il film è un capolavoro non solo per Eva Green ma per l'intensità e le emozioni che percorrono lo spettatore che si trova catapultato nel '68 francese. Non credo che Bertolucci sia un grande regista, ma in questo film ha tirato fuori il meglio di se stesso: la rivelato le sue ossessioni. Non a caso, le emozioni che si provano guardando "The dreamers" sono diverse da quelle che si vivono guardando "Ultimo tango a Parigi" e la differenza sta in questo: Bertolucci ha raccontato se stesso. Gli altri film sembravano quasi stilizzati nei movimenti, mentre questo ha un'intensità e uno spessore artistico non da poco. Il regista ha espresso i suoi sogni. E' come se avesse detto: La vita è fatta dalla rivoluzione, dall'amore e dalla scoperta del sesso. Il fatto che il film possa risultare noioso sta nel fatto che Bertolucci ha raccontato il suo lato più umano che a molti non può interessare o lasciare indifferenti. E che cos'è, se non il cinema, il mezzo per far conoscere a tutti i nostri sogni ed ideali? Gli ideali di Bertolucci sono la rivoluzione e il sesso.
Questo film è un viaggio. Un viaggio nella trasgressione. Guardando il film ci sembra di respirare l'aria di trasgressione e rivoluzione che ricopre la scena. Il viaggio nel sesso è l'aspetto che Bertolucci ha voluto descrivere come espediente per raccontare lo spirito di cambiamento che nel 1968 interessava i giovani. E ci è riuscito benissimo.
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raskolnikov
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lunedì 17 agosto 2009
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l'arte della citazione
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Nella Parigi del sessantotto tornano le atmosfere della Nouvelle Vague e di Ultimo tango A parigi. Un vero omaggio al cinema da parte di Bernardo Betolucci, a partire dalla scelta del cast; Luis Garrel è figlio di Philippe Garrel, regista erede di Godard e Truffaut. Al centro della vicenda tre ragazzi;Isa e thèo,fratello e sorella parigini e Matthew studente americano a Parigi per studiare cinema,ma soprattutto in cerca di se stesso,di emozioni forti come nei migliori romanzi di formazione. Tra una citazione cinematografica e l'altra fra i tre nasce una morbosa amicizia,fatta di scomesse,sesso,filosofia e perversione, ma nonostante il forte legame che unisce i tre,Matthew non riesce a essere incluso nel legame incestuoso e malato dei due gemelli che come possiamo notare nel finale sono profondamente diversi dall'innocente americano.
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Nella Parigi del sessantotto tornano le atmosfere della Nouvelle Vague e di Ultimo tango A parigi. Un vero omaggio al cinema da parte di Bernardo Betolucci, a partire dalla scelta del cast; Luis Garrel è figlio di Philippe Garrel, regista erede di Godard e Truffaut. Al centro della vicenda tre ragazzi;Isa e thèo,fratello e sorella parigini e Matthew studente americano a Parigi per studiare cinema,ma soprattutto in cerca di se stesso,di emozioni forti come nei migliori romanzi di formazione. Tra una citazione cinematografica e l'altra fra i tre nasce una morbosa amicizia,fatta di scomesse,sesso,filosofia e perversione, ma nonostante il forte legame che unisce i tre,Matthew non riesce a essere incluso nel legame incestuoso e malato dei due gemelli che come possiamo notare nel finale sono profondamente diversi dall'innocente americano. Questo rapporto che fino alla fine li porta al completo estraneamento dalla realtà è reso superbamente dalla recitazione dei giovani attori che ci trasportano in un tunnel di erotismo grazie alla sensualità da maudit di Garrel e l'incredibile carica erotica della Green in contrasto con la purezza dell'angelico Pitt. Il rapporto fra i tre studenti è analizzato profondamente, a discapito del contesto sociale importante per la rivoluzione sessuale e politica di quell'epoca che torna alla fine e solo come deus ex machina per ricatapultare i ragazzi nel mondo reale.
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(di raskolnikov)
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