| Titolo originale | The Accused |
| Anno | 1988 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA, Canada |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Jonathan Kaplan |
| Attori | Jodie Foster, Kelly McGillis, Carmen Argenziano, Leo Rossi, Steve Antin, Tom O'Brien (II) Terry David Mulligan, Allan Lysell, Woody Brown, Bernie Coulson, Ann Hearn, Peter Van Norden, Kevin McNulty. |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 18 |
| MYmonetro | 3,27 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 14 giugno 2010
Ispirato a un fatto autentico avvenuto in un bar di New Bedgord, Massachusetts, nel 1983. Una ragazza è violentata da tre uomini in un bar. L'ufficio ... Ha vinto un premio ai Premi Oscar, ha vinto un premio ai David di Donatello, ha vinto un premio ai Golden Globes,
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CONSIGLIATO SÌ
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Nella contea di Birchfield, Washington, una notte una ragazza fugge via da un pub della periferia. Il suo nome è Sarah Tobias, riporta segni di violenza sul corpo e dichiara di aver subito uno stupro di gruppo nella sala giochi del locale. A occuparsi del caso è l'avvocatessa Kathryn Murphy, che, se non incontra difficoltà a far riconoscere a Sarah i violentatori, due abituali frequentatori del pub e un giovane studente dell'Università di Washington, trova più problemi nel reperire sicure testimonianze della serata. La linea degli avvocati della difesa sostiene che Sarah sia una sbandata e che quella sera fosse ubriaca e avesse intenzionalmente provocato e incitato il rapporto sessuale di gruppo e Kathryn teme che una sua deposizione in tribunale possa aggravarne la posizione, quindi opta per un patteggiamento. Ma quando emergono nuovi particolari sulla serata e la presenza di un possibile testimone chiave, decide di estendere il capo d'imputazione anche agli incitatori dello stupro e di andare fino in fondo.
Passata con disinvoltura durante la prima adolescenza dalle fanciulle perbene della famiglia Disney alla baby prostituta Iris di Taxi Driver, Jodie Foster, poco più che ventenne, incontra il ruolo arduo e disagevole di una ragazza ai margini che diviene vittima di uno stupro. Se è vero che la narrazione lascia più spazio alla statuaria Kelly McGillis e alla battaglia della risoluta avvocatessa, è sulle più piccole spalle della Foster che si regge l'impegno civile del film ed è nella tragicità delle espressioni dei suoi occhi cerulei che va trovato il messaggio.
Sotto accusa rientra infatti pienamente nei parametri del legal thriller all'americana, ispirandosi ad un fatto realmente accaduto e scandendo il processo in tre atti (indagini, retroscena delle udienze e risoluzione del verdetto), ma, fortunatamente, la drammatizzazione della storia non fa appello solo alla sua giusta causa. La buona coscienza del progetto procede di pari passo con l'impegno degli attori, con un'immersione incalzante e realistica nelle logiche della giustizia e con l'idea, estremamente vincente, di ritardare fino all'ultimo momento lo sguardo sullo stupro di gruppo. Solo nel momento in cui un testimone chiave, osservatore silenzioso e codardo, trova il coraggio di raccontare la sua testimonianza (verbalmente nella narrazione, visivamente per lo spettatore), siamo obbligati a divenire a nostra volta osservatori inermi della violenza e a rifiutarla con tutte le forze.
In modo brutale ma quantomai funzionale, Jonathan Kaplan riesce a sfruttare l'esibizione della violenza come una terapia d'urto: pur con la solidità granitica della sua drammaturgia, Sotto accusa riesce a tracciare un segno là dove puntava e dove ve n'era la necessità.
Il film è ispirato ad un fatto vero, direi meglio ad uno dei tanti episodi e fatti di cronaca per abuso, aggressione, stupro e violenza carnale sulle donne, che apprendiamo da giornali e mass media. Di tantissimi altri taciuti e non denunciati per pudore, vergogna, per posizione sociale. La trama è breve come in breve si compie l’atto di una violenza nei confronti della vittima.