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Il regista inglese Mike Newell girò questo film subito dopo “Quattro matrimoni e un funerale”, ma non riuscì a replicarne il successo, sicché la pellicola finì come relegata in secondo piano, mentre la carriera di Newell spiccava il volo con produzioni americane molto costose, sicché questa rimase l’ultima opera interamente britannica del regista, oltre che un po’ dimenticata.
Il film nel suo complesso però non meritava questa sorte, avendo indiscutibilmente dei buoni contenuti artistici e presentando una discreta forza narrativa, che lo rende toccante nel finale, che si fa ricordare grazie a un riuscitissimo e caratterizzante colpo di scena.
La pellicola ha a oggetto una storia di formazione resa in chiave sentimentale e ambientata nel sempre intrigante mondo del teatro col suo turbolento backstage, tante volte raccontato in pellicole cinematografiche (da capolavori come “Doppia vita” di Cukor o “Birdman” di Inarritu, a opere più sperimentali come “Nel bel mezzo di un gelido inverno” di Branagh, che citiamo perché uscita lo stesso anno di questo film di Newell).
Benché dai titoli di testa sembri che i ruoli più importanti siano quelli dei due attori di maggior fama, Hugh Grant e Alan Rickman, la parte principale è quella ricoperta dalla giovane Georgina Cates, attrice britannica che non riuscirà mai a sfondare nel grande cinema.
Quanto ai due grandi interpreti sopra citati, Grant che era stato lanciato proprio dalla già citata precedente collaborazione con Newell, qui si ritrova un personaggio opposto a quello che lo aveva reso celebre, ma il bravo attore inglese se la cava egregiamente, dimostrando di avere tanto nelle sue corde la parte del simpatico e romantico, quanto quella dell’odioso e cinico. C’è da dire però che se Grant ben figura con la sua riuscita caratterizzazione, la parte del leone la fa sicuramente il grande Alan Rickman che mostra il suo talento non comune con una performance intensa, che ruba la scena e caratterizza l’intera pellicola, nonostante che il suo personaggio compaia soltanto quando siamo già circa a metà opera.
Riuscita l’ambientazione nell’Inghilterra dell’immediato secondo dopoguerra; apprezzabili costumi e scenografie.
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